L’esperienza erotica dell’amore nel Cantico dei Cantici

di A cura dei coniugi Sebastiano e Maria Fascetta

L’esperienza erotica tra un uomo e una donna trova varie espressioni nella Bibbia e in particolare all’interno del Cantico dei Cantici. In questo libro dell’A.T., oltre ogni possibile metafora, si racconta l’amore umano, l’amore di un ragazzo e una ragazza. « Qui il lettore è posto , a quanto pare, di fronte all’alternativa tra l’accogliere il senso “puramente umano”, puramente sensuale ( e certo allora finirà col chiedersi per quale bizzarro errore queste pagine siano finite in mezzo alla parola di Dio) ed il riconoscere che qui, proprio in questo senso puramente sensibile, direttamente e non “solo” metaforicamente si cela il significato più profondo»
Il Ct non racconta una metafora ma il reale amore sensuale che intercorre tra un uomo e una donna, tra un re e una regina. Non è importante individuare nel ragazzo innamorato il re Salomone piuttosto comprendere che la persona amata è sempre e comunque una regina come anche l’amato è sempre considerato il proprio re.
L’amore erotico tra un uomo e una donna è manifestazione della loro regalità. Per tale motivo l’amore si fa elogio del corpo : «le su e gambe, colonne di alabastro, posate su basi d’oro puro» (Ct 5,14-15). Chi ama vede nella propria amata una dea «bella come la luna, splendida come il sole» ( Ct 6,9). « L’amante adora la persona amata: quando le diciamo “ TI adoro”, “Sei adorabile”, intendiamo che le, per noi, è tutto, dà senso a tutto, al mondo e alla vita e accende di luce e di calore i nostri sensi e in nostri giorni, illumina la nostra intelligenza, fa brillare i nostri occhi»2
L’amore è un modo di guardare il corpo dell’altro, contemplarlo, riconoscerlo. L’amata diventa l’unica « unica è la colomba, il mio tutto» (Ct 6,9). Unicità e totalità sono dinamiche che l’amore attiva, senza idolatrare la persona amata. L’amore è una passione, come una fiamma, un fuoco che si accende e riscalda la relazione uomo-donna. E’ interessante notare che il Ct non fa alcun riferimento al religioso, al nome di Dio, soltanto una volta definisce l’amore «fiamma del Signore» ( Ct 8,6).
L’amore umano, l’amore erotico è “ fiamma del Signore”. Il divino è nell’umano. La relazione d’amore che intercorre tra un uomo e una donna è luogo dove dimora la “fiamma del Signore”. Non bisogna cercare spazi fuori dall’umano perché si manifesti l’amore di Dio. « E’ in quel fuoco di cui ardono gli amanti che abita il Dio che è fuoco divorante ( cfr. Dt 4,24)»

Tra eros e agape non c’è contrapposizione ma distinzione e coesistenza. Distinzione perché l’eros è rivolto all’amabile, l’agape al non amabile, secondo l’insegnamento di Gesù che chiede di amare il nemico (cfr Mt 5,44), colui che si pone contro. L’agape umano si fa in-contro perché alimentato dall’agape di Dio (cfr 1 Gv 4,8). Nonostante la distinzione è innegabile la coesistenza di entrambi: l’uno non esclude l’altro. Infatti, nell’eros come nell’agape «noi affermiamo noi stessi dimenticando noi stessi, ci troviamo perdendoci nell’altro»4.  

Amare è donarsi, abbandonarsi alla persona amata per ritrovarsi nell’atto del donarsi. Nel donarsi all’amata si trova la gioia di diventare sempre più se stessi. Non è una gioia narcisistica ma liberata dal dono-donante che intercorrente tra gli amanti. L’amore autentico è erotico e al contempo agapico, proprio perché non cede alla logica del possesso, del ridurre l’altro a oggetto compensatorio, a soddisfazione del proprio istinto pulsionale.
Nell’amore autentico vi è attrazione e donazione, desiderio e gratuità.
L’agape come l’eros si dispiegano nelle relazioni quotidiane che gli amanti vivono in modo responsabile, prendendosi cura l’uno dell’altro. L’amore è cura, attenzione, protezione e al contempo liberazione. Chi ama non afferra l’altro come una preda, ma accoglie e riconosce l’unicità preziosa della persona amata.
L’agape e l’eros si manifesta nei gesti quotidiani, puntuali, ripetuti ma sempre creativi che manifestano amore, senza dare nulla per scontato, senza cedere all’abitudine, senza riempire i vuoti.
L’amore vive “ il tutto nel frammento”. L’amore non è mai generico ma si riferisce a quella persona in particolare. E’ un rapporto unico e irripetibile. In quel particolare si manifesta il tutto come ben esprime il Ct quando parla del corpo dell’amato come una sorta di microcosmo in cui si concentra tutta la bellezza della natura ( cfr. Ct 4,1-15; 5,10-16; 6,4-12; 7,2-9).
L’amore è desiderio, ricerca, sorpresa, attenzione « trovai l’amore dell’anima mia, lo strinsi forte e non lo lascerò finché on l’abbia condotto nella casa di mia madre, nella stanza di colei che mi ha concepito» ( Ct 3, 4).
Il desiderio è incontro di corpi che si donano reciprocamente, dove l’amplesso e il piacere esprimono la gioia dell’amore. L’incontro tra gli amanti è evento trasformativo che intensifica l’unione, la reciproca accoglienza, senza con-fusione né annullamento dell’uno nell’altro.
La trasformazione degli amanti è esperienza di felicità che scaturisce dall’incontro tra i corpi degli innamorati. Si accende una luce nello sguardo, la relazione si alleggerisce di quei pesi che a volte appaiono insopportabili. Si entra in una nuova visione dell’amore.
Nel donarsi reciprocamente attraverso i corpi l’amore cresce, si dilata, si fortifica e intensifica.
«L’unione sessuale, vissuta in modo umano e santificata dal sacramento delle nozze, è per gli sposi via di crescita nella vita della grazia» (Papa Francesco. Amoris Laetitia n. 74)

1F. Rosenzweig, La stella della redenzione.
2L.Manicardi. Diventare umani. Una grammatica della vita spirituale.Vita e Pensiero, Milano, 2026, p. 105
3Ibidem., p. 106
4Ibidem., p. 107

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