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Dante e Virgilio: nessuno si salva da solo

Con questo primo articolo inauguriamo la rubricae uscimmo a riveder le stelle” (citazione tratta dall’Inferno XXXIV, 139) dedicata al sommo poeta Dante Alighieri in occasione del 750° anniversario dalla nascita. La rubrica non ha la pretesa di sintetizzare il pensiero e la profonda ricchezza del grande poeta – sarebbe stupida presunzione che rivelerebbe tra l’altro una lettura superficiale della produzione dantesca – ma vuole semplicemente invitare alla lettura, attraverso delle provocazioni letterarie che partono dalle tre cantiche della Divina Commedia.

A partire dall’Opera più studiata al mondo si vorranno riformulare in modo nuovo e per l’uomo contemporaneo, vec­chie e nuove domande antropologiche, proponendo timidamente qualche scenario innovativo. Nel tempo di grande restrizione che stiamo vivendo a causa della pandemia, Dante ci ricorda la possibilità di viaggiare attraverso la creatività, abitando le immagini provocate dalla potenza delle parole; il grande Poeta ci ricorda pure che c’è sempre una via d’uscita: anche dall’Inferno – da ogni Inferno – si può “uscire per riveder le stelle” (almeno in quello di Dante è così!). La lettura della Divina Commedia ci darà la possibilità di sostare faticosamente sulle parole e sui concetti – cosa non scontata per quelli che Marc Prensky chiama nativi e immigrati digitalila cui attenzione dura dai tre ai cinque minuti (se siete arrivati a leggere sino a questo punto non rientrate in queste due categorie) – che faranno da sfondo al grande viaggio che Dante compie in compagnia di amici e di santi per contemplare la SS. Trinità di Dio. L’amore di Beatrice è gentile e onestoma è anche severo e necessario: chiede aiuto a Virgilio nel limbo dell’Inferno e a santa Lucia per la salvezza di Dante, ma non evita di rimproveragli la sua ignoranza in materia dottrinale. 

Nel Paradiso infatti, Beatrice smentisce varie volte alcune affermazioni di carattere scientifico fatte da Dante soprattutto nel Convivio.È interessante notare questo all’inizio del nostro viaggio che sarà fatto da dodici passi (una rubrica al mese): l’amore vero non mente e la verità è sempre principio di ogni sapienza. Imitiamo Dante dunque e mettiamoci in viaggio anche noi, come lui anche noi smarriti in una “selva oscura”, cerchiamo di scorgere un “dilettoso” colle che splende al sole. Solo se capiamo dove ci troviamo potremmo intraprendere un vero viaggio che ci porterà a salire pian piano verso una reale (e non idealizzata) conoscenza di ciò che siamo e contempleremo lo splendore della Trinità santissima.

Dante inizialmente si trova in uno stato d’animo d’ignoranza ed errore e vede una possibile redenzione grazie alla compagnia e all’amicizia con Virgilio e successivamente di Beatrice. Solo grazie a Virgilio attraverserà l’inferno e il purgatorio. Papa Francesco direbbe “nessuno si salva da ssolo”!per fare un buon viaggio occorre avere compagni perfetti, mi diceva un amico a conclusione di una noiosa vacanza; è tempo che scegliamo anche noi dei “compagni perfetti” di cammino, amici veri che ci aiutino quando cadiamo ma che soprattutto condividano con noi la fatica della strada. Non compagni musoni e poveri di gioia ma amici veri che ci sveglino alle prime luci dell’alba.

Coscienti della finitezza dei nostri mezzi e pronti a confrontarci anche con l’anti-umano dell’inferno dello scoraggiamento che potrebbe bloccare i nostri passi verso la luce del paradiso, iniziamo a metterci in cammino guadando la selva oscura che ci circonda. Come nella Babele antica e nell’inferno dantesco, anche noi ci muoviamo tra le “diverse lingue e orribili favelle” delle contraddizioni umane, tentati di perdere il lume della speranza e immersi nella sola carnalità vivisezionata ma senza anima. Non siamo soli, iniziamo il cammino per altra via e per altri portie giungeremo al più lieve legnoche ci porterà alla salvezza.



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