Amati e chiamati all’amore (seconda parte )

di I Coniugi    Sebastiano e Maria Fascetta

1.Ma è proprio necessario  parlare di vocazione?

La vita umana è vocazione. Noi non siamo posti per caso in questo mondo. La fede ci aiuta a comprendere che siamo dono di Dio, siamo amati, pensati, creati, accompagnati, custoditi da Dio…«Sceglie bene, sceglie effettivamente, soltanto colui che è scelto»[1]

Questo è il compito delle comunità cristiane: aiutare le persone che si preparano al sacramento del matrimonio a comprendere il senso della loro vocazione per riconoscere l’essere dono di Dio, donati da Dio, donati in Dio.

La vocazione è strettamente legata al desiderio, non è qualcosa di predeterminato da Dio. Non sceglie Dio al nostro posto, siamo noi a scegliere la persona d’amare. La decisione è affidata a noi perché si tratta di prendere coscienza del nostro più vero desiderio. Dio desidera ciò che noi desideriamo in profondità. Allo stesso modo noi, per fede, desideriamo ciò che Dio desidera in profondità: la nostra felicità per una vita piena, fiorita, feconda.

La vocazione non è castrazione della vita ma liberazione da ogni costrizione che ci porta a chiuderci nel nostro io possessivo e delirante. La vocazione è apertura a Dio e apertura all’altro. Siamo chiamati da Dio a uscire dal nostro egoismo, dalla nostra “terra”, dalle nostre sicurezza, come Abramo, per andare verso noi stessi e verso gli altri.

Quando incontriamo la persona amata ci apriamo ancor di più al senso del nostro vivere. L’amore vero, maturo, autentico, libera e potenzia l’unicità di ciascuno in vista della relazione.

La vocazione rivela il fatto che nessuno è autosufficiente, ma è ontologicamente incontro. Noi siamo incontro, siamo chiamati a libertà e dunque alla relazione con gli altri. La vocazione ci libera da una sorta di solipsismo infantile e delirante.

2 Chiamati: trovare il senso della vocazione.

“Il matrimonio è una vocazione, in quanto è una risposta alla specifica chiamata a vivere l’amore coniugale come segno”  (AL7 2)

Viviamo in un tempo in cui è necessario aiutare coloro che decidono di sposarsi o che sono già sposati a trovare il senso di una vocazione, intesa come una chiamata capace di dare senso alla vita matrimoniale, nella duplice accezione di “significato” e “direzione”.

La vocazione cristiana è , anzitutto, radicata nel Battesimo a partire dal quale riceviamo :

  • il “senso” cioè il significato della vita come dono rigenerato continuamente dall’amore di Dio, rivelato attraverso l’evento Cristo.
  • la “direzione”, il percorso, il cammino da intraprendere per diventare ciò che siamo chiamati a essere .

Non è semplice, nel contesto in cui viviamo, comprendere il senso della vocazione in quanto siamo sempre più spinti a fidarci esclusivamente delle nostre capacità per soddisfare in maniera sempre più autonoma i nostri bisogni, coltivando una visione di vita sempre più sganciata da una concezione relazionale. «L’io postmoderno si trova allora esposto a fluttuazioni imprevedibili, che deve governare tendenzialmente da sé: venuta meno la forza dell’interpellazione, della chiamata dell’Altro in grado di sostenere la dialettica dell’affidamento e dell’auto-riconoscimento, ognuno di noi resta affidato soltanto a sè stesso e dalla propria libertà di discernimento e di progettazione.»[2] L’effetto di tale condizione è la perdita del senso comunitario, relazionale, che induce a posture esistenziali sempre più deresponsabilizzate, autocentrate.

  1. La vocazione come apertura all’altro

La vocazione,invece, è apertura, scoperta di ciò che ci appassiona e  responsabilizza, liberandoci dal «circolo chiuso della propria autorealizzazione»[3] La chiamata «è la gioia dell’aperto, che si rivolge al soggetto e lo chiama a sé per tirarlo fuori dalla caverna dei suoi idoli, riportandolo a ciò che gli è più intimo-ovvero altrove»[4] Si tratta di un vero e proprio esodo dal proprio ego, uscita dalla propria terra di sicurezza, dai propri idoli, per aprirsi all’Altro.

Solo se scopriamo la nostra passione/vocazione possiamo sperimentare la vera gioia di pervenire al senso del proprio dell’essere. Ogni vocazione è cammino verso il compimento di sé. Questo vale anche per il sacramento del matrimonio quale via di santificazione dei coniugi, ovvero di compimento di sé nella relazione.

La vocazione è sentire che il proprio desiderio, quello vero, è a fondamento del proprio  essere. Il peccato in profondità è venir meno al proprio desiderio, alla propria vocazione. Non a caso in ebraico peccare significa mancare il bersaglio, mancare il senso della vita, ovvero non corrisponde al proprio autentico desiderio che non va mai confuso con la soddisfazione dei propri bisogni. «Per questo, il desiderio fra gli amanti è umano se non è mai unicamente desiderio del corpo, ma sempre anche desiderio dell’altro: il soggetto vuole cioè essere desiderato, amato, riconosciuto nella sua propria singolarità, nella sua verità di essere umano »[5]

  1. Chiamati a libertà

Grazia e libertà sono interconnessi all’interno di ogni vera vocazione sacramentale. La libertà come esperienza di sentirsi scelti, amati, eletti da Dio e quindi di affidarsi a lui. I coniugi consapevoli della loro vocazione matrimoniale sanno di essere affidati a Dio e affidati da Dio. La libertà, come afferma l’apostolo Paolo, non può essere pensata come possesso ma come vocazione : «chiamati a libertà» ( Gal 5,13). La libertà è quello spazio che ci spinge vero un rapporto con l’Altro e che ci interpella continuamente. Possiamo scegliere la persona amata perché siamo a nostra volta scelti, anzitutto, da Dio. Essere scelti significa essere amati. La vocazione è chiamata alla libertà e non all’obbedienza a un progetto predeterminato. La libertà si radica nel desiderio, nell’ascolto profondo e autentico di ciò che abita il nostro cuore. In questo senso la vita matrimoniale è vocazione, perché corrisponde al desiderio profondo di trovare attraverso l’amore espresso con la persona scelta la verità di se stessi nella relazione con l’altro/a da sé. Si tratta di un percorso che esige fede, speranza e carità.  Siamo chiamati a libertà cioè a ritrovare nell’amore uomo-donna le coordinate esistenziali per crescere, maturare, progredire nella felicità, in Cristo Gesù.

     5. Ogni chiamata presuppone ascolto

Fatichiamo, inoltre, ad ascoltare la Voce di Dio che risuona nella nostra coscienza. Non siamo più esercitati all’arte dell’ascolto. Anche in ambito cristiano non si approfondisce l’arte dell’auto-ascolto, dell’osservazione di sé, dell’ascolto della Parola, degli eventi… Non c’è nelle nostre comunità cristiane attenzione al silenzio, all’interiorità.

Fatichiamo a far posto in noi e nella nostra vita a una Voce altra, a Qualcuno che ci interpella. La voce di Dio non è qualcosa di rumoroso , non  s’impone alla nostra coscienza, piuttosto, è una Voce sottile di silenzio ( cf 1 Re 19), che risuona in noi con delicatezza; somiglia a un bussare leggero e delicato alla porta del nostro cuore ( cf Ap 3,20), che attende che qualcuno apra.

La vocazione è apertura a Dio nel quotidiano, nelle cose piccole, ordinarie. Non si tratta di ricevere apparizioni o segni portentosi, ma di educarsi all’ascolto nel quotidiano. Per accogliere la vocazione bisogna allenare il cuore, allenare la nostra fede per riconoscere Dio nell’invisibile, negli interstizi della vita umana.

La vocazione è il connubio tra cielo e terra, tra umanità e grazia di Dio. Il senso inteso come significato della vocazione consiste nel vivere la dimensione orizzontale e verticale, l’immanenza e la trascendenza. Questo vale ancor di più in quanto battezzati.

Il matrimonio è «una chiamata cui rispondere insieme, una chiamata a vivere in modo nuovo la loro identità battesimale, per vivere in Cristo il loro diventare una carne sola. Sono chiamati ad esprimere una presenza e un volto nuovo di Gesù attraverso il loro matrimonio.» [6]

[1]G. Deleuze
[2]I.GUANZINI, Filosofia della gioia. Ed. Ponte alle grazie.Milano, 2021, p. 109
[3]Ibidem p.113
[4]Ibidem p. 114
[5]I.GUANZINI Seminario di studio – sabato 21 ottobre 2017 Milano – Convento di sant’Angelo
[6]Don Renzo Bonetti

 

 

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