Il progetto pilota della Regione siciliana trasforma il Cammino di San Giacomo in un sentiero più accessibile per migliaia di viandanti e in un’opportunità di sviluppo rurale per dieci Comuni dell’Isola
È stato presentato il 9 settembre scorso nella sala di rappresentanza del comune di Caltagirone, alla presenza dell’Assessore Regionale Luca Sammartino, dei vescovi Peri, Gisana, Schillaci, Giombanco e Raspanti, dei sindaci dei comuni interessati e del custode e ideatore del Cammino, il piazzese Totò Trumino. I territori dell’interno coinvolti sono oggi ancora poco conosciuti: si parte dalla Basilica di San Giacomo di Caltagirone, e si attraversano San Michele di Ganzaria, Mirabella Imbaccari, Piazza Armerina, Aidone, Valguarnera Caropepe, Assoro, Nissoria, Nicosia, fino al Santuario di San Giacomo a Capizzi. Benessere personale, sviluppo sostenibile ed economia sana, gli obiettivi.
I custodi dei sentieri
Al centro la rete dei custodi del cammino, la nuova segnaletica e una promozione che guarderà anche ai mercati internazionali, per costruire una rete stabile attorno al percorso, perché il pellegrino non attraversi semplicemente questi territori, ma possa conoscerli, viverli e portarne con sé l’identità. Si tratta di fare del Cammino di San Giacomo un progetto realmente condiviso dai territori e dalle comunità che attraversa. I primi custodi saranno i sindaci dei dieci Comuni coinvolti e gli operai della Forestale, protagonisti di un lavoro concreto di cura del territorio. Dalla sistemazione del verde al decoro urbano nei Comuni attraversati dal percorso, passando per l’installazione della segnaletica: interventi che si conta di ultimare entro la fine di ottobre. Ma questo è soltanto il punto di partenza.
L’auspicio è che la rete possa crescere e coinvolgere progressivamente gli agricoltori, gli allevatori, gli artigiani, i produttori e tutte quelle realtà che il pellegrino incontra lungo il suo viaggio.
Il giallo e blu della Santiago siciliana
Il sentiero siciliano si tingerà di giallo e di blu proprio come il grande cammino di Santiago di Compostela con 317 “frecce di conforto” poste nei passaggi e negli incroci più delicati; 403 frecce di tappa, con indicazione chilometrica ogni 500 metri; 115 cartelli stradali agli incroci principali; 26 pietre miliari, oltre a cartelloni dedicati ai punti di sosta e ai luoghi di interesse. Ogni cartello informativo sarà inoltre dotato di un QR Code attraverso il quale accedere a informazioni sul territorio, sui servizi e sull’ospitalità.
A passo lento per sviluppo sostenibile
“Il Cammino di San Giacomo può diventare un modello di sviluppo per la Sicilia interna, capace di unire fede, agricoltura, cultura e turismo lento – sottolinea l’assessore regionale allo Sviluppo rurale, Luca Sammartino – vogliamo restituire centralità ai piccoli comuni trasformando il territorio agricolo in parte dell’esperienza di viaggio. È un fatto che chi è in cammino incontri produttori, allevatori, artigiani e comunità, si ferma nei borghi, attivando opportunità.
“Il pellegrinaggio – per il vescovo di Acireale e presidente della Conferenza episcopale siciliana, Antonino Raspanti – è anzitutto un cammino interiore che apre all’incontro con le persone, i luoghi e le radici della nostra terra. Crea relazioni, accoglie e offre una narrazione nuova della Sicilia”.
Ricchezza e identità tappa dopo tappa
Tutti i protagonisti della rete dei Custodi saranno inseriti all’interno di una piattaforma web dedicata che consentirà al pellegrino di conoscere, tappa dopo tappa, le persone, le aziende e le realtà produttive che animano il territorio. Una comunità diffusa che accolga i pellegrini e che, attraverso il Cammino, racconti il lavoro, le produzioni e l’identità della Sicilia interna. A questa dimensione territoriale Si affiancherà una forte azione di promozione: a novembre sarà presentato il Cammino di San Giacomo a Fieracavalli di Verona, una vetrina importante per raccontare la sua natura di itinerario di turismo lento, percorribile a piedi, in bicicletta o a cavallo. Un video promozionale in più lingue sarà pensato per raggiungere un pubblico internazionale e far conoscere non soltanto il percorso, ma anche i paesaggi, le comunità rurali e le produzioni che si incontrano lungo il viaggio. È così che – è la scommessa – un itinerario di fede può trasformarsi in uno strumento concreto di sviluppo, capace di creare nuove opportunità per i piccoli comuni e di restituire centralità ai territori rurali.
