“Ero in carcere e mi avete visitato”. É Gesú, per primo, che con queste parole sancisce il rispetto verso l’essere umano che sconta una pena carceraria. E nel rispetto di questa “Parola” , il vescovo di Nicosia,
mons. Giuseppe Schillaci, si è recato in visita al carcere di Enna, dove, oltre a celebrare la santa messa, accolto dal vulcanico cappellano della casa circondariale e parroco di San Giovanni Battista, padre Giacomo Zangara, ha ritenuto importante compiere il gesto di salutare con una stretta di mano tutti i detenuti. Ciò è avvenuto nella vigilia dell’Epifania.
Nella mattinata il gruppo “Madonna della Catena” presieduto da Rachele Russo, che svolge attività di volontariato presso l’istituto penitenziario dedicato a Luigi Bodenza, agente di polizia penitenziaria, ennese, assassinato dalla mafia nel 1994 ha animato un momento di svago, con una tombola alla quale hanno partecipato i detenuti. La giornata, oltre che dal cappellano, é stata fortemente voluta dal direttore del carcere Sergio Santoro. Presenti, attivamente, gli agenti di polizia penitenziaria guidati nell’occasione, dal vice comandante Gaetano Tornabene (il comandante, va ricordato é Carlo Di Blasi Petrantoni). Il direttore ha porto il saluto al vescovo, e ai detenuti, e ha ringraziato il corpo di polizia penitenziaria, sempre presente, anche nei giorni festivi. Padre Giacomo ha ringraziato il vescovo per l’attenzione che rivolge verso i detenuti , rivolgendo loro con una parola di speranza. Il sacerdote, da noi sentito telefonicamente ci ha poi detto: “Come sottolineato dal vescovo durante l’omelia, Gesù Bambino si manifesta ai pastori che non erano quelli di oggi, ovvero coloro i quali si prendono cura soltanto delle pecore. A quei tempi, infatti, la figura del pastore si identificava con l’emarginato, con colui che stava ai confini della società” Ed in effetti si avverte l’esigenza di una Chiesa “Ospedale da campo” e non da salotto, ovvero una Chiesa che si rechi nelle carceri, nei bassifondi delle città grandi e piccole, in mezzo ai tossici e ai barboni e qui porti Cristo Risorto, quindi la Speranza, e i presupposti cominciano a esserci. Presente anche l’equipe dell’Area Educativa il cui ruolo è fondamentale, ed è guidata da Elena D’Amore. Difatti, in parte, dal lavoro che compiono gli educatori, dipenderà la vita che i detenuti intraprenderanno una volta usciti dal carcere. Ha animato la Messa il coro del carcere di Enna composto dai detenuti e guidati dal maestro Roberto Mistretta. Presente anche il diacono Filippo Marino che svolge laboratorio teatrale in carcere per conto della Caritas e collaboratore di padre Giacomo.

