20 Luglio 2026

Valguarnera

Quel secolo di vita intrecciato alla storia del Boccone del Povero

La vicenda non comune di Graziella Vizzini

di Salvatore Di Vita

Ci sono esistenze che non si limitano ad attraversare la storia, ma finiscono per diventarne una testimonianza concreta e fedele. È il caso della signorina Graziella Vizzini che il 19 luglio ha compiuto cento anni di vita; un traguardo secolare che coincide con buona parte della parabola storica e spirituale del Boccone del Povero a Valguarnera. Infatti, la signorina Graziella vive nell’Istituto da quando aveva solo due anni e quello che inizialmente è stato un approdo necessario è diventato nel tempo il suo focolare esclusivo.

Dietro questo secolo di singolare stabilità si cela però un’esperienza di precoce dolore. Luigi, il papà, chiamato al fronte durante la Grande Guerra, si ammalò gravemente e fu congedato; non si riprese mai completamente e morì quando Graziella aveva appena due anni. La madre, Maddalena Palermo, si trovò improvvisamente in grosse difficoltà e, su consiglio di una vicina di casa, affidò la piccola Graziella all’orfanotrofio del Boccone del Povero. Non fu un abbandono e gli affetti tra loro non s’interruppero mai, tanto che il destino avrebbe riunito le due donne più avanti, accogliendo anche la signora Maddalena all’interno del medesimo Istituto.

Oltre a Graziella c’erano altri tre figli a cui pensare: Maria, la sorella più grande, e Luigia, che nascerà cinque mesi dopo la morte del padre. Il secondogenito, Filippo, venne trucidato dai nazisti a Collegno sul finire della Seconda guerra mondiale, pagando con la vita un gesto di pietà e altruismo a difesa di una donna del luogo.  E la sua tragica fine segnò il ricordo più doloroso e riservato nella sua vita, tanto che per molto tempo non volle parlarne con nessuno, anche se il gesto eroico del fratello fu pubblicamente riconosciuto dal Consiglio comunale del 1946 che volle dedicare una delle vie principali del paese proprio a Filippo Vizzini.

All’età di soli otto anni la piccola cominciò a muovere i primi passi operosi nelle faccende quotidiane della struttura, all’interno della quale conseguì la licenza elementare. Man mano che cresceva, aumentavano anche le sue mansioni e le sue responsabilità, fino a quando arrivò a occuparsi praticamente di tutto, divenendo una risorsa preziosa per ogni necessità. Questa routine instancabile venne interrotta all’età di trentanove anni da un attacco di appendicite, per cui fu operata nel contiguo ospedale civico dal dottor Spartaco Lanza, un’altra presenza memorabile che ha lasciato il segno a Valguarnera.

Dopo la convalescenza, la vita di Graziella prese una nuova piega. Per dodici anni lavorò come aiutante di Suor Maria Candida nell’asilo infantile, un compito per il quale fu mandata a Palermo per studiare e conseguire le competenze di puericultrice. Concluso questo periodo, tornò a essere il baricentro a tempo pieno dell’Istituto, supervisionando con cura e dedizione la chiesa, il giardino, la roberia, diventando a tutti gli effetti una persona di fiducia tra le mura della casa.

Non le mancarono le offerte di matrimonio che le avrebbero permesso di sistemarsi e lasciare l’Istituto, ma le respinse. Manifestò anche una certa intenzione di prendere i voti, ma pure questo proposito non ebbe destino.

In quasi un secolo, le sue uscite da quel microcosmo si sono contate sulle dita di una mano. Fu un viaggio in particolare, però, a mettere alla prova il suo legame profondo con l’Istituto, ovvero quando dovette recarsi fino in Belgio per sottoporsi a un delicato intervento chirurgico. In quel frangente fu assistita con amore dalla sorella Luigia, che viveva là e che fece di tutto per trattenerla con sé, offrendole una vita diversa da quella che aveva vissuto sino a quel momento. Ma, davanti alla possibilità di cambiare radicalmente il proprio futuro, Graziella fece la scelta del cuore, perché le sue radici erano ormai indissolubilmente legate a Valguarnera. Scelse di tornare tra le sue suore, e lì rimane tuttora. Il suo secolo di vita si intreccia così in modo suggestivo con la storia stessa dell’Istituto e della congregazione, fondata dal beato Giacomo Cusmano nel lontano 1883 per dare dignità e assistenza agli ultimi, agli orfani e agli anziani abbandonati. Quando la piccola Graziella varcò per la prima volta quella soglia, l’Istituto muoveva ancora i suoi primi decenni di attività sul territorio siciliano. Lei ne ha vissuto lo spirito originario per quasi un secolo, testimoniando le fatiche del Novecento, gli orrori della guerra, la ricostruzione e il cambio delle generazioni.

Oggi, nonostante gli inevitabili acciacchi dell’età, Graziella sta bene e possiede una mente che sfida il tempo, precisa come un orologio svizzero, che la rende l’unica memoria storica della casa di riposo. Ricorda ancora con grande affetto tutte le religiose che si sono succedute nei decenni, in modo particolare suor Maria Candida e suor Maria Elena. Adesso, dall’alto dei suoi cento anni, vive la sua parte da «pensionata», muovendosi in totale autonomia all’interno della struttura e andando a trovare le altre ospiti per tenere loro compagnia, custode silenziosa di un secolo di confidenze.

Nel segno di un’immancabile festosità, al taglio della torta sono intervenuti i tre figli di Luigia giunti appositamente dal Belgio: Pippo (accompagnato dalla figlia Peggy e dal nipote Nao), Filippo e Bruno. Poi, Giuseppe Vizzini, figlio di un cugino del padre di Graziella che vive a Enna. In rappresentanza dell’amministrazione comunale – che ha offerto la torta e reso omaggio alla festeggiata con una targa ricordo – hanno presenziato gli assessori Giuseppina Tranchina, Maria Rosa Bonanno, Antonino Giuliano e Vincenzo Incardona; assente per un impegno preso in precedenza la sindaca Carmen Cutrona. Nella Chiesa dell’Immacolata don Filippo Salamone ha officiato la Santa Messa di ringraziamento pronunciando parole di benevolo affetto.

Il centenario di Graziella si è trasformato così in una festa comunitaria, capace di superare i confini della storica struttura. Attorno a lei si stringono idealmente l’intera cittadinanza di Valguarnera, il personale dell’Istituto, gli altri anziani ospiti e le Suore Serve dei Poveri che l’hanno accudita in tutti questi decenni, ricevendone in cambio una testimonianza di fedeltà con pochissimi eguali nella storia locale. Graziella resta «l’ultima orfanella», una donna vissuta cento anni varcando una sola porta, eppure capace di custodire e testimoniare nel silenzio il valore duraturo delle radici, dell’accoglienza e del vero senso di casa.

(Si ringraziano vivamente per la collaborazione la sig.ra Maria Luisa La Delfa e il fotografo Tanino Barbagallo – Nella foto di copertina Graziella Vizzini con i nipoti)    

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