La sua grande vicenda umana Da pochi giorni ci ha lasciato un grande intellettuale e non possiamo tacere e non tentare di raccogliere l’eredità che ha lasciato a tutta la Chiesa. Infatti, il 1° settembre all’età di 83 anni è scomparso il monaco ecumenico Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose lasciando un segno profondo, intenso e per molti versi complesso nella storia del cattolicesimo italiano e del dialogo ecumenico. Egli era nato a Castel Boglione (Asti) il 3 marzo 1943. Bianchi fu un uomo dalle radici rurale con un senso profondo della vita e della domanda di fondo su di essa. Crebbe in un contesto rurali e contadino che rimarrà sempre centrale nella sua sensibilità concreta verso la terra e la vita quotidiana. La domanda della fede l’interpellò assieme alla voglia di realizzare qualcosa di bello nella vita e nell’anno sociale del 1965/1966 interrompe gli studi universitari a Torino e si stabilì in una casa colonica abbandonata a Bose, frazione di Magnano (Biella), per dare vita a una comunità di uomini e donne dediti alla preghiera, al lavoro e all’ospitalità. Sono anni nei quali la Chiesa vive il concilio e l’ecumenismo aprì spiragli al dialogo con le altre sensibilità di fede Cristine. Il monaco delle molte domande e interrogative apre, con alcuni pochi amici, una casa e Bose che divenne rapidamente un laboratorio pionieristico di riconciliazione tra diverse confessioni cristiane e di apertura al confronto laico. La Comunità di Bose divenne un’esperienza monastica ecumenica focalizzata sulla preghiera, il lavoro e il dialogo interreligioso. In questi lunghi anni di vita monastica egli si rivelò un grande intellettuale di rilievo nel panorama cattolico contemporaneo, guidando la comunità come priore fino al 2017; pur vivendo da monaco non rimase fuori dal mondo, ma seppe fare della sua intelligenza la voce cosciente di tutti. Egli fece, alla maniera di Cristo, suo il mondo amando gli uomini e desiderò porre interrogativi per sollecitarli a senso della vita. Egli con i suoi interventi e le sue numerose pubblicazioni, intese sollecitare ogni uomo, che intersecava la sua voce, porre domande di senso così da proporre Gesù come unica vera risposta di ieri e di oggi. Infatti, divenne autore di numerose opere di spiritualità e collaborò attivamente con importanti testate giornalistiche, promuovendo una visione di Chiesa aperta e dialogante con la società civile.Per tutta la vita, attraverso migliaia di incontri, di scritti, di iniziative, che hanno segnato la vita intellettuale e civile di questo Paese negli ultimi cinquant’anni, Enzo Bianchi ha cercato di rendere testimonianza alla Parola, al ‟verbumˮ oggi più oltraggiato, a quella dimensione profonda del nostro esserci, cui nessuna intelligenza artificiale potrà mai attingere, che una volta si chiamava ‟Spirito”, e che oggi è diventata sinonimo di opinione personale o di gruppi di potere più o meno a favore del bene comune o mero fantasma. Egli ha inteso chiamaree ricordare la potenza del nostro Spirito, la sua capacità e possibilità di trascendere traffici, commerci, interessi della vita quotidiana, di dirigerli semmai e non esserne diretti, di sentirsi sì immersi inevitabilmente in loro, ma senza lasciare che ci sommergano. Dopo aver guidato la comunità come priore fino al 2017, la sua forte personalità ha generato tensioni interne che hanno richiesto l’intervento della Santa Sede, portando nel 2020 al suo allontanamento definitivo dal monastero. Trasferitosi a Torino e successivamente impegnato nella Fraternità della Madia vicino a Ivrea, ha vissuto anni segnati dalla sofferenza e dalla solitudine, prova spesso riservata ai grandi uomini di Spirito, eppure ha anche dal tentativo di ricucire lo strappo. Eggli rimane un uomo di riferimento per la Chiesa e per la società di oggi.
L’eredità di un monaco intellettuale a pieni polmoni Enzo era monaco d’Oriente e d’Occidente. Tale sua visione e esperienza viva divenne sofferenza atroce perché la sua comprensione di questa necessaria amicizia,tra oriente e occide, spesso veniva e viene meno anche oggi su tutti i fronti. Infatti, egli in questo crollo d’amicizia intravedeva il segno apocalittico della fine d’Europa. Monaco significa solitario. E può esservi anche il monaco che voglia fare della sua solitudine uno stato assoluto, o, meglio, uno stato di relazione esclusiva col proprio Dio. Il monachesimo di Enzo Bianchi era un altro, in coerenza con la sua spiritualità. Era quello di chi vorrebbe, semmai, insegnare a sapere stare soli, per stare solo con Dio solo; eppure, la solitudine con Dio alimenta l’amore e la sollecitudine con i fratelli ecco perché la riscoperta dell’interiorità può essere radice di veri e nuovi rapporti. Il dialogo vero è originato dal sapere stare con Dio fonte del dialogo, anzi il Dialogo stesso. Pertanto, a saper tacere, a non coprire di chiacchiere la Parola che manca, fingendo di averne sempre una a disposizione (“virtù” appunto dell’intelligenza artificiale), a sapersi raccogliere in sé, ritornare in sé stessi e confessarsi spietatamente omissioni, negligenze, colpe. Il monaco Enzo Bianchi è stato un fratello che viveva nella città, i luoghi dove si ritirava a meditare sono quelli da cui continuamente ripartiva per parlare, per incontrare, per polemizzare anche con i “nemici dello spirito”. La città riempiva Bose e La Madia – e loro abitavano nella città degli uomini, come viventi segni di contraddizione. La solitudine del monaco è ospitale. Come quella dei monasteri del monte Athos. Ora Enzo potrà raggiungere a volo quella sua patria, coltivarne gli orti con Silvano e gli altri mistici che vi hanno vissuto, continuare a preparare con loro le sue marmellate e i suoi sughi – e sperare che a noi sia data la forza di raggiungerli. Prendimo da lui la spinta che la comunione è frutto dell’incontro personale con Dio che è la Comunione, impariamo a vivere in questo mondo non da indifferenti senza mai interessarci della vita sociale, tranne per sfruttarla e accarezzando interessi personali, ma sapendo che il Cristino è il discepolo che a motivo di Cristo vive nel mondo anche se sa bene che non appartiene al mondo. Il Cristino a partine a Dio. Come afferma Pao: «Quindi nessuno ponga la sua gloria negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio. Ci auguriamo che Enzo Bianchi ci abbia lasciato questa massimo che proprio perché apparteniamo a Dio anche il mondo ci appartiene perché è di Dio e noi siamo suoi.
