A cura di Sebastiano e Maria Fascetta Consulenti della persona, della coppia e della famiglia
Spesso ci rendiamo conto, ascoltando le problematiche di coppia e osservando anche il nostro modo di essere coppia, l’emergere di una questione ricorrente e di fondamentale importanza: vivere relazioni di qualità.
Non si tratta, infatti, di avere relazioni ma di averne di qualità, cioè di vivere incontri fecondi ,umanizzanti, liberanti, veri, capace di generare bellezza e armonia.
In realtà, la relazione, quella vera, oggi è in estrema sofferenza perché ostacolata dall’individualismo, dall’autosufficienza, per non parlare del continuo relazionarci con il nostro ormai onnipresente smartphone.
Non è raro vedere coppie sedute al bar o al ristorante, camminare per strada, tutte ripiegate e concentrate a guardare il proprio smartphone. Si tratta di un modo di relazionarsi falso che non mette in gioco e che è condizionato dal mi piace e non mi piace e in particolare dalle continue proposte che gli algoritmi sanno propinarci in misura dei nostri gusti e interessi.
Il virtuale è luogo di una non-relazione, di relazione senza relazione. Non si tratta di gioco di parole ma della consapevolezza che la vera relazione è qualcosa che ci tocca, ci riguarda, suscita una vera emozione (e-movere) e una reale trasformazione. Lo smarphone, invece, produce eccitazione, compulsione, pulsione, immediata soddisfazione adrenalinica, ma non relazioni vere e umanizzanti. Con questo non vogliamo affatto demonizzare la tecnologia grazie alla quale è migliorata la nostra qualità di vita, soltanto richiamare alcune distorsioni che diventano maniacali e ci privano di spazi, tempi, esperienza insostituibili come quelle generate da relazioni umane.
Il pericolo è quello di sostituire alla relazione vera fatta di sguardi, dialoghi, di corporeità, affettività, emotiva, incontri, conflitti… con quella virtuale, in un continuo bombardamento d’immagini, sollecitazione, eccitazioni, che ci chiudono all’interno di un mondo irreale illudendoci di riempire i nostri vuoti esistenziali. “L’essere umano è capace di sopportare quasi tutto, tranne il vuoto dentro di sé. Per questo cerca distrazioni, rumore, conflitti. Ma finché non affronta la propria coscienza, continuerà a combattere battaglie fuori che nascono dentro”. (Fedor Dostoevsky)
La questione di fondo è capire oggi cos’è reale. Sembra, infatti, che non si riesca più a distinguere il reale dal virtuale. Vi è una sorta di mescolanza che non ci consente di saper distinguere, tanto da relazionarci alle persone allo stesso con cui trattiamo il nostro smartphone sempre più condizionati dal mi piace e non mi piace, da una immediata impulsività fatta di accelerazione, senza avere il tempo per assaporare, gustare il tempo dedicato alla relazione. Tutto dev’essere immediato, veloce, efficace e soddisfacente. Tutto fruibile, godibile, visibile. Queste modalità che definirei impulsive sino a diventare patologiche ovvero ossessive compulsive, ci rendono sempre più indifferenti alla relazione umana, sempre più irrequieti e facilmente irritabili quando l’incontro con l’altro non è immediatamente fruibili e soddisfacente secondo i criteri del mi piace e non mi piace.
Oggi viviamo nel tempo del tutto e subito. Fatichiamo ad attendere, fatichiamo ad abitare il silenzio, fatichiamo a coltivare la riflessione, il pensiero; fatichiamo ad ascoltarci a prenderci cura del nostro mondo interiore e di conseguenza delle relazioni con gli atri. Fatichiamo a curare le parole, ad abitare il vuoto e il non senso. Cerchiamo delle immediate vie di fughe. Il mondo virtuale sembra essere uno degli spazi più graditi dove cerchiamo di compensare i nostri vuoti esistenziali.
Tutto questo ovviamente inficia anche la relazione di coppia che spesso risente di ritmi accelerati, mancanza di tempo aggravati ancor di più dall’uso onnipervasivo degli strumenti tecnologici.
Per dare forma a relazioni significativi bisogno cura l’attenzione a se stessi e al proprio partner. Ha scritto Simon Weil che l’attenzione è la più alta forma di preghiera. L’attenzione è la condizione necessaria per vivere relazioni autentiche. Attenzione come movimento verso l’altro, come accoglienza dell’alterità, come spaziosità mentale e di cuore, come desiderio che apre alla sorpresa dell’altro, come gratuitià.
L’attenzione esige un particolare rapporto con il tempo. Spesso le coppie non trovano il tempo per dedicarsi momenti di qualità, per guardarsi, parlare, dialogare, entrare in intimità. La frenesia, i ritmi quotidiani sono reali ma alle volte diventano anche la scusa per non volersi fermare, curare la relazione.
Ma l’amore senza relazione, senza saper stare con l’altro senza cercare un utile personale non cresce, ma si inaridisc.
L’etimologia del termine relazione deriva dal verbo latino refero-refert-relatum-referre che possiamo tradurre come: riferire, riportare, restituire. Tutti questi verbi implicano un rapporto tra due persone, attraverso «qualcosa».
In particolare la relazione è lo spazio in cui un uomo e una donna imparano a riconoscersi e allo stesso tempo a differenziarsi per crescere nella reciprocità dell’amore.
Vivere relazioni autentiche significa riconoscere il valore del proprio partner, sentire il bisogno di conoscerlo per poi imparare a conoscere se stessi. Nella relazione ogni fa da specchio all’altro, rivela qualcosa che sarebbe difficile individuare personalmente. La relazione è il luogo dove non solo incontriamo l’altro ma anche noi stessi.
Nell’altro e con l’altro mi ritrovo, imparo a conoscermi. Questo aspetto non ci lascia indifferenti, ecco perché preferiamo guardare il nostro smartphone piuttosto che il volto dell’altro: il telefonino non ci interpella, non ci mette in discussione, non rivela nulla ma risveglia ed eccita le nostre passioni e distrazioni. Il volto dell’altro invece ci interpella, rivela chi siamo, mostra le nostre paure e anche potenzialità.
Per vivere relazioni di qualità:
bisogna darsi tempo, creare spazi d’incontro. Bisogna volerlo per realizzarlo. Se, infatti, attendiamo di avere tempo i ritmi frenetici delle nostre giornate non ci permettono di averne. Il tempo fa cercato, desiderato, preparato, conquistato per coltivare la relazione di coppia;
- stare insieme senza pretese. Vivere momenti di qualità dove impariamo a recuperare un vero atteggiamento di ascolto, di accoglienza, di amorevole curiosità nei riguardi del partner. Curiosità intesa come possibilità di lasciarci sorprendere perché l’altro, l’altra è sempre un mistero;
ascoltarsi con positiva predisposizione, evitando pregiudizi, luoghi comuni e soprattutto evitare la pretesa di dare soluzioni immediate. Ascoltare per mettersi dalla prospettiva dell’altro, per accogliere il suo punto di vista anche se diverso dal proprio punto di vista. Ascoltare è amare; è possibilità di guarigione e di profonda conoscenza.
Trovare obiettivi comuni, trovare come coppia qualcosa che metta insieme, crei reali possibilità di collaborazione, reciprocità che non sono funzionali alle cose da fare, al lavoro, all’accudimento dei figli…ma che favorisce la crescita come coppia: programmare periodiche passeggiate insieme, andare al cinema periodicamente, leggere e condividere un libro insieme…Qualunque obiettivo scelto insieme è importante per crescere nella relazione.
