27 Ottobre 2026

A Messina la tre giorni di confronto dei candidati al sacerdozio siciliani

DIALOGO DEI SEMINARISTI DI SICILIA Restare on life

di Giacomo Pardo

Ha avuto luogo a  Messina il 47º Dialogo dei Seminari di Sicilia, dal 23 al 25 ottobre, tre giorni di confronto, testimonianze e fraternità per riflettere su come abitare i social con sapienza e responsabilità. Come fare senza perdere di vista l’autenticità della relazione umana e la centralità dell’annuncio cristiano? È questa una delle domande che ha accompagnato il Dialogo, una questione complessa, che interpella in modo particolare coloro che si preparano al ministero presbiterale. La presenza della Chiesa sui social richiede discernimento, consapevolezza e capacità di riconoscere le persone che si trovano dietro ogni profilo. Ad accompagnarci in questo percorso è stato don Luca Balugani, presbitero della Chiesa di Modena, che ha offerto spunti di riflessione sul rapporto tra fede, comunicazione e mondo digitale. Il confronto è stato arricchito dalle testimonianze di due diverse realtà presenti sui social: quella di Simon Enrico, conosciuto attraverso il profilo Il Peccatore Praticante, e quella di Elena e Giorgia, giovani appartenenti alla comunità Fraternità, nata attorno all’esperienza di Alberto Ravagnani.

La testimonianza di Simon Enrico, oggi venticinquenne, ha mostrato come i social possano diventare uno strumento per raccontare un percorso personale di conversione e annunciare il Vangelo. Cresciuto in una famiglia che frequentava regolarmente la parrocchia, aveva attraversato un periodo di dubbi nei confronti della Chiesa, vivendo una fase nella quale cercava anche di giustificare alcuni propri comportamenti attraverso interpretazioni della Bibbia. La svolta è arrivata circa tre anni fa, durante un confronto con un amico. Di fronte ai suoi tentativi di giustificazione, l’amico gli ha posto una domanda semplice, ma decisiva: «Qual è la verità?». Da quella domanda è iniziato un cambiamento che lo ha portato a riscoprire la fede non soltanto come un insieme di idee, ma come una relazione personale con Dio. Se attraverso i rapporti quotidiani con amici e familiari riusciva a raggiungere soltanto in parte le persone che aveva accanto, il mondo digitale gli ha aperto nuove possibilità di incontro. Da qui la scelta di creare un profilo e di prestare attenzione ai contenuti pubblicati, nella consapevolezza che ogni parola può raggiungere persone e suscitare domande. L’esperienza racconta così una possibilità concreta: partire dal virtuale per costruire relazioni reali, trasformando i social in una nuova terra di missione.

Un’altra prospettiva è stata offerta da Elena, ventitreenne di Firenze, e Giorgia, ventunenne di Busto Arsizio, che hanno raccontato l’esperienza della comunità Fraternità. Dietro il profilo social non c’è soltanto un progetto di comunicazione, ma una comunità fatta di persone, storie e percorsi condivisi. La loro testimonianza ha ripercorso la nascita della realtà, inizialmente vissuta attraverso gli incontri in presenza e successivamente sviluppatasi anche sui social. L’obiettivo è accompagnare le persone verso una partecipazione più concreta alla vita di fede: favorire l’adesione alla comunità, incoraggiare la preghiera personale e promuovere un rapporto quotidiano con il Signore. Tra le iniziative raccontate vi è anche una promessa rinnovata annualmente, attraverso la quale i partecipanti si impegnano a pregare ogni giorno. Le due giovani hanno inoltre condiviso il modo in cui stanno affrontando le vicende legate alla recente uscita di Alberto Ravagnani. Di fronte all’incertezza sul futuro, hanno scelto di affidarsi alla volontà di Dio perché se è sua volontà andrà avanti. Anche in questo caso, il messaggio emerso è chiaro: un profilo digitale acquista significato quando rimanda a una realtà umana e spirituale autentica, capace di accompagnare le persone ben oltre lo schermo.

Il percorso si è poi sviluppato attraverso otto gruppi di lavoro, nei quali i seminaristi si sono confrontati sulle questioni emerse durante gli incontri. A don Luca Balugani è stato affidato il momento conclusivo, con una sintesi delle riflessioni maturate nei diversi gruppi.

Il tema del Dialogo è stato affrontato anche attraverso il contributo di mons. Luigi Renna, Arcivescovo di Catania e Vescovo delegato per i Seminari di Sicilia, che ha presentato alcune prospettive per un utilizzo consapevole dei social network, richiamando l’enciclica Magnifica humanitas di papa Leone. L’incarnazione, l’eucarestia e la verità riletti alla luce dei social per non rimanere “off life quando siamo online”.

Accanto agli appuntamenti di formazione, il programma ha previsto anche momenti di conoscenza del patrimonio religioso e culturale di Messina e occasioni di fraternità, tra cui la serata di sabato. Sono stati complessivamente 133 i seminaristi presenti, insieme ai loro formatori. Al di là degli interventi e delle attività, il valore più profondo dell’incontro è stato quello della fraternità. Ritrovarsi tra seminaristi provenienti da realtà differenti, riscoprire legami già esistenti e stringerne di nuovi significa riconoscere che la formazione al ministero ordinato non può essere vissuta come un percorso esclusivamente individuale. La vita del seminario, infatti, si costruisce anche attraverso la condivisione, l’ascolto e il confronto con gli altri. È nella relazione con i fratelli che la formazione assume una dimensione autenticamente ecclesiale. Il 47º Dialogo dei Seminari di Sicilia lascia così aperta una domanda che riguarda non soltanto i futuri presbiteri, ma l’intera comunità cristiana: come essere presenti nel mondo digitale senza smarrire il senso dell’incontro, della verità e della testimonianza? Più che cercare semplicemente nuove regole, la sfida sembra essere quella di maturare uno stile di presenza capace di unire prudenza e audacia missionaria, competenza comunicativa e profondità spirituale. Perché, anche dietro uno schermo, ci sono persone da incontrare, ascoltare e accompagnare.

I seminaristi di Piazza Armerina e il rettore don Luca

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