Secondo Vincenzo Gennaro (Foto) nei suoi Crocifissi Frate Umile da Petralia trasmetteva un messaggio criptato. Lo dice non da critico né da storico né da religioso ma da scultore. Da tempo è maturata il lui l’idea sempre più deducente, che i suoi crocifissi erano lo specchio della condizione sociale, umana ed esistenziale del popolo siciliano in quel periodo storico senza nulla togliere alla sua vocazione mistica grazie alla quale tendeva a immedesimarsi anche a livello personale nella immagine del Crocifisso che rappresentava.
Crede, ancora, che i suoi crocifissi siano stati anche generatori di impulsi forti ed ineffabili per stimolare sentimenti di riscatto morale e sociale, sete di liberazione dal giogo di una dominazione opprimente che ha ridotto il popolo nelle stesse condizioni dei suoi crocifissi. Queste, pertanto, le motivate ragioni per un riesame critico della figura e dell’opera dell’artista ed in questa nuova luce della rappresentazione del Crocifisso come specchio del calvario quotidiano della umanità la figura di Frate Umile dovrebbe essere riesaminata dalle fondamenta e la sua opera riconosciuta come protagonista anche sociale della storia del suo tempo.
Attività donchisciotteschi e carnevalesche a parte, Vincenzo Gennaro, avendo partecipato come relatore a due convegni giornalistici in Aidone, rispettivamente su “Il culto cristologico del Crocifisso nella religiosità popolare: come raccontarne la storia, la cultura e il patrimonio artistico delle opere lignee seicentesche di Fra Umile Pintorno da Petralia Soprana” e “Il culto cristologico del Crocifisso nella religiosità popolare: come raccontarne la cultura della croce nel primo secolo francescano e il patrimonio artistico delle opere lignee seicentesche di Fra Umile di Petralia”, apparso lusingato degli inviti ricevuti, potrebbe dare il suo contributo alla splendida città di Adone e al Museo della Venere a fianco del Comune, della Provincia e della Soprintendenza nonché dell’associazionismo locale: la città lo merita in forza della sua storia e del suo patrimonio artistico.
Invero occorre un progetto articolato suquattro punti a valere su un bando, verosimilmente, regionale:
Attività convegnistica sulla scultura in legno policromo di scuola spagnola castigliana a cui appartiene Frate Umile per inquadrarlo nella storia dell’arte italiana ed europea;Laboratori dal vivo sulle tecniche dell’arte per stimolare la nascita di laboratori giovanili che producano oggetti di alto artigianato artistico per la divulgazione della storia e dell’arte della città di Aidone:
Una grande mostra della produzione artistica Gennaro e di altri artisti con Bronzi, sculture Raku, disegni e medaglie;
La collocazione di qualche scultura monumentale di qualche artista in uno spazio verde perché tutti sappiano ormai che le comunità risorgono attorno ai nuovi monumenti che riescono ad erigere.
Chi è Vincenzo Gennaro? Da Petralia Soprana, dove è nato, Vincenzo Gennaro riconosciuto e apprezzato fra i maestri della scultura europea, con esposizioni in Italia e all’estero culminate nella grandiosa Mostra Antologica a Strasburgo nella sede del Parlamento Europeo per la seduta plenaria del 1997 ricorda la sua vita di uomo e di artista. La sua è la storia di un percorso di riscatto, di affrancamento delle condizioni umili di difficoltà vissute nella sua infanzia nella Sicilia rurale ed arcaica degli anni ’50 del secolo scorso.
Come Costantino Brancusi nato in un remoto borgo montano, Pitistany Gori, in Romania che ha rinnovato la scultura dalle fondamenta, Gennaro è nato in un borgo montano delle Madonie in Sicilia, un borgo senza prospettive né speranze.Erano tempi durissimi, vissuti nella cultura della falce e del grano duro, della trebbiatura con i muli, fra mille problemi sociali ed economici.
Dopo una adolescenza da emigrante con la famiglia in Belgio durata per nove lunghi anni, ritorna in Sicilia dove scopre l’amore per la natura e le sue forme plastiche stupefacenti, germoglia in luiil seme dell’arte. Ma era un sogno,inizialmente incompreso in famiglia, perché incompatibile con la logica di un lavoro sicuro che garantisse la sopravvivenza materiale.
Da qui l’urgenza di evadere, prendere il volo per nuovi orizzonti di speranza in cerca di una terra attenta e sensibile ad una economia dell’arte.La sua vita è una avventura romanzesca, la storia vissuta di un’utopia divenuta unicum, la voglia di creare ceramica, sculture che poi avrebbero riempito la sua vita realizzando opere pubbliche e private per edifici civili e religiosi come il Duomo di Prato, piazze, banche musei e Palazzo di Giustizia, con mostre sotto molti cieli, fra ostacoli che sembravano insormontabili ma affrontati e superati con fede e tenacia religiosa, cogliendo ogni opportunità in un culto per la scultura e la cultura che non ha conosciuto pause né tregue e che continua tutt’ora.
Sembra un sogno, ma è una storia vera !
