Sono tanti i borghi in Sicilia a rischio estinzione per spopolamento, anche se hanno molto da offrire: una serenità invidiabile, cibo e aria ottimi, senso della comunità e della solidarietà;i paesini vantano un patrimonio culturale e artistico invidiabile, ogni pietra racconta amori e passioni, trasuda di emozioni e testimonianze, sono una voce narrante della nostra storia, queste le affermazioni del prof. Vincenzo Gennaro di Petralia Soprana.
Ma i borghi si svuotano, i presidi culturali e sanitari chiudono come i centri culturali e ricreativi. I giovani emigrano alla ricerca altrove di un Eden che non c’è. I vecchi laboriosi e saggi invece ci lasciano per un paradiso che c’è, quello della fede. Io prego per la resurrezione dei borghi ma l’unica risorsa per costruire un nuovo inizio è la loro storia, l’arte, la cultura e i saperi coniugati con gli strumenti del presente, questo sostiene ancora lo scultore Vincenzo Gennaro.
Invero, si fanno altre scelte, solo quelle facili come la piccola manutenzione ordinaria con risorse polverizzate in mille rivoli, mentre potenziali e meravigliose strutture, come il Castello dei Gresti o Pietratagliata, le Chiese, le Biblioteche, i Cimiteri comunali, le Zone artigianali, le strade urbane ed extraurbani comunali e non, i boschi in uno alle aree verdi, etc. sono in stato di abbandono drammatico, assistiamo inermi alla loro agonia:non è questa la via della resurrezione, questa è la via del calvario! I piccoli borghi sono molto amati dai nativi, dai residenti, da chi ha dovuto lasciarli a malincuore. Sono molto amati da chi ne ha sentito parlare o da chi li ha visitati. Chi può ritorna anche per pochi giorni per nostalgia, per amore struggente, per malinconia, per toccare le mura della casa dove è nato e per rigenerarsi, per ritornare a vivere e a sognare.La chiusura per sfinimento dei piccoli borghi significa l’abbandono del territorio al dissesto, il degrado di un patrimonio artistico storico e culturale, il degrado dei saperi e di tradizioni preziose:malgrado le promesse di risorse, dice infine Vincenzo Gennaro, il silenzio dei borghi rappresenta la sconfitta della società ormai alienata, della società alienata, della società usa e getta che versa lacrime da coccodrillo ma si gira dall’altro lato per non vedere che 500 borghi storici in Sicilia agonizzano. Senza dire che occorre affrontare il problema del lavoro, in particolar modo quello giovanile, è, oltre che un’urgenza imposta dalla crisi, una decisiva risorsa per il futuro della Sicilia tutta. Affermava la Pira in sede di Assemblea costituente che “come i muri maestri di una casa poggiano sulle fondazioni, così la struttura sociale della democrazia italiana poggia sul fondamento del lavoro” pensare il futuro occupazionale dei giovani significa riflettere del fondamento della costruzione sociale che la crisi ha messo in evidenza essere fragile non solo nelle aree interne siciliane, ma in tutta la Sicilia.
A questo punto le cose, bisogna ‘Costruire una rete di potere-influenza contro lo sguardo corto’, secondo Andrea Michiele, condirettore della rivista ’Ricerca’ e della redazione della rivista ‘Coscienza’.“Abbiamo il compito di risvegliare la speranza endogena che è propria di ogni giovane e di lottare contro lo ‘sguardo corto’ esogeno. Dobbiamo esercitare un potere non inteso come potenza, ma come sana influenza soprattutto nel campo del lavoro: aiutare i giovani a far crescere capacità relazionali, fornire gli strumenti per orientare le scelte formative e, ancora, incentivare quelle forme di terzo settore che aiutano l’occupazione e forniscono servizi essenziali alla persona. Lottare contro lo ‘sguardo corto’ significa superare le caricature di giovani arrendevoli e pessimisti, di una ‘società dell’incertezza’ e di una certa ghettizzazione delle politiche giovanile. Inventare strade nuove di orientamento, d’innovazione e creatività, non sarà solo un beneficio economico per noi, ma sarà riprendere le fila della socialità che rischiano di sopirsi nell’incertezza del futuro”.
Sarà prendersi cura di quel fondamento, il lavoro, che regge i muri maestri della nostra casa comune siciliana !
