Main Menu

Alla vigilia dell'ordinazione diaconale

Senza misura egli dona lo Spirito

Riportiamo di seguito un articolo di Sergio Morselli, che il prossimo 5 aprile sarà ordinato diacono, pubblicato sul numero 2  dei Marzo 2024 del Notiziario del Seminario Vescovile di Piazza Armerina “Seguimi”

Giorno 5 aprile, nella Basilica Cattedrale di Piazza Armerina verrò ordinato diacono. Condivido con voi la gioia per un evento personale ed eclesiale come questo. Sono felice innanzitutto perché so di essere figlio amato dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. So di non essere l’unico destinatario di un tale amore, che è invece per ogni uomo e spinge al dono di sé, all’incontro, e così alla vita in pienezza. E il mio desiderio è quello di rendere visibile ciò che ho ascoltato e ascolto, ciò ch3e ho visto e vedo con i miei occhi, ciò che contemplo e ciò che tocco con le mie mani, e che talvolta non si vede (1Gv 1,1-4). Ho scelto due versetti per esprimere ciò che provo di fronte a un evento come questo. Il primo è: “senza misura Egli dona lo Spirito” (Gv 3,34). Lo Spirito Santo è dono universale, libero, non dominabile.
Il giorno del’ordinazione tutta l’assemblea supplicherà il Signore perchè effonda in me lo Spirito Santo, lo stesso Spirito che nel battesimo è donato a ciascuno secondo una manifestazione particolare per il bene comune (1 Cor 12,7). Quindi con l’ordinazione non potrò vantare il possesso di una posizione o di una dignità superiore rispetto a prima. Tra me e ogni membro della chiesa la dignità, la grazia di adozione filiale e la vocazione alla santità, incarnata secondo modalità diverse, rimarrano uguali. Il secondo versetto è il seguente: rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi (Fil 2,2). Da soli nella Chiesa non si può far nulla. Senza l’azione di ciascuno all’edificazione, il ministero affidato a un singolo rischia di essere infruttuoso.
Il mio desiderio è che l’ordinazione diaconale sia un evento ecclesiale che riguardi tutti che permetta a ciascuno di porsi alcune domande. Una può essere: qual’è la mia personale risposta all’azione dello Spirito nella mia vita? Come Egli si rivela e cosa mi rivela? Un’altra può essere: come accolgo le differenze presenti nelle nostre comunità? E quando parlo di differenti modi di pensare, di interpretare la storia, di esprimere la fede, e anche ai cristiani di confessione diversa, come gli evangelici, i pentecostali, i valdesi, ecc. Quindi accogliamoci nelle differenze, perché l’unità creata dallo Spirito non è uniformità, ma armonia delle peculiarità e sensibilità di ciascuno, affinché il mondo creda nell’Inviato dal Padre (GV 17,21)



Rispondi