Secondo le scarne note biografiche su Lorenzo, egli nacque nel 225 in Spagna in una piccola città aragonese adagiata alle pendici dei Pirenei e chiamata Osca. La famiglia di Lorenzo, illuminata e benestante, lo mandò da ragazzo a Saragozza, dove il giovane completò gli studi teologici e umanistici: in quella città uno dei suoi insegnanti era un uomo di origine greca, molto apprezzato per la sua sapienza e ritenuto uno dei migliori della città. L’insegnante sarebbe poi diventato papa con il nome di Sisto II e tra loro nacque una grande amicizia che durò tutta la vita.
Lorenzo era un giovane altruista e gentile, di grande intelligenza e sensibilità. Molto studioso, si distinse sempre e tra l’insegnante (il futuro papa) e l’allievo l’amicizia divenne sempre più importante, soprattutto per le comuni scelte di vita che li univano grandemente. Il loro sogno più ambizioso era quello di recarsi nella ‘città eterna’, Roma, il punto focale della cristianità, dove Pietro aveva stabilito la sua sede; era lì che il futuro papa e il prossimo diacono volevano vivere nella fede per contribuire all’evangelizzazione del popolo. Fu così che un giorno decisero, di comune accordo, di lasciare la Spagna per trasferirsi a Roma e vivere appieno la loro vocazione. Il 30 agosto del 257 il maestro divenne papa Sisto II e, non appena eletto, chiamò vicino a sé l’amico e discepolo Lorenzo, affidandogli l’incarico di protodiacono: il giovane rispose immediatamente alla chiamata e accettò l’offerta dell’antico maestro.
Un solo anno di pontificato e Sisto fu portato al martirio, nel corso dell’ennesima persecuzione voluta, questa volta dall’imperatore Valeriano. Quando Lorenzo lo venne a sapere, corse dall’amico piangendo e chiedendogli che cosa avrebbe potuto fare perché non si sentiva di vivere senza colui che reputava da sempre un padre; il Papa gli rispose che entro tre giorni sarebbe morto anche lui e in modo assai più atroce e difficile. Infatti Sisto, perché più anziano fu passato a fil di spada, mentre Lorenzo fu arso vivo su una graticola: una tortura davvero terribile raccontata da diversi autori. Era il 10 agosto del 258.
Sant’Ambrogio, nel suo scritto De officis ministrorum, racconta con enorme dovizia di particolari il martirio di san Lorenzo senza nulla tacere.
Il vescovo di Milano inizia descrivendo l’incontro tra Lorenzo e il Papa, nel corso del quale il protodiacono piange perché perderà il padre e Sisto lo consola; poi Ambrogio prosegue narrando l’episodio della richiesta, da parte di alcuni aguzzini, dei beni della Chiesa, per poi terminare con la descrizione della graticola, riportando la frase beffarda che san Lorenzo avrebbe detto in punto di morte ai suoi carnefici: ‘Assum est, versa et manduca’ (Sono cotto da questa parte, girami e mangimi).
In tempi posteriori, questa frase ha fatto pensare alla possibilità che, una volta arso sulla graticola, il corpo di Lorenzo sia stato spezzato e dato in pasto ai poveri affamati.Secondo un’altra leggenda, sembra che un legionario romano, presente al martirio, abbia raccolto con un panno del sangue del Santo: la reliquia è conservata ad Amaseno e ogni anno il sangue si liquefa come succede per il sangue di san Gennaro a Napoli.
Il Santo (i cui attributi sono graticola, palma e dalmatica) è patrono di Aidone (in foto il simulacro venerato nella cittadina), di Grossetto, di Rotterdam e di molte altre città tanto che non è possibile citarle tutte; inoltre, è compatrono delle città di Roma e Perugia. Invero, molte città hanno chiese dedicate a san Lorenzo, un santo molto amato: solo a Roma ne esistono ben cinque.

