Per la prima volta nel carcere di Enna, una delle più importanti associazioni di volontariato italiane, l’Unitalsi, (Unione Nazionale Trasporto Ammalati Lourdes e Santuari Internazionali), ha trascorso l’11 di questo mese, una giornata con i detenuti, culminata nella celebrazione della Santa Messa presieduta dall’assistente spirituale della sottosezione di Caltanissetta don Giuseppe Anfuso, guidata da Fabio Amico, presente con una folta delegazione unitamente ad un altro gruppo, ovviamente della sottosezione di Enna, con in testa la presidente Loredana Zarbà, che ineffabilmente ha fatto gli onori di casa.
I volontari hanno portato così, un raggio di speranza oltre le sbarre. Va ricordato che giorno 11 ricadeva la memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, apparsa a Santa Bernadette l’11 febbraio del 1858, e in tale data ogni anno la Chiesa celebra la giornata mondiale dell’ammalato. È chiaro che gli unitalsiani dei quali fa parte orgogliosamente anche chi scrive, si rivolgono principalmente agli ammalati e ai disabili ma è altrettanto scontato che sicuramente, tra i detenuti, così come tra la cosiddetta gente “perbene “ e “perbenista” che affolla i salotti della buona società e di certa politica, ci sono tanti ammalati nello spirito, è questa è una malattia seria che merita e si attende vicinanza, affetto e amore da parte del prossimo, quindi ben vengano, con la loro importante formazione spirituale, i volontari Unitalsi, anche nelle carceri.
E se ciò è avvenuto nel carcere di Enna lo si deve senz’altro alla sensibilità del dinamico padre Giacomo Zangara, cappellano della casa circondariale, che come sempre ha saputo intuire e ha colto questo, come tanti altri bisogni della comunità carceraria ennese. E non si può non spendere una parola nei confronti degli Agenti di Polizia Penitenziaria che si prodigano con sacrificio nel lavoro nonché del personale civile tutto. “L’Eucaristia. – dice padre Giacomo che ha concelebrato – è stata un momento di profonda commozione, reso ancora più suggestivo dall’animazione della corale dei detenuti, che con il canto hanno dato voce a un desiderio comune di speranza e riscatto”. I partecipanti hanno accolto con gratitudine la presenza di chi ha scelto di donare il proprio tempo per portare una parola di luce in un luogo di isolamento. Oltre il rito, è stata l’occasione per riconoscersi fratelli, abbattendo idealmente le mura del pregiudizio attraverso la solidarietà. E’ stata una giornata densa di emozioni, che ha ricordato a tutti come la “guarigione” passi spesso attraverso un gesto di vicinanza e uno sguardo carico di umanità.




