17 Ottobre 2026

 custodito nella Cappella Cerasi a Roma   

La conversione di Saulo capolavoro di Caravaggio

di Nino Costanzo

La Conversione di san Paolo (o Conversione di Saulo) è un dipinto a olio su tela di 230 x 175 cm, realizzato nel 1601 dal pittore italiano Caravaggio. E’ conservato nella cappella Cerasi della basilica di Santa Maria del Popolo a Roma.

Il 24 settembre 1600 Caravaggio fu incaricato da monsignor Tiberio Cerasi, finanziatore dell’Ospedale della Consolazione, di dipingere due quadri che raffigurassero il prodigio della conversione di san Paolo e la crocifissione di san Pietro, Caravaggio iniziò dal primo soggetto e ne presentò una versione iniziale, ma successivamente ne dipinse un’altra: come dimostrato da Luigi Spezzaferro,(vedasi La Cappella Cerasi e il Caravaggio, in Caravaggio, Carracci, Maderno. La cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo a Roma, Milano, Silvana Editoriale),  il motivo non sta nel rifiuto della prima versione, come si è creduto per molto tempo, ma più semplicemente in un cambio di idea, o da parte dei committenti che l’artista assecondò, oppure da parte di Caravaggio stesso dopo che le dimensioni della Cappella (in costruzione durante l’esecuzione della prima versione dell’opera) furono ristrette rispetto a quelle del progetto originario, il che avrebbe portato la tela a essere sovradimensionata.La scena ritrae il momento topico della conversione di Paolo: quello in cui a Saulo, sulla via di Damasco, appare Gesù Cristo in una luce accecante che gli ordina di desistere dal perseguitarlo e di diventare suo ministro e testimone. Sono presenti nella scena un vecchio e un cavallo, il quale, grazie all’intervento divino, alza lo zoccolo per non calpestare Paolo.La vocazione di Saulo rappresenta uno dei vertici assoluti nell’uso drammatico della luce e dell’ombra, assumendo i caratteri di una profonda lettura antropologica cristiana. L’opera non descrive semplicemente un evento storico-religioso, ma traspone visivamente il mistero della grazia divina che irrompe nella fragilità della condizione umana.

Dal punto di vista compositivo, Caravaggio compie una rivoluzione radicale eliminando la presenza visibile di Cristo o di schiere angeliche, elementi tipici della tradizione rinascimentale. La divinità si manifesta esclusivamente attraverso luce radente e selettiva, che squarcia il buio pesto dello sfondo. Questa oscurità profonda non è un mero espediente scenografico, ma simboleggia lo stato antropologico di Saulo prima della conversione: l’ombra del peccato, della cecità spirituale e del disorientamento esistenziale di un uomo convinto di servire la giustizia attraverso la persecuzione dei cristiani.La luce che investe Saulo proviene dall’alto a destra, alludendo alla presenza invisibile ma efficacissima di Dio. Essa non ha una giustificazione naturale, bensì teologica: è la lux gratiae che redime. Quando questa luce intercetta il corpo di Saulo, caduto da cavallo e riverso a terra, l’ombra si ritrae drammaticamente, svelando la verità profonda dell’essere umano. La caduta fisica diventa così l’archetipo della sottomissione dell’ego: per risorgere a vita nuova, l’uomo deve prima abbandonare l’illusione della propria autosufficienza e toccare la terra, simbolo di umiltà.

Antropologicamente, la risposta di Saulo alla luce divina è racchiusa nel gesto straordinario delle sue braccia spalancate verso il cielo. Questo movimento, che riproduce la forma di una croce, esprime una duplice dinamica esistenziale: l’iniziale smarrimento di fronte al sacro e l’immediata accoglienza fiduciosa del mistero. Gli occhi di Saulo sono chiusi, a indicare che la vera vista non è quella sensoriale, ma quella interiore. Caravaggio suggerisce che la conversione cristiana non è un’illuminazione intellettuale, ma un incontro personale esconvolgente che guarisce la cecità del cuore.                                                                                         Intorno a questo fulcro drammatico si muovono le altre figure, immerse nell’ombra della contingenza quotidiana. Il palafreniere e il cavallo occupano gran parte dello spazio della tela, ma restano estranei all’evento mistico. Il servo, raffigurato con piedi nudi e volto solcato dalle rughe, guarda a terra preoccupato solo di non far calpestare il padrone, mentre il destriero compie un movimento cauto per evitare di calpestare il corpo indifeso di Saulo.Questo dettaglio, che completa perfettamente l’analisi del dipinto, mette in luce la straordinaria sensibilità naturalistica di Caravaggio. Il gigantesco cavallo, che occupa gran parte dello spazio superiore della tela, non è una cavalcatura bellica o un simbolo di trionfo, ma un animale colto in un momento di sorprendente delicatezza e cautela. Con lo zoccolo sollevato, compie un movimento controllato e quasi sospeso, proprio per non ferire il cavaliere caduto. Alcuni critici hanno ironicamente soprannominato il dipinto la ‘Conversione del cavallo’ dato che l’animale occupa una parte rilevante del dipinto, delineando anche in questa scelta il carattere innovatore della pittura caravaggesca, benchè le norme paleottiane prescrivessero di non porre al centro della rappresentazione un animale o elementi secondari.

Calvesi ritiene che la scelta di porre al centro del dipinto il cavallo sia stata fatta per simboleggiare l’irrazionalità del peccato (basti pensare al Mito del carro e dell’auriga di Platone): il palafreniere quindi rappresenterebbe la Ragione, la luce invece è il simbolo della Grazia divina che irrompe nelle tenebre del peccato (il fondo oscuro). Inoltre, il fondo nero, oltre ad avere una funzione simbolica, si presta in modo eccelso a far risaltare i volumi plastici dei personaggi e in particolare del cavallo.

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