16 Marzo 2026

San Giuseppe, sposo di Maria e padre putativo di Gesù.

di Nino  Costanzo   

Le poche notizie sulla vita di San Giuseppe (nato e morto in luogo e data sconosciuti, viene festeggiato con duplice ricorrenza: il 19 marzo e il 1° maggio: il 19 marzo ricorre san Giuseppe e in quel giorno si festeggiano tutti i papà, mentre il 1° maggio viene ricordato san Giuseppe come lavoratore) vengono dai Vangeli, in particolare da quelli di Matteo e Luca.
Secondo i due evangelisti, Giuseppe (venerato dalla Chiesa cattolica e ortodossa, attributi gigli, nonché patrono di Chiesa universale, padri, falegnami e carpentieri, lavoratori, moribondi, economi e procuratori legali) era un discendente del re Davide e svolgeva il lavoro di falegname o carpentiere (faber nel Vangelo in latino) nella cittadina di Nazaret in Galilea. Gesù viene chiamato il figlio del carpentiere, ma in seguito anche il nazareno.
Dalle scarne notizie, si presume che fosse ancora vivo quando Gesù aveva dodici anni e si verificò l’episodio del ritrovamento di Gesù nel tempio di Gerusalemme. Quando, invece, Gesù inizia la sua vita pubblica molto probabilmente era già morto. Infatti, Giuseppe non fu più nominato dopo quell’episodio e, in più, quando Gesù era sulla croce affidò la madre al suo discepolo Giovanni, il quale, da quel momento, prese la Madonna a vivere con lui occupandosene come un figlio, fatto inutile se Giuseppe fosse stato in vita. Per quanto riguarda la famiglia di Giuseppe, nei Vangeli sono citati dei fratelli di Gesù: alcuni sostengono che Giuseppe avesse avuto altri figli da Maria o da un matrimonio precedente, ma la Chiesa rifiuta questa versione e sostiene che si trattasse di cugini o altri parenti stretti.
Matteo scrive che Giuseppe era un téktòn, termine greco utilizzato genericamente per definire chi lavorava nel campo edilizio: non solo i semplici operai, ma anche chi forniva i materiali e li vendeva; quindi, si può, con una certa probabilità, sostenere che Giuseppe non proveniva da una famiglia modesta e non era un falegname. Forse si occupava di lavori in pietra o muratura, infatti certi traduttori hanno definito Giuseppe non solo come falegname, ma anche come scalpellino. Lo stesso Gesù probabilmente esercitò il lavoro del padre. Marco fu il primo evangelista a utilizzare questo termine raccontando che nel corso di una sua visita a Nazaret, Gesù venne apostrofato dai suoi concittadini che ironicamente si chiedevano se egli non fosse il téktòn, il figlio di Maria. Matteo, che riprese questo racconto e non amava il poco rispetto che i concittadini avevano dimostrato a Gesù, ne cambiò la versione attribuendo il titolo di téktòn a Giuseppe, quindi secondo lui i cittadini si sarebbero chiesti se Gesù fosse il figlio di Giuseppe il téktòn. In seguito, però, i Padri latini della Chiesa tradussero il vocabolo con la parola falegname.
Secondo i Vangeli, la storia di Maria e Giuseppe cominciò con l’episodio dell’annunciazione: quando l’angelo comunicò alla giovane Maria che sarebbe diventata presto madre e che, anche la cugina Elisabetta, benché sterile, stava aspettando un figlio, Maria si recò subito dalla parente. Quando fece ritorno a casa, poiché era al terzo mese, i segni della gravidanza erano ormai inequivocabili. Come racconta Matteo, Giuseppe, non riuscendo a spiegarsi questa gravidanza prodigiosa, non sapeva se tenere con sé Maria oppure ripudiarla: decise infine di mandarla via senza clamori e di nascosto. Una notte, però, gli apparve in sogno un angelo che gli spiegò che non doveva temere di tenere con sé Maria, perché il figlio che aspettava era un dono dello Spirito Santo. La sua giovane moglie presto avrebbe partorito un figlio e Giuseppe lo avrebbe chiamato Gesù: egli avrebbe salvato il suo popolo dai peccati. Destatosi dal sonno, senza più alcun dubbio, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo e prese con sé la sua sposa, chinando il capo alla volontà del Signore e alla gravidanza di Maria; con questa scelta accettò anche la responsabilità che ne sarebbero derivate: ecco che così divenne il padre putativo di Gesù. Secondo gli scritti di san Tommaso d’Aquino, la presenza di Giuseppe era indispensabile poiché senza di lui la gente avrebbe potuto dire che Gesù era un figlio illegittimo, quindi Cristo aveva bisogno di un padre umano che lo amasse e lo proteggesse anche perché, se così non fosse stato, Maria sarebbe stata considerata un’adultera e, di conseguenza, lapidata dai Giudei. Fin dal ‘700 nella settimana del 19 marzo, in Italia cento-meridionale si usa preparare i tipici dolci fritti chiamati zeppole di san Giuseppe. C’è una bella usanza diffusa nel Salento, in Puglia, chiamata le Tavole di san Giuseppe: ogni 19 marzo le famiglie che hanno un voto da assolvere o hanno desiderio di dimostrare a san Giuseppe la propria devozione apparecchiano in casa una tavola su cui è in bella mostra un’immagine del Santo e sulla quale viene imbandito un vero rinfresco a base di pasta, verdure, pesce, uova, frutta, vino. La tavola è imbandita con i prodotti della terra e i piatti tipici della tradizione contadina e viene apparecchiata con il massimo della cura.
La cerimonia ha origini molto antiche, alcuni la fanno risalire addirittura all’epoca medioevale, quando i nobili locali invitavano ai banchetti i più bisognosi, offrendo loro ogni ben di Dio.

 

 

 

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