Giacomo Bugliani, avvocato e dottore di ricerca, da molti anni impegnato nella vita istituzionale, professionale e culturale del territorio toscano.
Dal 2015 al 2025 ha ricoperto il ruolo di Consigliere regionale della Toscana, presiedendo la Prima Commissione consiliare permanente, Bilancio e Affari istituzionali).
Dal 24 luglio 2026 è Commissario per l’espletamento delle funzioni di Direttore dell’Agenzia regionale Toscana Promozione Turistica. Nel corso della sua esperienza pubblica ha dedicato particolare attenzione ai temi istituzionali, economici e alla valorizzazione dei territori.
Accanto all’attività professionale e istituzionale, coltiva da sempre un forte interesse per la cultura e la promozione delle iniziative del territorio. È Presidente del Premio Letterario “Sandomenichino” di Massa, storica manifestazione culturale nazionale giunta quest’anno alla 67^ edizione.
Il suo impegno si caratterizza per una costante attenzione al valore della comunità, del servizio e della responsabilità pubblica.
Toscana e Sicilia, due regioni accomunate da una forte vocazione turistica. La prima sembra gestire meglio il settore; la Sicilia, invece, non riesce forse a sfruttare pienamente le sue potenzialità. Può incidere anche la presenza della criminalità organizzata? Credo che occorra partire evitando una contrapposizione troppo semplicistica. Toscana e Sicilia sono due straordinarie regioni turistiche, con caratteristiche profondamente diverse e con un patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico che le colloca entrambe ai vertici dell’offerta italiana. La Toscana ha certamente costruito negli anni un sistema molto strutturato di promozione, nel quale Regione, territori, imprese e ambiti turistici cercano di lavorare insieme. È un modello che conosco ancora meglio oggi attraverso l’esperienza alla guida di Toscana Promozione Turistica. Ma sarebbe sbagliato dire che la Sicilia non stia crescendo: i dati del 2025 indicano, per esempio, un aumento degli arrivi turistici.
Quanto alla criminalità organizzata, rappresenta indubbiamente un fattore capace di alterare la concorrenza, condizionare l’economia e infiltrarsi anche in settori come ristorazione e ospitalità, ma non credo sia corretto attribuire a questo solo fattore eventuali ritardi del sistema turistico siciliano. Preferisco vedere l’enorme opportunità: la Sicilia possiede risorse straordinarie e può ulteriormente rafforzare organizzazione, infrastrutture, collegamenti, qualità dei servizi e capacità di fare sistema.
Firenze e Palermo: la prima viene percepita come una città pulita e ordinata, mentre la seconda presenta maggiori criticità. Cosa proporrebbe se si trovasse ad amministrare una città siciliana? Anche qui eviterei di attribuire etichette assolute alle città. Firenze ha problemi da affrontare, così come Palermo possiede bellezze e potenzialità eccezionali che meritano di essere valorizzate.
Se amministrassi una città con importanti criticità sul piano del decoro urbano, partirei dalle cose apparentemente più semplici, perché sono quelle attraverso le quali un cittadino misura quotidianamente l’efficienza dell’amministrazione: pulizia, raccolta dei rifiuti, manutenzione di strade e marciapiedi, illuminazione, verde pubblico e trasporto locale.
Servono però obiettivi misurabili, tempi precisi e responsabilità chiare. Un’amministrazione deve essere in grado di sapere, quartiere per quartiere, dove il servizio non funziona e intervenire rapidamente. E investirei moltissimo nelle periferie: una città non è davvero bella e ordinata se lo è soltanto nel suo centro storico.
Molti la vorrebbero sindaco di Massa. Venendo da una cultura politica di centrosinistra, immaginiamo che welfare e politiche sociali avrebbero grande rilievo. Il confronto con la Sicilia evidenzia inoltre maggiori situazioni di disagio sociale rispetto alla Toscana. Il welfare avrebbe certamente un ruolo centrale nella mia idea di amministrazione, ma intenderei il welfare in senso moderno. Non soltanto assistenza a chi è già in difficoltà, ma politiche capaci di impedire che le persone arrivino a trovarsi sole davanti alle difficoltà.
Parliamo quindi di anziani, disabilità, famiglie con figli, diritto alla casa, servizi educativi, sostegno alle fragilità, contrasto alla solitudine, ma anche formazione e lavoro. Una politica sociale efficace deve provare a restituire autonomia alle persone. I divari territoriali esistono e non bisogna nasconderli. Gli indicatori Istat sul benessere dei territori mostrano per la Sicilia una situazione mediamente più difficile rispetto alla media nazionale, mentre la Toscana presenta un numero molto maggiore di indicatori in posizione di vantaggio.
Questo non deve servire per affermare una presunta superiorità di una regione sull’altra, ma per ricordarci che il principio di solidarietà deve valere in tutto il Paese. Un cittadino siciliano e un cittadino toscano devono poter aspirare agli stessi livelli essenziali di servizi e alle stesse opportunità.
L’immigrazione: di fronte alle politiche molto restrittive proposte da alcune formazioni di destra, quale potrebbe essere il suo antidoto? Non parlerei di un antidoto contro qualcuno. Credo che sull’immigrazione la politica debba innanzitutto recuperare serietà, perché è un fenomeno troppo importante per essere affrontato soltanto attraverso slogan contrapposti. Servono legalità e umanità insieme. Bisogna governare i flussi, contrastare con fermezza trafficanti e sfruttamento, rafforzare la cooperazione europea e creare percorsi legali di ingresso collegati anche alle effettive esigenze del mercato del lavoro. E chi arriva regolarmente e decide di costruire qui il proprio futuro deve trovare percorsi seri di integrazione.
La stessa Costituzione disciplina la condizione dello straniero nel rispetto del diritto internazionale e riconosce il diritto d’asilo nelle condizioni previste dalla legge.
La sicurezza e l’accoglienza non sono necessariamente concetti contrapposti: uno Stato serio deve essere capace di garantire entrambe.
Lei è un uomo di cultura. Toscana e Sicilia hanno dato vita a due grandissime tradizioni poetiche. Perché non istituire un premio letterario comune, magari attraverso un gemellaggio con Enna e richiamando la figura di Federico II? Questa è un’idea che trovo culturalmente molto affascinante.
Sicilia e Toscana sono unite da un filo fondamentale nella storia della nostra lingua. La Scuola siciliana nata nell’ambiente della corte di Federico II rappresenta uno dei momenti fondativi della poesia italiana in volgare; quella tradizione passò poi ai poeti siculo-toscani e contribuì allo sviluppo della grande stagione letteraria toscana. Non sono quindi due storie separate, ma due capitoli profondamente collegati della stessa storia culturale italiana.
Enna, con il suo straordinario patrimonio medievale e il legame del Castello di Lombardia con l’età sveva e con la successiva storia federiciana, potrebbe essere un interlocutore molto suggestivo.
Un premio o un progetto culturale condiviso tra Toscana e Sicilia, magari dedicato proprio al viaggio della poesia dalla Scuola siciliana alla tradizione toscana, avrebbe un significato bellissimo. La cultura serve anche a questo: costruire ponti tra territori apparentemente lontani e farci riscoprire quanto siano profonde le nostre radici comuni.
Cosa vuole dire ai toscani e ai siciliani come messaggio di condivisione e speranza in questo momento segnato da guerre e difficoltà economiche e politiche? Direi prima di tutto che Toscana e Sicilia, pur nella loro diversità, raccontano due aspetti straordinari della stessa Italia.
Viviamo un periodo nel quale guerre, tensioni internazionali e incertezza economica rischiano di alimentare paura e chiusura. Proprio in momenti come questi dobbiamo riscoprire ciò che ci unisce: le comunità, la cultura, la solidarietà, il rispetto delle differenze e la capacità di prenderci cura gli uni degli altri.
Ai toscani e ai siciliani direi di non rinunciare mai all’orgoglio per la propria identità, ma di viverlo senza trasformarlo in contrapposizione verso gli altri.
Abbiamo bisogno di un’Italia capace di ridurre le distanze fra Nord, Centro e Sud e di un’Europa che sappia tornare a essere soprattutto un progetto di pace. La speranza non è aspettare che le cose cambino: è lavorare insieme perché possano cambiare.
Se la sentirebbe di parlare della recrudescenza dei movimenti neofascisti? E, qualora diventasse sindaco, cosa proporrebbe per arginare il fenomeno? Userei con attenzione la parola “recrudescenza”, perché fenomeni così delicati devono essere valutati sulla base di dati e fatti concreti. Ma su un principio non credo possano esserci ambiguità: la Repubblica italiana è nata dalla sconfitta del fascismo e la nostra Costituzione vieta espressamente la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
Un sindaco deve naturalmente applicare e far rispettare le leggi, senza sostituirsi alle autorità competenti. Ma può fare moltissimo sul piano culturale e civile.
Per questo investirei soprattutto sui giovani: conoscenza della storia, memoria della Resistenza e della Shoah, educazione alla Costituzione, iniziative nelle scuole, collaborazione con associazioni e istituzioni culturali. Allo stesso tempo, l’utilizzo di spazi e strutture comunali deve sempre avvenire nel pieno rispetto della legge e dei principi democratici.s
Credo però che la risposta più profonda a ogni estremismo sia costruire comunità nelle quali le persone non si sentano abbandonate. Quando aumentano solitudine, marginalità e rabbia sociale, gli estremismi trovano terreno più fertile. Per questo democrazia, cultura e politiche sociali non sono mondi separati: sono tre strumenti attraverso i quali si difende concretamente una comunità libera.
