“I santi sono i veri riformatori. Solo dai santi, solo da Dio viene la vera rivoluzione, il cambiamento decisivo del mondo. Essi sono la scia luminosa di Dio che egli stesso nella storia e lungo la storia ha tracciato e traccia ancora“. Le parole di Benedetto XVI hanno accompagnato e illuminato l’esperienza che abbiamo vissuto come delegazione del Seminario Vescovile di Piazza Armerina, recandoci a Roma dal 3 al 5 gennaio 2025 per partecipare alla 49ª edizione del Convegno Nazionale Vocazioni, organizzato dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni.
Il tema del Convegno, “Aspirate alla santità ovunque siate”, ha raccolto e rilanciato l’invito che il Romano Pontefice Leone XIV ha rivolto ai giovani durante il Giubileo a loro dedicato.
Le riflessioni delle diverse sessioni si sono concentrate sul messaggio consegnatoci dal Santo Padre, che ha indicato in Gesù Cristo il fondamento della nostra speranza e il punto di riferimento per una vita capace di puntare in alto. Un appello forte a non accontentarsi di una fede mediocre, ma a coltivare ogni giorno l’amicizia con il Signore attraverso l’ascolto della Parola, la preghiera, l’adorazione eucaristica, i sacramenti e la carità, per permettere alla luce del Vangelo di crescere in noi e attorno a noi, ovunque siamo chiamati a vivere.
Memorabili sono state le lectio sanctitatis tenute dalla prof.ssa Lodivica Maria Zanet, che hanno scandito le tre giornate come un filo rosso, presentandoci figure di santità poco conosciute, ma capaci di parlare con forza al nostro presente, proprio perché hanno vissuto il Vangelo spesso nel nascondimento.
Il primo giorno attraverso i santi giovani Manuel Foderà e Marco Gallo, abbiamo contemplato l’amore preveniente di Dio, che non chiede niente, dà tutto e che può davvero trasfigurare delle vite.
Nel secondo giorno, con suor Maria Consolata Betrone e la beata Giuseppina Catanea, abbiamo varcato la soglia della clausura attraverso il carisma delle clarisse cappuccine e delle carmelitane scalze, scoprendo come la grata non sia una separazione dal mondo, ma un’individuazione di un luogo missionario dove incontrare continuamente i fratelli nella preghiera e nell’offerta.
Nel terzo giorno, infine, il nostro sguardo si è proiettato nel territorio di missione attraverso le figure di Carlo Salerio e Mario Borzaga, testimoni di un “sì” rinnovato anche nella prova, radicato in una fede capace di dono totale.
Attraverso i laboratori di pastorale vocazionale e le prospettive della tavola rotonda, abbiamo potuto vivere una Chiesa realmente sinodale, cioè una pluralità di voci ed esperienze che, partendo dalla vita concreta, condivide prospettive diverse sull’ecclesialità, passando dal mondo della pastorale giovanile a quella delle famiglie, dal mondo della salute a quella del dialogo ecumenico e interreligioso, fino a un impegno sulla tutela dei minori.
Fondamentale anche il contributo del prof. don Mario Torcivia, che parlandoci dei santi come un “quinto Vangelo”, ha anticipato in qualche modo le parole pronunciate da Papa Leone XIV, nella celebrazione conclusiva del Giubileo Ordinario a cui abbiamo preso parte: “Ogni volta che si tratta delle manifestazioni di Dio, la Sacra Scrittura non nasconde questo tipo di contrasti: gioia e turbamento, resistenza e obbedienza, paura e desiderio. Celebriamo oggi l’Epifania del Signore, consapevoli che in sua presenza nulla rimane come prima. Questo è l’inizio della speranza. Dio si rivela e nulla può restare fermo”. Con queste parole, il Romano Pontefice ha delineato delle virtù fondamentali e contrastanti per aspirare alla santità, indicando nel contrasto non la fine, ma l’inizio di un nuovo cammino dettato dalla luce della speranza.
Resteranno forti in noi anche le domande che il pontefice ha posto a ciascuno di noi: “Varcando la porta santa che cosa abbiamo trovato? Quali cuori, quale attenzione, quale corrispondenza?”
Tali interrogativi devono accompagnare la nostra vita affinché, come i Magi, possiamo essere persone che accettano la sfida del viaggio, rischiano in un mondo travagliato come il nostro per molti versi respingente e pericoloso e, sentono l’esigenza di andare e di cercare Cristo nella novità della vita, Colui che è la vera novità, facendosi fragile nell’umile mangiatoia di Betlemme.
Queste due esperienze, che porteremo nel nostro cammino vocazionale, ci hanno fatto porgere delle domande vive ed attuali per noi che siamo i chiamati dal Signore: C’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino?
Queste domande dovrebbero mettere ciascuno di noi in discussione affinché nel nostro cammino possiamo conoscere nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel lontano un vicino, nel diverso un compagno di viaggio e, al tempo stesso non ridurre le nostre chiese in monumenti, ma in case che ospitano, che resistano unite alle lusinghe del nemico. Solo agendo in questo modo la luce del giubileo che abbiamo vissuto é entrata nella nostra vita e ha reso ciascuno di noi pellegrini di speranza travolti dall’amore di Dio che è venuto in mezzo a noi.

