La coppa di Pitagora è un tipo di coppa che obbliga l’utilizzatore a riempirla con parsimonia. L’invenzione è attribuita al filosofo greco Pitagora, e permette a chi la usa di riempirla solo fino ad un certo livello. Se l’utilizzatore resta entro quel livello, può godersi la sua bevanda. Se, viceversa, mostrasse ingordigia riempiendola troppo, la coppa riverserebbe l’intero contenuto dal fondo. Il funzionamento della coppa di Pitagora (o coppa di Tantalo) si basa su due concetti fondamentali della fluidodinamica: il principio dei vasi comunicanti e l’effetto sifone. La coppa è dotata di una colonna centrale che nasconde al suo interno un condotto a forma di ‘U’ rovesciata: Il ramo corto del condotto ha una apertura posizionata sul fondo interno della coppa; Il ramo lungo attraversa tutta la colonna e sbuca all’esterno, sotto la base della coppa. Seguono le tre fasi fisiche del funzionamento: il riempimento (vasi comunicanti); il punto critico (limite di tolleranza); l’innesco dello svuotamento (effetto sifone). Questo identico principio fisico non è solo un gioco idrostatico dell’antichità. È lo stesso identico meccanismo che permette il funzionamento degli sciacquoni dei moderni sanitari e del cassetto dell’ammorbidente nelle lavatrici, che si svuota completamente non appena l’elettrodomestico immette acqua oltre il livello massimo consentito.
La coppa di Pitagora è un oggetto storicamente attribuito al filosofo e divenuto negli ultimi anni piuttosto popolare anche dalle nostre parti. Noto prevalentemente all’estero, in Italia ha assunto nomi come ‘coppa dell’avidità’ o ‘coppa del buon senso’.
Secondo la leggenda, il filosofo ideò la coppa per diffondere il concetto delle giuste quantità. Il vino scorreva a fiumi nell’antica Grecia, e gli abusi erano all’ordine del giorno. Per questo motivo, il filosofo ideò una coppa dotata di una piccola colonna al suo interno: se il liquido versato superava l’altezza della colonna, sarebbe ‘scivolato via’ lasciando il bicchiere nuovamente vuoto.
La coppa di Pitagora insegna che chi vuole troppo finisce per perdere anche quello che ha. Il suo meccanismo idraulico svuota l’intero contenitore non appena il liquido supera un determinato livello limite. Applicata alla gestione pubblica, questa metafora fotografa perfettamente molte dinamiche amministrative: tassazione e tariffe (aumentare a dismisura tasse locali e sanzioni provocando l’effetto opposto: evasione, contrazione dei consumi o abbandono del territorio); consumo del suolo e urbanistica (autorizzare cementificazione selvaggia per incassare gli oneri di urbanizzazione distrugge l’attrattività e la vivibilità della città nel lungo periodo); promesse elettorali (accumulare impegni insostenibili con i cittadini crea un carico di aspettative che, una volta superato il limite, azzera completamente la credibilità della giunta).
Il Comune di Aidone ha dichiarato il dissesto finanziario a fine 2020. La situazione è progressivamente precipitata fino a maggio 2025, quando un decreto della Regione Sicilia ha sciolto il Consiglio Comunale proprio a causa della mancata approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato. La Commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali (Cosfel) aveva già bocciato i piani contabili precedenti, evidenziando l’incapacità strutturale dell’Ente di uscire dal buco finanziario con le proprie forze.
Paradosso del dissesto e dello scioglimento del Consiglio comunale a parte, nel caso di Aidone e di molti piccoli centri siciliani, l’ingordigia non è solo degli amministratori che hanno accumulato debiti negli anni passati, ma della politica regionale, che preferisce elargire micro-finanziamenti a pioggia per il consenso a breve termine (il divertimento) piuttosto che riformare strutturalmente i trasferimenti agli enti locali in dissesto per garantire i servizi primari.
I tre elementi menzionati (la coppa di Pitagora, il Comune di Aidone, le mance della Regione Sicilia), apparentemente distanti tra loro, si intrecciano in una metafora perfetta legata all’uso delle risorse pubbliche, alla gestione del territorio e alla moderazione politica all’interno del contesto siciliano.
La coppa di Pitagora, nota anche come coppa pitagorica o calice della giustizia, quando l’avidità supera il limite.
Aidone, situato nell’area dell’interno della Sicilia, zona del tutto svantaggiata, è un piccolo borgo medievale noto soprattutto per ospitare l’area archeologica di Morgantina e il suo prestigioso Museo Archeologico. Proprio la tutela, il rilancio e gli eventi culturali legati a questo Comune montano sono finiti più volte al centro delle discussioni economiche e dei finanziamenti regionali della Regione Siciliana. Nel gergo politico ed economico siciliano, le ‘mance’ della Regione Siciliana indicano la pioggia di contributi a pioggia destinati a piaceri elettorali, sagre locali, associazioni e micro-interventi nei comuni dei vari deputati regionali. Questa pratica viene ciclicamente contestata per la mancanza di criteri meritocratici o di una pianificazione strategica trasparente. Verosimilmente, la coppa di Pitagora diventa lo strumento morale ideale per giudicare la gestione delle mance della Regione Siciliana nei confronti dei piccoli enti locali come il Comune di Aidone. Quando i deputati regionali utilizzano la spesa pubblica per distribuire ‘mancette’ elettorali senza pianificazione, rischiano di superare il livello di guardia della sostenibilità e del buonsenso finanziario. Il principio della coppa pitagorica ricorda che attingere eccessivamente e avidamente alle risorse pubbliche per scopi clientelari e senza moderazione, prima o poi, svuota completamente la coppa stessa, lasciando l’intera comunità senza risorse e con i conti in dissesto.
Ma in aggiunta, con riferimento al dissesto di Aidone, pensiamo che questa decisione presenti aspetti formali fortemente dubbi sul piano della legittimità, vista l’auto-dichiarazione di fallimento, il commissariamento che è seguito, la perdita della sovranità amministrativa: sono i tratti di un’incredibile corsa al ribasso e alla dissoluzione civica, di cui lo scioglimento del Consiglio Comunale è divenuto il simbolo più umiliante.
E qui, occorre dire, il Comune di Aidone dichiarato in dissesto, pensa a far divertire la gioventù grazie alle mance regionali su indicazione del ‘politico di turno’, mentre i servizi essenziali del Comune crollano perché le casse comunali sono vuote e bloccate dall’Organo Straordinario di Liquidazione.
