3 Gennaio 2026

Sacerdote da 65 anni era originario di Niscemi

All’età di 90 anni ha chiuso la sua giornata terrena don Salvatore Pepi

I funerali nella chiesa che lui ha costruito

di Redazione

Alle ore 4 del mattino di sabato 3 gennaio, si è spento serenamente nella fede del Cristo don Salvatore Pepi.  Nato a Niscemi 90 anni fa (28 maggio 1935), don Salvatore era sacerdote da 66 anni. Era stato ordinato sacerdote da mons. Antonino Catarella il 28 giugno del 1959. I funerali saranno celebrati lunedì mattina alle ore 11 presso la parrocchia Sacro Cuore di Niscemi.

Riportiamo di seguito un articolo scritto da don Pino Giuliana in occasione del 50° anniversario sacerdotale (28 giugno 2009) di don Salvatore

Il 28 giugno è il 50° anniversario dell’ordinazione di don Salvatore Pepi. La fausta ricorrenza viene celebrata nella sua parrocchia di san Giuseppe a Niscemi alla presenza del vescovo.

Giorno dopo giorno, anno dopo anno, cinquant’anni di sacerdozio, di grande grazia anche per la sua Niscemi. Oggi è parroco a S. Giuseppe, dopo essere stato il primo Parroco, ed avere iniziata e costruita quella del S. Cuore (1965). Agli inizi fu cappellano al Purgatorio. Il suo peregrinare, pur nell’ambito del paese, è stato il segno della sua disponibilità alla Chiesa, ai vescovi, ad andare lì ove emergeva un bisogno particolare, dove la sua azione poteva affiancare, sostenere o continuare l’opera di sacerdoti che lui continua a stimare, i compianti P. Luciano Tizza e Saverio Alessandrà.

In questi ultimi anni s’è dedicato con entusiasmo e minuziosità a riprendere dagli archivi (salvati in parte per la sua attenzione) notizie riguardanti Niscemi, in particolare le chiese, e i sacerdoti del Novecento, su cui ha scritto un opuscolo, come dono ai fedeli per il suo Giubileo sacerdotale. Un gesto in più di amore al suo paese e al clero. Tenace, il recupero delle radici storiche locali per lui passa attraverso gli uomini (i tanti sacerdoti), e le loro opere (le artistiche chiese). Ciò non è un limite ma un rilancio della presenza della Chiesa. Essa ha saldato gli animi nelle devozioni, particolari la Madonna del Bosco, l’Addolorata, S. Giuseppe. Ha posto degli interrogativi rimasti senza le adeguate risposte per la non continuità dell’azione comune, avvertendone il disagio.

Il suo sentire spirituale, sacerdotale e pastorale è nella dimensione del servizio, della disponibilità Quando la parrocchia Purgatorio andava espandendosi in nuovi popolosi quartieri colse l’ansia del parroco Tizza e si avventurò in una nuova parrocchia con la chiesa in un garage, facendone la casa di Dio tra le case degli uomini. Non s’è fermato a godere di quanto aveva realizzato con l’aiuto di Dio, dei superiori e tante sue fatiche, (molto spesso considerate – non solo per lui – ovvie e non riconosciute). Niscemi ha un complesso parrocchiale, una chiesa in più per la sua dedizione e il suo sacrificio. Non s’è fermato ma è emigrato nella parrocchia S. Giuseppe, affrontando altre difficoltà, ivi compresa la chiusura temporanea della chiesa per danni alle strutture. Ma come per ogni sacerdote le difficoltà primarie sono quelle pastorali, per un popolo che spesso vuole sentirsi dire quello che gli aggrada. L’essere scomodi fa parte della fedeltà a Cristo e alla Chiesa.

La cittadinanza di Niscemi non ignora la sua presenza, anzi ne fa un evidente punto di riferimento, ammirando la sua costanza, la fedeltà e la correttezza. Gliene ha dato atto particolarmente in occasione di alcuni disturbi fisici. È rimasto sulla breccia a benedire il Signore, a servire la Chiesa.

Come compagno di studi, amico da sempre, ho voluto, pur in breve, attestargli la mia vicinanza, interpretando quella di molti. Il vescovo mons. Michele Pennisi, il clero l’hanno espressa in un unanime attestato.

 

don Pino Giuliana

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