L’avventura dell’amore di coppia

Vivere i conflitti e lavorare su di sé

di Sebastiano e Maria Fascetta

a cura di Sebastiano e Maria Fascetta
(Consulenti della persona, della coppia e della famiglia. L. 4/2013)

Accompagnando e ascoltando alcune coppie che vivono situazioni di crisi ordinaria ci rendiamo conto che molto dipende dal modo di relazionarsi l’un l’altro. Ognuno di noi è relazione; è il frutto delle relazioni vissute ( genitori, parenti…) e che continua a vivere. Non c’è vita umana possibile senza relazione. Siamo fatti, costruiti, creati per aprirci all’incontro con l’altro/a.

Gli altri determinano la nostra identità. Soprattutto, la relazione con i nostri genitori e con le persone di riferimento, sin dalla nostra più tenera età, sono determinati per il nostro sviluppo umano, cognitivo, affettivo e psicologico.

Ciascuno di noi è in qualche misura espressione di altri, porta in sé l’amore ma anche le ferite vissute sin dalla relazione genitoriale. Tutto questo ci determina e spesso può condizionare in positivo o in negativo il nostro modo di relazionarci con il nostro partner.

Siamo tutti feriti e tutti causiamo ferite. Esserne consapevoli significa imparare a conoscersi attraverso un necessario lavoro interiore; imparare ad ascoltarsi per sviluppare e acquisire una buona maturità affettiva.

Se trascuriamo la cura di noi stessi, della nostra dimensione interiore e non siamo aiutati a riconoscere determinati miti, mandati o ingiunzioni che abbiamo introiettato sin dall’infanzia, corriamo il rischio di essere in balia d’impulsi di rabbia, rancore, insoddisfazione…che compromettono la relazione di coppia.

Pensiamo che la nostra felicità, il nostro benessere psico fisico, dipenda esclusivamente dal comportamento del nostro partner, senza renderci conto che tutto o quasi dipende da quello che ci portiamo dentro.

La relazione di coppia non può mai essere strumentalizzata per il raggiungimento della propria felicità. Non si decide di vivere insieme un amore sincero e duraturo per compensare i proprio vuoti affettivi. In questo caso l’amore è disfunzionale e può generare patologie. Amare è sempre un esodo da se, un cammino di uscita dal proprio ego per decentrarsi da sé e aprirsi all’altro/a.

Amare non è cercare sicurezze ma rischiare, avventurarsi, con curiosità, passione ed entusiasmo.

Le ferite relazionali ricevute sin dall’infanzia se non assunte, accolte, attraversate possono sedimentarsi e condizionare fortemente il nostro modo interiore, emotivo e cognitivo, sino a determinare delle vere e proprie distorsioni e disfunzioni relazionali.

Una tra le tante forme errate d’intendere l’amore è quello di meritarlo. Questo è un meccanismo che ci è stato inculcato sin dall’infanzia, soprattutto, attraverso lo schema : buono-premio, cattivo-punizione.

Siamo stati, con molta probabilità, abituati a meritare l’approvazione e il riconoscimento degli altri, a partire dai nostri genitori e parenti più stretti. Questo implicava una forma di adattamento al sistema familiare per cercare di corrispondere alle aspettative degli altri.

Il prezzo da pagare in questo meccanismo è quello di mortificare i propri desideri, di mettere a tacere le proprie emozioni sino a cercare di anestetizzarle, per assumere il ruolo di figli o figlie “buoni”, “bravi”, che non fanno arrabbiare mamma e papà.

Condizionati da questo meccanismo di adattamento ci siamo costruiti delle vere e proprie maschere per essere conformi alle attese altrui, per sopravvivere e non attraversare l’incomprensione, la solitudine.

Non prendere coscienza di questi meccanismi significa accumulare paura, attese, pretese che in qualche modo si riversano all’interno della relazione di coppia. Siamo in questo modo convinti che per meritare l’amore del nostro partner dobbiamo assecondarlo sforzandoci di evitare i conflitti, mortificando il nostro sentire, volere, desiderare.

Ovviamente ogni vera relazione ha le sue regole ed è evidente che bisogna sapersi armonizzare. Ma un conto è crescere uniti altra cosa è uniformarsi alle aspettative e pretendere che il partner sia a nostra immagine e somiglianza.

Questo meccanismo porta a non vivere bene i conflitti o addirittura a ritenere che i conflitti siano da eliminare, evitare. Non c’è amore se non è litigarello. I conflitti fanno parte dell’amore, della relazione tra due persone diverse ma non distanti.

Da dove nasce il conflitto? Dal fatto che siamo diversi e che affermiamo la nostra diversità, unicità, soggettività. L’unità non è uniformità. Amarsi non è pesarla allo stesso modo, avere i medesimi interessi o fare le stesse cose, ma vivere la diversità come occasione per rendere vivo l’amore. La diversità arricchisce e non impoverisce la relazione.

L’amore di attrazione nasce proprio perché siamo diversi. La donna attira l’uomo e viceversa. Questa reciproca attrazione erotica, che poi può diventare agapica, si radica nella diversità significativamente espressa dalla sessualità. A livello fisico, corporeo l’uomo e diverso dalla donna e per tale motivo entrambi sono attratti e chiamati a fare di questa diversità un armonia esistenziale.

Il conflitto è già inscritto nel corpo dell’uomo e della donna in quanto diversi. Non si tratta di un conflitto distruttivo ma costruttivo. Se, infatti, come stiamo cercando di affermare, i conflitti sono inevitabili, la stabilità di una coppia non dipende dall’evitarli ma dal saperli gestire, affrontare, attraversare.

L’intesa di coppia è frutto di un lavoro di ascolto reciproco, di comprensione, accoglienza, silenzio, ascolto, pazienza, riconciliazione, cambiamento, trasformazione.

Senza intesa non c’è intimità. L’intimità è un modo di parlare, comportarsi, compiere gesti di tenerezza per ri-innamorarsi. E’ un modo di ascoltarsi con pazienza per imparare a conoscersi. Prendersi cura delle parole è di fondamentale importanza per costruire relazioni di coppia sane.

Senza intimità non c’è vera sessualità, ma soltanto esercizio genitale.

Per concludere queste brevi considerazioni sulla fatica di amare per vivere relazioni di coppia sufficientemente sane, i passaggi da fare per gestire il conflitto sono:

– avere consapevolezza delle proprie strutture interne, schemi mentali, culturali, miti, mandati, ingiunzioni per evitare di esserne condizionati e di lasciare che meccanismi impulsivi determinano il nostro modo di relazionarci nella coppia cercando nel nostro partner il capro espiatorio;

– accogliere la propria unicità e la diversità del proprio partner come dono e non come ostacolo. Nella diversità ognuno manifesta se stesso e ciascuno impara a conoscere e amare il proprio partner;

– il partner non è oggetto della propria felicità. Questa dipende da ciascuno, da un lavoro personale, interiore di ascolto, conoscenza di sé, vita spirituale. Se non prendiamo contatto con il nostro mondo interiore e non ci prodighiamo per prendercene cura rischiamo di essere strumenti di forze negative e caotiche che possono condizionare la nostra vita e le nostre relazioni;

– l’amore non è un oggetto da meritare ma un dono, un’esperienza, un’energia vitale da condividere. Evitare nella vita di coppia di creare compromessi affettivi che mortificano la propria unicità e diversità. L’amore sano non crea dipendenze ma libertà. Essere uniti non significa pretendere che ci si debba intendere sempre, ma accogliere l’impossibilità d’intendersi senza farne però oggetto di divisione, violenza, distruzione.

Le parole del poeta di Rainer Maria Rilke sintetizzano bene quello che abbiamo cercato di dire:

Prendere l’amore sul serio, soffrirlo, impararlo come un lavoro: ecco, Friderich, ciò che è necessario ai giovani. La gente ha frainteso, come molte altre cose, il posto dell’amore nella vita: ne ha fato un gioco e un divertimento, perché scorgono nel gioco e nel divertimento una felicità maggiore che nel lavoro; ma non esiste felicità più grande del lavoro, e l’amore, per il fatto stesso di essere l’estrema felicità, non può essere altro che lavoro. Chi ama deve cercare di comportarsi come se fosse di fronte a un grande compito: sovente restare solo, rientrare in se stesso, concentrarsi, tenersi in pugno saldamente; deve lavorare; deve diventare qualcosa ( R. M. Rilke, Lettera a Friedrich )

Post scriptum : per informazioni su percorsi di coppia anche personalizzati rivolgersi a Sebastiano Fascetta 3386455583 e Maria Muzzicato 3468517244

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