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Il Vesovo Rosario nell'omelia "Il presbitero eviti ogni forma di mondanità in contrasto con il Vangelo"

Don Francesco è prete: “Ho ricevuto una grazia”

Ancora festa per diocesi di Piazza Armerina, per l’ordinazione sacerdotale di don Francesco Spinello avvenuta lo scorso 26 marzo nella chiesa Madre di Gela. “Festa  che – come ha sottolineato il rettore del Seminario don Luca Crapanzano nella presentazione – in don Francesco quarto novello presbitero che arricchisce la nostra Chiesa, vede la costante azione dello Spirito che non si stanca di agire nel cuore dei suoi figli per essere nel mondo testimoni di speranza e di vita risorta”.
Don Francesco ha 28 anni, figlio di Nunzio e Serafina, ha una sorella maggiore, Samanda sposata con Alessio. Dopo aver conseguito nell’ottobre del 2020 il baccalaureato in Teologia presso la Facoltà Teologica di Sicilia in Palermo sta continuando gli studi frequentando i corsi per la licenza in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.
Appartiene alla comunità parrocchiale di San Francesco d’Assisi di Gela, dove fin da bambino ha maturato la sua vocazione aiutato dall’allora parroco don Giorgio Cilindrello e successivamente dall’attuale parroco don Pasqualino di Dio on il quale ha collaborato nell’azione caritativa soprattutto durante il primo periodo intenso di pandemia. La liturgia è stata animata dai cori delle comunità San Francesco d’Assisi e Sant’Agostino di Gela mentre gli alunni del Seminario diocesano hanno curato il servizio liturgico.
Anche il Vescovo all’inizio della sua omelia ha sottolineato il momento di grazia per la comunità diocesana per questa nuova ordinazione sacerdotale “una grazia non dissimile da quella che l’angelo Gabriele comunicò a Maria, un atto d’amore incommensurabile con cui Dio guarda ai nostri bisogni e si prende cura di noi”.
Una sollecitudine paterna da parte di Dio e una visita di consolazione “che ci aiuta a superare le inquietudini e preoccupazioni che si affastellano nelle nostre menti”.
Mons. Gisana commentando i brani della Liturgia della Parola (sono state proclamate le letture della festa dell’Annunciazione celebrata il giorno precedente) ha sottolineato la necessità di corrispondere alla Grazia di Dio attraverso l’obbedienza per compiere la sua volontà. E la “grazia riguarda la presenza di Dio, costante e sicura, nella nostra vita quotidiana – ha detto don Rosario – il cui contenuto è la fedeltà che si attua nella vita della Madonna e continua nella testimonianza della Chiesa”.
Il Vescovo ha tratteggiato l’identità del presbitero a partire dal saluto dell’Angelo a Maria e del suo eccomi chiamato a “dare alla sua vita un orientamento differente rispetto a quello programmato, corrispondente a un preciso volere di Dio”. Il presbiterato è uno stato di vita  particolare ma non “una chiamata privilegiata che ci distingue e ci separa dai fedeli laici”, che prende le mosse dallo stare davanti a Dio.
“Con l’ordinazione sacerdotale, – ha continuato il Vescovo – accogliamo un modo di vivere sconvolgente, nuovo, anche per quello che ciascuno riesce a corrispondergli. Resta solo di imparare a sintonizzarci con il volere di Dio”. E poiché la chiamata al presbiterato nasce dallo stare davanti a Dio per intercettare  i bisogni delle comunità affidate occorre stare sempre davanti a Dio.
E per evitare che il sacerdozio non corrisponda a quanto il Signore ci chiede, mons. Gisana ha invitato a non lasciarsi cristalizzare da forme esteriori “attenzione al formalismo presbiterale che riguarda il modo con cui viviamo il sacerdozio, condizionando talora anche quelli che vengono a contatto con noi”.
Attenzione anche come si vive il sacerdozio ministeriale, evitando ogni forma di mondanità in forte contrasto con il vangelo. “È mondano non ascoltare con pazienza la gente ed è mondano un certo tenore di vita – ha detto don Rosario – che non si sottopone a quell’ascesi sacerdotale che scaturisce dall’imitazione di Cristo; ed è ancora più mondano il nostro stare davanti a noi stessi (cfr. Lc 18,9), fugando tutte le opportunità che il Signore offre, per stare davanti a lui nella verità”. Per purificarsi dalle forme di mondanità è necessario rimettersi alla volontà di Dio “che stabilisce un certo modo di essere presbiteri oggi: pastori solerti, attenti, prodigali, buoni, amorevoli e al contempo capaci di formare alla «vita buona del vangelo»” virtù si maturano accogliendo la grazia di Dio, come ha fatto la Madonna, stando davanti al Signore”. La tensione di un presbitero “è imparare a stare davanti a Dio, un segno di apertura fiduciale, umile e sollecita, che si traduca in certezza sulla sua compagnia, «perché Dio è con noi», persino nei momenti difficili”. Occorre allora “portarsi dentro questa certezza, sempre, in tutte le circostanze lieti e tristi” insieme alla certezza che “il presbitero, nonostante il peccato, è colmato di questa grazia, per rassomigliare come Maria a Cristo, rallegrando con il suo annuncio i cuori delle persone, le quali con il suo modo di fare, accogliere e vivere la croce, incontreranno Gesù”. Il testo integrale dell’omelia del Vescovo su  www.diocesipiazza.it “Sento il desiderio di mettermi dietro il maestro  – ha detto alla fine della celebrazione, don Francesco nel suo discorso di ringraziamento – il dono del sacerdozio è una grazia immensa. Io penso, voglio e desidero mostrare un volto di Chiesa limpido trasparente e gioioso”



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