21 Febbraio 2026

Fino al 28 febbraio anche i dipinti di Di Natale e Ferrigno

“Ombre di guerra”, mostra collettiva a Caltanissetta

Un percorso di riflessione civile e culturale

di Concetta Santagati

E’ in corso al palazzo Moncata di Caltanissetta “Ombre di Guerra”, la mostra collettiva, inaugurata lo scorso 31 gennaio. Organizzata dall’artista mazzarinese e piazzese Gabriella Di Natale, presente anche con sette dipinti, una fotografia e due installazioni, insieme alla figlia Luce Ferrigno, la mostra è visitabile fino al 28 febbraio.
La Di Natale (autrice del suo recente “Oltre il Buio” dove narra un altro tipo di guerra, più intima e personale: quella contro il cancro), ci racconta la mostra non come una semplice esposizione, ma un percorso di riflessione civile e culturale.
“La mostra – dichiara – nasce da un’intuizione dell’artista e curatore Luigi Marco Iacono, che ha trasformato un’idea artistica in un progetto dal forte valore storico e sociale. Un percorso che affonda le sue radici nella memoria collettiva e che guarda con lucidità all’attualità, interrogandosi sulle ferite lasciate dai conflitti e sulla loro drammatica persistenza nel presente. “Ombre di Guerra” ha già fatto tappa a Trieste. L’obiettivo è rendere la mostra accessibile a studenti e docenti. E proprio per questo il messaggio trova eco anche nelle parole della lettera alle generazioni future da me scritta: «Non ci sono eroi in guerra, solo sopravvissuti, e le cicatrici che si portano dentro sono le più profonde. La guerra non porta trionfo eterno, ma solo un ciclo infinito di lacrime». Un richiamo diretto, umano e universale, che invita a non accettare il conflitto come una fatalità”. Sono diciassette gli artisti che hanno aderito al progetto: Carmelinda Alacqua, Arturo Barbante, Monica Castellana, Patrizia Cerminara, Valentina Dezio, Gabriella Di Natale, Luce Ferrigno, Rosetta Giombarresi, Luigi Marco Iacono, Toti Iacono, Simona Impellizzeri, Lillo Miccichè, Beatrice Nicosia, Dario Pappalardo, Michelangelo Riccardi, Gino Taranto e Stefania Turco. Linguaggi diversi, dalla pittura, scultura, installazione, fotografia e arte digitale, daranno vita a una narrazione corale in cui dolore, resistenza e speranza trovano spazio e voce.

 

 

 

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