14 Settembre 2026

Contributo della Chiesa italiana per la scuola elementare

Frana di Niscemi il cardinale Zuppi incontra i cittadini

Il vescovo Gisana: «Non dimentichiamo chi ha perso casa e lavoro»

di Avvenire - Sir

«L’esperienza amara della frana, che ha colpito molte nostre famiglie, in particolare alcune lasciandole sul lastrico, non può essere trascurata, o peggio ancora dimenticata». A poche ore dal monito del vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, arriva l’abbraccio della Chiesa italiana alla cittadina nissena colpita alla frana, con la visita, domenica scorsa, del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei. Nei giorni scorsi mons. Gisana  ha diffuso una lettera aperta intitolata Destiamo le nostre coscienze”  in cui ha sottolineato come «le promesse, fatte in questi mesi, sono tante e probabilmente – lo speriamo – saranno tutte adempiute», riferendosi a «questi nostri fratelli e sorelle che, avendo perso la casa, si chiedono quale prospettiva possano loro avere da qui in avanti».
Nei giorni scorsi la visita del capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano e le contestazioni del Comitato “Evento franoso”. «Non possono ridurre anni di lavoro a una semplice liquidazione di 19mila euro e poi a un prestito per indebitarci ancora di più. Noi non possiamo più lavorare», hanno protestato gli esercenti che hanno perso le loro attività economiche, raccogliendo le rassicurazioni del commissario che ha subito ribadito come «stiamo valutando soluzioni per quelle attività che non è stato possibile delocalizzare». Gisana ha poi parlato della necessità di «promuovere e custodire la dignità dell’altro, come espressione di una fraternità che elude qualsiasi interesse personale» per «interrogarci su cosa possiamo fare noi. Oltre alle esigenze quotidiane che sono variegate e che in qualche modo vengono soddisfatte da parenti e amici, coloro che possiedono terreni edificabili o case dismesse, data l’emergenza, potrebbero venderli o affittarli, non approfittando della circostanza e soprattutto venendo incontro ai loro bisogni con prezzi modici».

Intanto Niscemi ha ricevuto la visita del cardinale Zuppi, che accompagnato dal vescovo della diocesi di Piazza Armerina mons. Rosario Gisana è intervenuto prima in Consiglio comunale e successivamente si è recato nella Chiesa Madre, dove ha incontrato le persone costrette a lasciare le proprie abitazioni. Ad accoglierlo rappresentanti delle istituzioni, della comunità ecclesiale e cittadini. Il cardinale ha ascoltato anche le testimonianze di chi rischia di vedere demolita la propria casa perché situata sul fronte della frana.

“Il problema non riguarda mai soltanto quelli che immediatamente sono stati coinvolti, che hanno perso la casa con tutto il significato che ha la casa”, ha sottolineato Zuppi, ricordando come un’abitazione “non è mai soltanto pietra e muratura”, ma custodisce la vita e la storia di chi vi abita. Per questo, ha aggiunto, la vicenda “riguarda tutta la comunità”.

Foto SIR

Il presidente della Cei ha indicato nella coesione la strada per affrontare una situazione tanto complessa. “Se ne esce insieme”, ha affermato, contrapponendo alla logica dell’individualismo la “comunione” mostrata dalla comunità di Niscemi. Sentite la vicinanza della Chiesa e delle Chiese d’Italia”, ha detto incoraggiando i cittadini di Niscemi.

Zuppi si è soffermato anche sul significato della prossimità, intesa come capacità di farsi carico del dolore, delle difficoltà e anche della disperazione degli altri. Da qui il richiamo alla collaborazione tra le istituzioni: il fatto che esse “si ritrovino insieme” e funzionino, ha osservato, “è importantissimo”, perché “dà sicurezza e dà risposte”. “È la bellezza dello Stato”.

Un passaggio dell’intervento è stato dedicato al rischio che, con il passare del tempo, diminuisca l’attenzione sulla situazione di Niscemi. “I riflettori non possono essere sempre accesi”, ha riconosciuto il cardinale, avvertendo però che quando si spengono aumenta il pericolo che i problemi rimangano irrisolti.

Se l’emergenza diventa cronica diventa un’altra cosa”, ha detto, ricordando “quanta disperazione” e quante difficoltà possa comportare una situazione che si prolunga nel tempo.

Foto SIR

Il presidente della Cei ha richiamato anche l’esperienza delle comunità dell’Italia centrale colpite dal terremoto, citando Amatrice e Arquata, dove, a dieci anni dal sisma, “c’è ancora tanto da fare”. La questione del tempo, ha osservato, “non è un elemento secondario”, perché il protrarsi delle attese può spingere le persone ad andarsene e a perdere la speranza nella ricostruzione.

Per Niscemi, dunque, la sfida è duplice: dare risposte a chi vive oggi l’emergenza e contemporaneamente “guardare lontano”, facendo in modo che “non ci siano altre emergenze”. Una sfida che, secondo Zuppi, può essere affrontata attraverso “l’armonia delle istituzioni” e la ricerca di soluzioni tecniche capaci di garantire sicurezza e futuro. La risposta che verrà costruita, ha aggiunto, “non sarà importante soltanto per la vostra comunità, ma per tutti quanti”.

La visita ha rappresentato anche l’occasione per ufficializzare un impegno concreto della Chiesa italiana. Attraverso Caritas Italiana, la Cei contribuirà alla realizzazione della scuola elementare, intervento concordato con la Chiesa diocesana e l’amministrazione comunale. Una scelta pensata non soltanto per rispondere alle necessità del presente, ma per offrire una prospettiva alle nuove generazioni.

Un’opera che “rende sicuro il presente, ma dà speranza per il futuro”.

Nel pomeriggio, nella Chiesa Madre, il cardinale ha poi incontrato i cittadini che hanno perso la propria abitazione, ascoltando direttamente le loro storie e le loro richieste. Tra le preoccupazioni espresse dalla comunità figurano la tutela delle persone anziane e fragili, di chi non dispone delle risorse necessarie per ricostruire autonomamente una casa e la richiesta che agli immobili perduti venga riconosciuto un valore adeguato. Per molte famiglie, infatti, la casa rappresenta il frutto di un’intera vita di lavoro.

CONDIVIDI SU