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A Butera un convegno per ricordare il "filosofo con l'orecchino"

Fortunato Pasqualino, il letterato delle frontiere

Venerdì 16 novembre, presso il Cine Teatro “Don Giulio Scuvera” di Butera è stato celebrato un evento letterario di notevole spessore culturale in occasione della decennale scomparsa di Fortunato Pasqualino, scrittore, filosofo e puparo buterese. L’iniziativa è stata ideata dal prof. don Vincenzo Arnone, in collaborazione con il parroco della chiesa Madre di Butera, don Filippo Ristagno, arciprete e vicario foraneo della città; è stata patrocinata dal comune di Butera, sostenuta dalla Pro Loco e dall’assessore alla cultura la prof.ssa Giusy Pisano.
Ha aperto i lavori il Sindaco, dott. Filippo Balbo, seguito da mons. Antonino Rivoli, Vicario Generale della diocesi di Piazza Armerina, il quale ha portato i saluti del vescovo mons. Rosario Gisana. Ha continuato con i saluti l’assessore alla cultura di Caltagirone, dott.ssa Sabrina Mancuso.
Hanno relazionato il professore Angelo Ficicchia e sua sorella, la professoressa Caterina Ficicchia, che sono stati entrambi docenti di lettere presso la scuola media “Mario Gori” di Butera. L’intervento della professoressa Caterina Ficicchia è stato intercalato dalla lettura di alcuni brani di Fortunato Pasqualino, declamati da alcuni alunni della scuola Media, ossia Rosalia Felici, Ludovica Bunetta, Beatrice Messina, Romina Ristagno e Veronica Tabbì, sotto le note musicali di Armando Pisano.
Ha argomentato il prof. don Vincenzo Arnone, originario di Favara, il quale vive e svolge il suo ministero sacerdotale a Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, dove è rettore della chiesa San Giovanni Battista all’autostrada. Laureato in lettere moderne presso l’Università “La Sapienza” di Roma, rivolge le sue maggiori attenzioni verso tematiche letterarie e religiose, nella saggistica e nella narrativa. Ha conosciuto personalmente Fortunato Pasqualino con il quale ha instaurato un’amicizia imperitura.
Fortunato Pasqualino, secondogenito di quattro figli, nacque a Butera l’8 novembre 1923, da Luigi, carrettiere e mezzadro, e da Laura Giuliano. Nel 1932 si trasferì a Caltagirone con la famiglia. Conseguita la maturità classica, nel 1942 fu chiamato alle armi, combatté contro gli anglo – americani in Sicilia, presso Partanna, fino all’armistizio, quando fece ritorno a casa. Laureatosi nel 1951, si trasferì per un breve periodo in Sardegna, dove insegnò filosofia, pedagogia e psicologia presso gli istituti magistrali vescovili di Ales e San Gavino, nella provincia di Cagliari. A Roma ottenne per concorso un posto in RAI, che mantenne fino al pensionamento, nel 1988.
Scrisse varie opere: A proposito della storia come linguaggio; Educazione e linguaggio; Mio padre Adamo, La bistenta; Il ragazzo delle cinque isole, Il giorno che fui Gesù, che fu per tantissimi anni testo narrativo adottato presso la scuola Media di Butera, studiato e letto da intere generazioni e insegnato da tutti i docenti di lettere buteresi, in segno di onore e di stima verso il concittadino scrittore, filosofo e puparo. Ricordiamo, inoltre, Diario di un metafisico; Le vie della gioia; I segni dell’anima.
Già oggetto di passione nell’infanzia, il teatro dei pupi divenne fondamentale all’interno della poetica di Pasqualino. Il primo spettacolo a essere rappresentato, nel 1969, fu una rilettura del Don Chisciotte dal titolo Trionfo, passione e morte del cavaliere della Mancia. Alla storia di questa forma tradizionale di spettacolo Pasqualino, con la collaborazione della moglie Barbara, dedicò anche il volume illustrato L’arte dei pupi: teatro popolare siciliano. Negli ultimi anni si dedicò alla composizione di un’opera sulla figura di Gesù Cristo, letta alla luce dei quattro vangeli canonici, Chiunque tu sia. Con Gesù a passo d’asino (Caltagirone 2005). Ispirata dal Concilio Vaticano II e da un colloquio con Paolo VI, l’opera tenta di risalire all’essenza del messaggio cristiano, spogliato dei riti e dei dogmi, rinvenendovi una «sfida d’amore». Morì a Roma il 14 settembre 2008.
Inoltre, ha testimoniato l’amicizia e la stima verso lo scrittore buterese, il diacono permanente Salvatore Cannizzaro, che ha interpretato da alunno della media la parte dello «Spavintatu do’ presepiu» tratto da Il giorno che fui Gesù, dello scrittore in oggetto. Il prof. don Vincenzo Arnone ha anche evidenziato un breve commento sullo scrittore in esame da parte del cardinale Gianfranco Ravasi, che disse di lui: “Fortunato Pasqualino nei suoi libri fa trasparire un personaggio autobiografico che ama le frontiere, corre lungo gli abissi, evita le pianure della banalità, sperimenta una religiosità libera e biblica”.
Infine, è stato proiettato un breve filmato di pochi minuti girato dalla RAI a Butera nella Pasqua del 1972 in cui furono presenti Fortunato Pasqualino, don Aldo Contrafatto, il prof. Umberto Ballarò e tanti altri buteresi, lieti di intervenire in un documentario TECHE RAI.
Ha svolto la funzione di moderatore lo scrivente. Ha partecipato all’evento letterario una massiccia rappresentanza degli studenti del Liceo Classico “Eschilo” di Gela.

 



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