6 Ottobre 2026

Essere più buoni, che significa essere più umani

LETTERA PASTORALE Umanizziamo le nostre relazioni

Un impegno che il vescovo mons. Gisana affida alla comunità diocesana

di Carmelo Cosenza

Diventare più buoni per essere più umani, e si diventa più buoni se si umanizzano le nostre relazioni. È l’impegno che il vescovo mons. Rosario Gisana chiede di assumere alla comunità diocesana per il nuovo anno Pastorale con la Lettera Pastorale dal titolo “Umanizziamo le nostre relazioni”.
Facendo riferimento al momento storico che stiamo vivendo, segnata da conflitti, da situazioni di miseria emerge con urgenza la necessità di ripensare il modo in cui ci incontriamo e ci accogliamo a vicenda.
La lettera, porta la data del 15 agosto solennità di Maria Ss. delle Vittorie ed è composta da una premessa, cinque paragrafi e una conclusione.
Mons. Gisana prendendo spunto dalla Laudato Si’ nella lettera ricorda che “tutte le creature sono connesse tra loro”. Essere creature significa portare in sé l’impronta della bontà del Creatore  che è presente in noi. Questa bontà si rivela e si scopre solo attraverso la relazione con l’altro. Senza il prossimo non possiamo crescere né comprendere appieno la nostra identità.
I cambiamenti d’epoca che stiamo vivendo, richiedono di rinnovare lo stile ecclesiale, “le forme della Chiesa, persino certi stili o comportamenti lasciando da parte la tendenza a giudicare, l’ingratitudine e le forme silenti di vendetta”.  Ciò che non cambia è il modo di accoglierci nello stile delle virtù evangeliche Vangelo, mitezza, umiltà, pazienza e perdono.
Mons. Gisana fa riferimento all’insegnamento di Papa Leone XIV, evidenziando come il Vangelo fornisca i criteri per distinguere ciò che umanizza da ciò che disumanizza o opprime.
Nella lettera c’è un invito a compiere un salto di qualità sapienziale: imparare a non considerare più le persone “secondo la carne” o per tornaconto personale, ma a riconoscerle come parte di una «nuova creazione». E perché ciò avvenga il vescovo suggerisce un percorso pratico: la lettura assidua del Vangelo, la pratica della Lectio Divina, il cambiamento del modo di pensare lasciando che lo Spirito plasmi l’intelligenza e il discernimento personale e comunitario.
L’impegno per il nuovo anno pastorale che il Vescovo chiede a tutta la comunità di assumere è di umanizzare le relazioni, diventando più buoni “donando quello che siamo e quello che custodiamo, condividendo ciò che abbiamo e ciò che desideriamo essere, alla luce di quello che abbiamo già ricevuto in dono”.
Il Vescovo conclude citando i versi della poetessa Alda Merini (“Quelle come me”), che tratteggiano il ritratto di chi dona senza riserva, tende la mano pur rischiando di cadere e continua ad amare e cercare il senso profondo dell’esistere.

Il testo integrale della lettera su www.diocesipiazza.it 

CONDIVIDI SU