23 Dicembre 2025

ENNA Mons. Gisana celebra la Messa all’ospedale

di Mario Antonio Filippo Pio Pagaria

Il vescovo monsignor Rosario Gisana ha celebrato domenica mattina la santa messa in ospedale ad Enna. Accanto a lui,  sull’altare, padre Filippo Salerno, cappellano del nosocomio, il diacono Salvatore Orlando e il ministrante Claudio Abbate.  Presenti alcuni ammalati e personale sanitario, nonché le persone che abitualmente frequentano la santa eucaristia quotidiana presso la cappella ospedaliera.
“Tenevo molto a celebrare con voi e con gli ammalati – ha detto monsignor Gisana – sono i piccoli,  i poveri e  gli ammalati,  che compiono quest’opera importante di solidarietà, senza che nessuno sappia, sono  loro che  si offrono silenziosamente, in maniera conscia o inconscia e noi dobbiamo essergli grati”.
Poi, il presule, come sua rigorosa abitudine si è attenuto a spiegare la Parola del giorno domenicale, in questo caso quella della IV domenica di Avvento che trattava l’argomento dell’obbedienza nella fede. È ovvio che quando si parla di obbedienza e fede non si possono non collegare questi due principi con il mondo della sofferenza, per cui, ogni volta, non a caso, ma sicuramente per intervento provvidenziale, il tema delle omelie del vescovo, come lui stesso ha spesso evidenziato, ha trovato terreno fertile nell’ aggancio con il drammatico quanto complesso universo della sofferenza fisica e spirituale:
“Per noi cristiani questo è un momento forte – ha detto Gisana – Gesù di Nazareth non fu un semplice uomo e lo si vede dalle parole programmatiche che egli rivolge a Giovanni il Battista, ovvero ‘ i ciechi vedono gli zoppi camminano’. Gesù – ha proseguito don Rosario – rivolge attenzione a tutti gli ammalati non solo nel corpo ma anche nello spirito”. Per il vescovo la singolarità è nel fatto che Gesù é il figlio di Dio ed il suo bisogno è quello di suscitare l’obbedienza nella fede senza portare novità politiche che non appartengono al suo mondo, quello dell’eternità: “ Così dobbiamo essere.É una grande sfida e appartiene a forme di maturazione che hanno tempi lunghi e complessi. La Parola di domenica e contestualizzata nel momento storico in cui Israele sta per essere invaso dagli Assiri e quando il popolo si rivolge a Dio , lui per bocca del profeta Isaia fa sapere che un bambino nascerà… una risposta un pò banale… un bambino cosa potrà fare contro gli assiri? E difatti Gesù non è il risolutore politico, ma colui che porta la salvezza attraverso la pace, l’amore e il perdono. Mai più di oggi, in un mondo dove si ode soltanto la prepotenza, l’intolleranza e il fragore delle armi, il kerigma è più attuale. “E l’obbedienza nella fede – ha proseguito monsignor Gisana – si coglie in Giuseppe, quando per fede accetta di non ripudiare Maria e di accettare di essere il padre putativo del Cristo. La richiesta rasenta la pretesa e lui deve credere a ciò che sembra assurdo: un bambino nascerà per opera dello Spirito Santo. E per noi deve essere la stessa cosa, tutto dipende dalla nostra relazione con Dio, se la nostra fede non è ben alimentata (dall’Eucaristia, dall’ascolto della Parola, dalla preghiera), tutto sfuma”. Ed ancora: “Maria, pur dicendo di non conoscere uomo, obbedisce nella fede”. L’Arcangelo Gabriele, per aiutarla a confidare in Dio le porta l’esempio di sua cugina “Vedi Elisabetta tua cugina, che tutti dicevano sterile, è già al quinto mese. Nulla è impossibile a Dio”. Insomma, la predica di monsignor Gisana è stata imperniata su un atto di immensa fede che il vescovo ha voluto testimoniare soprattutto agli ammalati nel corpo e nello spirito, sottolineando che la fede, in complemento con la preghiera e con i sacramenti ha una potenza immensa. “Se aveste fede quanto un granello di senape potreste spostare le montagne”. Ed ancora va ricordata una celebre frase di Santa Teresa di Gesù (Avila): “Se solo conosceste la potenza della preghiera!”. Ciascuno di noi – ha concluso don Rosario – deve compiere un atto di fiducia che travalica la razionalità  e credere in ciò che ai nostri occhi razionali potrebbe sembrare impossibile. Ad obbedire a Dio ci si indovina sempre perché è nostro Padre e il padre non farebbe mai male ai propri figli”
Al termine della messa padre Filippo ha ringraziato il vescovo per la sua presenza e per la sua vicinanza: “I malati con la loro presenza silenziosa e orante contribuiscono alla redenzione dell’umanità ed è importante, eccellenza, sancire, come è stato questa mattina,  la nostra unione con il pastore perché possiamo essere gratificati nella fede. Oggi questa riflessione ci aiuta ad accompagnarci verso il Natale dove se  non c’è obbedienza alla fede non c’è amore verso Dio”

 

 

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