19 Dicembre 2025

… la luce si spense nel paese dei Siculi. Fu per sempre

Fine di un ethnos: Ducezio è morto

di  Nino Costanzo

La grande epoca dei Siculi ebbe fine nel 460 a.C. con la caduta di Ducezio, loro re e condottiero, dopo aver regnato per ben 574 anni lasciando veri miraggi di opere d’arte in ogni luogo del Mezzogiorno di Sicilia. Ducezio nacque a Nea (Noto) nel 488 a.C. da nobile famiglia. Innalzato il segnale della rivolta, chiamò sotto il suo vessillo tutti i Siculi del Mezzogiorno divenendo il loro capo supremo. Nel 459 a.C. riunì in una sola Lega tutte le città siciliote, ad eccezione di Jbla, non si sa se la Erea o la Etnea, perché a quel tempo esistevano tre Ible, la prima detta Hybla Magna, situata sul versante sud dell’Etna (l’odierna Paternò), poi detta anche ‘IblaGaleotis’; la seconda era la Hybla Parva, ossia la Piccola Megara, fondata nel 730 a.C. sulle rive dello Jonio presso la foce del Cantara a10 Km da Siracusa (l’odierna Augusta); la terza si chiamava Hybla Minore, ovvero Heraea, la meno conosciuta delle tre: pare che fosse situata sul declivio dei monti Iblei a 60 km. da Siracusa e sarebbe da identificare con l’attuale Ragusa oppure con Alybas (oggi Avola antica). Nel 448 a.C. rinvigorì Menai (Mineo), già preistorica, e conquistò la forte posizione di Morganzia (Agnone). La capitale della sua citata Lega fu Paliké, città nei pressi di Adrano verso il Capo degli dei Palici, fondata da Ducezio nel 453 a.C. Nel 458 a.C. Ducezio iniziò le ostilità contro i Greci assalendo e riconquistando Etna (l’attuale Catania) e Inessa, città un tempo nei pressi di Mascali, quindi si gettò sul castello di Mozia (oggi isola di S.Pantaleo), ch’era posseduta dagli Akragas (Agrigentini) e, con incredibile audacia, molestava Siracusa. I popoli guerrieri Siculi, che avevano osato sfidare Siracusa, dopo duri e sanguinosi combattimenti, comandati e guidati dal generale Bolcone, furono sconfitti e passati per le armi. Sospese le ostilità in inverno, furono riprese in primavera con la conquista di Mozia ma la reazione siracusana, in una furiosa battaglia presso Nome, determinò la totale sconfitta dei Siculi coinvolgendo l’ascesa di Ducezio il quale, considerando il proseguimento delle operazioni impossibili si recò a Siracusa per alcune segrete trattative ma, scoperto da alcuni soldati, stava per essere giustiziato quando, per sua fortuna, prevalse il Consiglio degli Ottimati, i quali decisero di inviarlo in esilio a Corinto; era l’anno 457 a.C. Pochi anni dopo Ducezio riuscì ad evadere dall’esilio e sbarcato in Sicilia fondò, con alcuni suoi seguaci fedeli, la città di Calacta (455 a.C.) che sarebbe l’odierna Caronia. Il ritorno di Ducezio dispiacque molto agli Agrigentini, i quali considerarono ciò un tradimento da parte dei Siracusani e, convinti di essere stati traditi, scesero sul campo di battaglia ma furono strepitosamente vinti ad Imera (l’odierna Termini Imerese) nel 454 a.C. Il grande condottiero siculo ebbe sempre maggiore autorità sui connazionali fra i quali tentò la creazione di una nuova Lega aiutato da Arconidas, principe di Herbita (l’odierna Nicosia), ma la morte lo colpì nel fiore del suo splendore nell’anno 440 a.C. a soli 48 anni. Con Ducezio si spense per sempre la fiaccola della speranza dell’indipendenza Sicula. Siracusa ereditò la signoria di tutte le città Sicule ad eccezione, come afferma Diodoro, di Trinacria, che dovette conquistare a viva forza.Poco dopo la morte di Ducezio, “cadde l’ultimo avamposto della resistenza sicula: la forte e superba città sicula di Trinakie, sito che ancora non è stato del tutto identificato, anche se potrebbe trattarsi come è stato proposto da alcuni studiosi della stessa città dei Palici o meglio della sua acropoli. Qui i Siculi dettero prova ancora una volta del loro coraggio resistendo da soli, privi di alleati, al potente esercito inviato da Siracusa, che avanzava con terribile clangore, e morendo eroicamente tutti, anche gli anziani che preferirono suicidarsi pur di non subire le sevizie conseguenti alla cattura. La città viene conseguentemente distrutta, i pochi superstiti venduti come schiavi e la decima del bottino inviata a Delfi come gratitudine”. Uno stimolo per la ripresa e l’approfondimento del mondo siculo è venuto da parte della ricerca archeologica che in questi ultimi anni ha affinato mezzi e metodologie di indagine, senza trascurare l’approccio antropologico, apportando così un valido contributo nella ricostruzione di aspetti e momenti particolari della loro storia.Il mito di Ducezio, scrive nella sua pubblicazione ‘Ducezio e i Siculi’ Mimmo Chisari (impegnato nel campo della tutela e della salvaguardia dei Beni Culturali e Ambientali di Sicilia Antica), “è ancora vivo e coalizza nel suo simbolo di libertà e indipendenza della Sicilia centri culturali, movimenti, gruppi di appassionati e dilettanti non specialisti della Storia siciliana, iniziative verso uno sviluppo economico, turistico e commerciale dell’antico territorio, fulcro delle vicende del leader siculo, delimitato e definito come ‘Le terre di Ducezio, il Castello Ducezio di Mineo e il Palazzo Ducezio -1760- di Noto con la Sala degli specchi’ affrescata con le allegorie di Ducezio sono meta di turismo scolastico e culturale mentre il romanzo ‘Ducezio re dei Siculi’ scritto da Valentino Dardani ha riscosso un buon successo soprattutto fra studenti e giovani lettori. Artisti e pittori si sono al dux siculo riproducendolo in opere pittoriche -Franco Tumino, il pittore di Noto con il trittico su Ducezio-e fumetti -tavole di Totò Calì in esposizione alle Ciminiere di Catania nel 2007, adattamento testi Angelo Scandurra. Suggestivo, nella sua ambientazione, soprattutto il poema multimediale interattivo di contenuto storico-archeologico ‘Canto siculo per Ducezio’ di Giuseppe Bazzana e Letizia Di Mauro, che fa rivivere le eroiche gesta del condottiero siculo suscitando tante passioni ed emozioni al pari di una tragedia greca”.Possal’epos dei Siculi essere ancora, nel futuro, oggetto di studio e di rinnovato interesse da parte di archeologi e di esperti, nonché di cultori e studiosi per consentire una conoscenza sempre più ampia della Storia della nostra Isola.

 

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