12 Ottobre 2026

La vocazione di Matteo di Caravaggio

di Nino Costanzo

La vocazione di Matteo è uno dei capolavori più celebri di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, dipinto tra il 1599 e il 1600 per la Cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. L’opera rappresenta il momento culminante in cui Gesù individua Matteo, un gabelliere intento a contare il denaro insieme ad alcuni compagni, e lo chiama a seguirlo nella sua missione apostolica. La commissione del dipinto si deve al cardinale Matteo Contarelli, il quale, intorno al 1590, aveva lasciato fondi e istruzioni specifiche nel suo testamento per la decorazione di una cappella dedicata al suo omonimo San Matteo. Essa fu costruita nella chiesa di San Luigi dei Francesi, con una cupola affrescata dall’artista tardomanierista Giuseppe Cesari, ex maestro di Caravaggio e uno dei pittori più popolari di Roma, protetto dal Papa e dai Contarelli.Nel frattempo il cardinale Francesco Maria Del Monte, mecenate di Caravaggio e prefetto della Fabbrica di San Pietro, intervenne per dare a Caravaggio la sua prima grande commissione romana.

L’artista lombardo elaborò pertanto una pala d’altare avente per soggetto San Matteo ispirato da un angelo nella scrittura del Vangelo: sebbene si pensi erroneamente che quest’opera, oggi perduta, sia stata rifiutata dalla Chiesa per il suo carattere scandaloso, essa fu probabilmente realizzata col solo intento di ottenere l’incarico.In effetti la commissione, datata luglio 1599, prevedeva la realizzazione di sole due tele per le pareti laterali della cappella; il pagamento fu elargito esattamente un anno dopo, segno che entrambe le tele erano state completate.

I soggetti scelti dal Caravaggio furono la Vocazione e il Martirio di San Matteo. L’artista lavorò in contemporanea alle due tele, ma i critici sono concordi nel ritenere che, se il Martirio fu il primo a essere iniziato, la Vocazione fu il primo a essere completato.

Caravaggio sulla Vocazione rivoluziona l’iconografia religiosa tradizionale ambientando la scena sacra in un contesto contemporaneo e ordinario, simile a una taverna oscura e spoglia del Seicento. La composizione è divisa idealmente in due parti: a destra si trovano Cristo e San Pietro, avvolti in vesti antiche, mentre a sinistra siede il gruppo dei gabellieri, abbigliati con costumi sfarzosi dell’epoca dell’artista. Questa scelta temporale crea un ponte tra l’evento storico e l’attualità dello spettatore, universalizzando il messaggio della chiamata divina.

Il vero protagonista del dipinto è lo straordinario uso della luce, elemento formale e simbolico al tempo stesso. Una luce radente e direzionale penetra da una fonte invisibile in alto a destra, squarciando la penombra dell’ambiente e illuminando i volti dei personaggi. Questa luce non proviene dalla finestra presente sulla parete, che resta significativamente opaca,ma simboleggia la grazia divina che entra nella vita dell’uomo per redimerlo. Il gesto di Cristo, che tende il braccio e punta il dito verso Matteo, è un esplicito riferimento michelangiolesco alla creazione di Adamo nella Cappella Sistina. Questo parallelismo sottolinea che la vocazione agisce come una nuova nascita spirituale per il peccatore. San Pietro, posto davanti a Gesù, ripete lo stesso gesto, rappresentando la mediazione della Chiesa cattolica nel mondo.Dall’altro lato del tavolo, la reazione dei presenti rivela i diversi gradi di consapevolezza umana di fronte al divino. Matteo, colpito dalla chiamata, rivolge un dito verso sé stesso con un’espressione sbigottita, come a chiedere conferma di essere proprio lui il prescelto. Due giovani al suo fianco si voltano incuriositi e attratti dalla luce, mentre gli altri due personaggi all’estremità opposta rimangono ostinatamente chinati sul tavolo, concentrati sul conteggio delle monete e del tutto indifferenti al miracolo che si sta compiendo.Attraverso questo profondo realismo psicologico e la tecnica del chiaroscuro, Caravaggio riesce a spogliare l’evento sacro di ogni retorica idealizzante. La grazia non si manifesta in modo trionfale o ultraterreno, ma irrompe improvvisamente nella quotidianità e nella miseria della condizione umana, lasciando l’uomo libero di accoglierla o di ignorarla.

La tela rimane uno dei vertici assoluti dell’arte barocca, capace di condensare in un solo istante la tensione drammatica del libero arbitrio e il mistero della redenzione.Dietro l’apparente immediatezza fotografica della Vocazione di San Matteo si celano segreti compositivi, ripensamenti radicali (pentimenti) e ambiguità iconografiche che le indagini diagnostiche moderne hanno portato alla luce.

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