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L'abbraccio del Pontefice ai siciliani. un evento storico per la Diocesi. A Piazza Armerina la prima tappa della visita nell'isola

Grazie Francesco

Papa Francesco ha deciso di abbracciare il popolo siciliano partendo dalla diocesi di Piazza Armerina. Tocca il suolo alle 8.40, atterrando al Campo sportivo “San Ippolito”, dove è stato accolto dal vescovo, mons. Rosario Gisana, dal prefetto di Enna, Maria Antonietta Cerniglia, e dal sindaco della città, Nino Cammarata. Durante il trasferimento in auto a Piazza Falcone e Borsellino, il caloroso incontro con circa 40mila fedeli assiepati lungo le strade e in piazza dove risuonano i canti della corale.
“Di fronte a tanta sofferenza, la comunità ecclesiale è vivace e profetica, mentre ricerca nuovi modi di annunciare e offrire misericordia”. Nel suo discorso ai fedeli siciliani, Papa Francesco rivolge subito parole di incoraggiamento ed elogio ai fedeli e alla Chiesa di Piazza Armerina che lo hanno ricevuto con grande passione.
Francesco indica la speranza dopo aver attinto dal saluto del vescovo, mons. Rosario Gisana, che ha ricordato la scelta di povertà della Chiesa locale, in mezzo a quelle che lo stesso Pontefice definisce “problematiche che limitano la serenità di questo territorio”: “Non sono poche le piaghe che vi affliggono. Esse hanno un nome: sottosviluppo sociale e culturale; sfruttamento dei lavoratori e mancanza di dignitosa occupazione per i giovani; migrazione di interi nuclei familiari; usura; alcolismo e altre dipendenze; gioco d’azzardo; sfilacciamento dei legami familiari”.
Il Papa spiega poi che “considerare le piaghe della società e della Chiesa non è un’azione denigratoria e pessimistica” ma un impegno a cui tutti sono chiamati: “Vi esorto, pertanto, a impegnarvi per la nuova evangelizzazione di questo territorio centro-siculo, a partire proprio dalle sue croci e sofferenze. Dopo aver concluso il bicentenario della vostra Diocesi, vi attende una missione avvincente volta a riproporre il volto di una Chiesa sinodale e della Parola; Chiesa della carità missionaria; Chiesa comunità eucaristica. Una Chiesa – prosegue Francesco – misericordiosa, sempre più fedele al Vangelo e aperta all’accoglienza di quanti si sentono sconfitti nel corpo e nello spirito, o sono relegati ai margini”. Il Pontefice ricorda quindi il ruolo della “Chiesa della carità missionaria” che si concretizza sentendo “compassione evangelica per i tanti mali della gente, diventando apostoli itineranti di misericordia nel territorio”.
Per andare avanti in questo, il Papa invita ad essere “abituati alla Parola di Dio”: “Leggere il Vangelo, tutti giorni, un passo piccolo del Vangelo, non prende più di cinque minuti. Forse un piccolo Vangelo in tasca, nella borsa… Prenderlo, e guardare, e leggere. E così tutti i giorni, come goccia, va entrando il Vangelo nel nostro cuore, e ci farà più discepoli di Gesù e più forti per uscire, aiutare tutte le problematiche della nostra città, della nostra società, della nostra Chiesa”.
Francesco incoraggia poi a proseguire nel servizio ecclesiale che si esprime in “opere concrete” ma avverte di non far scadere la carità cristiana in filantropia. Per questo bisogna spingere “il discepolo e l’intera comunità ad andare alle cause dei disagi”.
Il Papa sottolinea che “un aspetto della carità missionaria è anche quello di dedicare attenzione ai giovani e ai loro problemi”. E nel salutare i ragazzi presenti in piazza dice loro “essere gioiosi artefici” del loro destino. “Sappiate che Gesù vi ama: Egli è un amico sincero e fedele, che non vi abbandonerà mai; di Lui potete fidarvi”, ricorda ancora Francesco.
Il Santo Padre torna poi sul tema della Chiesa come comunità eucaristica. “Dall’Eucaristia – afferma – attingiamo l’amore di Cristo per portarlo nelle strade del mondo, per andare con Lui incontro ai fratelli”. Il Papa consiglia anche a non essere ossessionati dai numeri della partecipazione alla Santa Messa: “Vi esorto a vivere la beatitudine della piccolezza, dell’essere granellino di senape, piccolo gregge, pugno di lievito, fiammella tenace, pietruzza di sale”. E rivolgendosi ai sacerdoti, Papa ha parlato ancora della Messa: “Ma quante volte ho sentito: ‘Io non vado a Messa’. Ma perché? ‘Ma perché la predica mi annoia, dura quaranta minuti!’ No, quaranta minuti deve durare la Messa tutta. Ma la predica più di otto minuti non va, eh?”.
Il Papa rammenta inoltre che l’Eucaristia e il sacerdozio ministeriale sono inseparabili ed esorta i presbiteri a stringersi attorno al vescovo e fra di loro: “Siete chiamati ad essere i primi a superare gli steccati, i pregiudizi che dividono; i primi a sostare in contemplazione umile davanti alla difficile storia di questa terra”.
In conclusione Francesco saluta i fedeli anticipando loro il sentimento di gratitudine verso il sacerdote martire Pino Puglisi, che il Papa celebrerà, sempre in mattinata, nella Santa Messa a Palermo: “Ho saputo che, venticinque anni fa, appena un mese prima della sua uccisione, egli trascorse alcuni giorni qui, a Piazza Armerina. Era venuto per incontrare i seminaristi, suoi alunni al Seminario maggiore di Palermo. Un passaggio profetico, io credo! Una consegna, non solo ai sacerdoti, ma a tutti i fedeli di questa diocesi: per amore di Gesù, servire i fratelli fino alla fine!”.
Al termine della benedizione il Pontefice ha incontrato tantissimi fedeli che avrebbero dovuto fare il baciamano. Il Papa ha subito bloccato il primo pellegrino, invitandolo a baciarlo sulle guance. Centinaia le persone che hanno provato ad avvicinarlo per mostrare il loro affetto anche se il baciamano era previsto solo per 50. Il Pontefice ha abbracciato una giovane coppia con un neonato, si è soffermato a lungo con i detenuti delle carceri di Piazza Armerina, Enna, e Gela accompagnati dal magistrato di sorveglianza del tribunale di Caltanissetta, Renata Fulvia Giunta. I detenuti gli hanno donato un ostensorio in legno e una Madonnina fatta con gli stecchini, e un cestino di rose di sapone, tipiche manifatture carcerarie. Il Papa ha poi abbracciato un disoccupato, un giovane di colore, e con un pellegrino si è fatto anche un selfie prima di indossare un cappellino che gli era stato offerto da un bambino disabile. Una giovane donna che si era inginocchiata è stata fatta alzare dal Papa che ha scosso la testa. Francesco è sceso dal palco con qualche minuto di ritardo rispetto al previsto. Ha baciato e benedetto tanti ammalati sulla sedia a rotelle che lo attendevano ai piedi del palco. Il pontefice è salito sulla Papamobile alle 10 per raggiungere il campo sportivo dove lo attendeva l’elicottero che lo ha portato a Palermo.
Il sindaco di Piazza Armerina Nino Cammarata ha detto: ”La città donerà al Pontefice un immobile da destinare al centro di accoglienza della Caritas per i poveri”.
Domenica 16 settembre il pontefice, dopo l’Angelus, ha parlato del suo viaggio in Sicilia: “Ieri mi sono recato in visita apostolica a Piazza Armerina e a Palermo, in Sicilia, nell’occasione del 25° anniversario della morte del beato Pino Puglisi. Un applauso a don Pino! Ringrazio di cuore le autorità civili ed ecclesiastiche – ha proseguito – e tutte le persone che hanno contribuito a rendere possibile questo viaggio”.
Il Pontefice ha aggiunto: “Ringrazio i bravi piloti dell’aereo e dell’elicottero. Ringrazio in particolare i cari vescovi Rosario Gisana e Corrado Lorefice per il loro eccellente servizio pastorale. Ringrazio i giovani le famiglie e tutto il meraviglioso popolo di questa bellissima terra di Sicilia per la loro calorosa accoglienza: l’esempio che le testimonianze di don Puglisi continuino a illuminare tutti noi e a darci conferma che il bene è più forte del male, l’amore è più forte dell’odio. Il Signore benedica voi siciliani e la vostra terra! E un applauso ai siciliani”, ha concluso Francesco.

 

 



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