San Giuseppe, 19 marzo 2026, il Governo Italiano non ha voluto capire che, senza nulla togliere al grande San Francesco, bisognava rendere festiva, anzi, far ritornare festiva, come un tempo, anche questa giornata, dedicata al Santo Patriarca, padre putativo di Nostro Signore Gesù Cristo e “Fedele sposo di Maria”. Il santo del silenzio ma del silenzio eloquente, anzi assordante! Il santo che con il suo tacere trasfonde in ogni cristiano ciò che il suo figlio ha voluto lasciare come testimone: il cammino silenzioso verso la crocifissione, “come pecora muta condotta al macello “. E così sono i confrati di Enna della medesima Cobfraternita Collegio di San Giuseppe, che dal 1926 hanno sede nell’omonimo santuario situato in pieno centro, accanto al Comune, già , il sacro accanto al profano. Per più di un mese ogni singolo confrate si è dato da fare, ciascuno secondo il proprio carisma, sotto la guida dei superiori e dell’ indefesso capo spirituale, padre Giacomo Zangara, per organizzare la tanto attesa festa. La novena è stata predicata da padre Cateno Regalbuto, parroco della matrice di Villarosa, da padre Gianluca Belfiore, parroco di San Martino a Siracusa, che ha accompagnato il reliquiario delle Lacrime di Maria, in peregrinatio al carcere, alla casa di riposo e all’ospedale. Infine ha celebrato un prete speciale, un prete di strada, come di strada è padre Giacomo: si tratta di padre Giuseppe Alessi, prete dei carcerati e dei tossicodipendenti a Caltanissetta, in una realtà molto dura e difficile. Un prete che testimonia l’amore di Cristo verso gli ultimi. Anche in questo senso la parrocchia di San Giovanni e il suo parroco padre Zangara, proiettano il santo Patriarca verso una dimensione non soltanto contemplativa, ma verso un dinamismo caritativo e di condivisione con gli ultimi, ovvero i detenuti, gli anziani e gli ammalati. E non sono mancate, durante la novena, le celebrazioni dedicate al Terz’ordine Carmelitano , presieduto da Simona Failla, cui caratteristica è la contemplazione, e al Movimento Ecclesiale Carmelitano noto per le importanti riflessioni sulla vita dei santi, guidato da Maria Angela Savoca. Presente anche l’Azione Cattolica cui presidente è Tiziana Buono. Importante il ruolo della corale diretta da Giampiero Potenza. Il giorno della festa hanno celebrato le messe solenni il Vicario Foraneo padre Sebastiano Rossignolo e un ex confrate, padre Angelo Riccobene vicario della parrocchia di San Policarpo in Roma, oltre che l’insostituibile Monsignor Pietro Spina e, ovviamente, Padre Giacomo. Ma il ruolo chiave, dulcis in fundo, è stato recitato dalla Confraternita Collegio di San Giuseppe, guidata dal rettore Giuseppe Restivo, presente con numerosi iscritti, sera dopo sera, fino al giorno della processione, il 19, con l’angoscia che il maltempo non l’avrebbe permessa, ma non è stato così: nonostante il freddo pungente, il fercolo della Sacra Famiglia al grido di “Evviva San Gisè!” , attraversando via Roma , viale Diaz e via Trieste, ha raggiunto piazza Carmine dove è stato accolto dai parrocchiani di San Tommaso e tutti quanti hanno ricevuto la benedizione eucaristica da parte di padre Salvatore Rindone. E così è stata ripristinata la tradizione di riportare il fercolo al Carmine come avveniva ai tempi in cui vi era il vecchio ospedale. Importante la tavolata allestita nei locali dell’ex Extra Bar, dalle laboriose donne della confraternita, ovvero le mogli, madri e sorelle dei confrati, visitata da migliaia di persone. Va ricordato, infine, che hanno preso parte attiva alla novena le altre tre confraternite presenti in parrocchia, ovvero Maria Santissima Addolorata, retta da Giovanni Zodda , presidente del Collegio dei Rettori , Maria Santissima del Rosario, guidata dall’altro Giuseppe Restivo e Maria Santissima delle Grazie, con a capo Paolo Vicari.

