Gli argenti, noti come il ‘Tesoro di Morgantina’, costituiscono il più importante insieme conosciuto di oreficeria della Sicilia ellenistica, ricordava a suo tempo l’Archeoclub di Aidone che postava un video di denuncia nel 2014, “trafugati nel 1980 dai tombaroli dal sito della città siculo-ellenistica, furono venduti a Robert Hecht, il maggiore ed impunito trafficante di antichità di tutti i tempi, il quale li cedette, nel periodo 1981-1984, al Metropolitan Museum di New York”. Nel 1987 l’archeologo Malcolm Bell, da anni direttore degli scavi nel sito siciliano di Morgantina, “avendo riconosciuto in quegli argenti l’oggetto dello spettacolare rinvenimento clandestino di cui si parlava ad Aidone qualche anno prima, ne informò le autorità italiane”. La battaglia per la restituzione del tesoro di Morgantina, protrattasi per oltre vent’anni, si “concluse solo nel 2006 quando Philippe de Montebello, direttore del Metropolitan sottoscrivendolo l’accordo con la Repubblica Italiana, si impegnò a restituire gli argenti, imponendo come contropartita la clausola del prestito periodico quarantennale “un accordo, verosimilmente, senza il crisma della legalità. Tuttavia gli Argenti di Eupòlemo furono esposti presso il Museo Archeologico di Aidone. La domenica del 5 luglio 2020, un amministratore pro tempore del Comune di Aidone, unitamente alla di lui moglie, “soffermandosi, in particolare, davanti alla ‘Testa di Ade’, agli ‘Acroliti’, alla ‘Dea di Morgantina’ e, infine, davanti alle teche degli ‘Argenti di Eupòlemo’, accusavano, ammirando la ‘Scilla’, la sensazione di trovarsi al cospetto di una copia non autentica”. Invero, l’amministratore “non riscontrava nel ‘medaglione’, la presenza di un particolare di pregio, a dimostrazione, a proprio modo di vedere, dell’abilità degli orafi del tempo, che erano riusciti a cesellare in bocca al piccolo cane centrale, di cui si scorge la testa, in basso nella raffigurazione, un pesce catturato dal cane stesso”. Da qui, dopo lo scambio di alcune battute di meraviglia, a riguardo, con la consorte, l’amministratore “ha continuato a riflettere sulla ‘spiacevole’ scoperta, anche andando a riprendere vecchie foto”: In effetti, il singolare ricordo della presenza in bocca al cane centrale della preziosa raffigurazione risaliva all’epoca in cui l’amministratore, nel quinquennio 2009-2014, “aveva avuto diverse occasioni per ammirare e illustrare i tesori rientrati dagli Stati Uniti”. Ebbene, ogni volta che all’amministratore “capitava di magnificare i capolavori citati, veniva automatico descrivere il pregio della ‘Scilla’, in particolare, proprio sottolineando l’evidente abilità degli artigiani di 25 secoli fa a cesellare particolari così piccoli, con i rudimentali utensili dell’epoca a disposizione, fino a scolpire un pesce nella piccola bocca del cane centrale”. La visita del 2 agosto successivo, l’amministratore sostenne “il pesce sembra definitivamente svanito”: L’avrà inghiottito il cane! A questo punto le cose, l’amministratore, per mero scrupolo, ebbe a presentare un esposto alle Forze dell’Ordine in data 10 agosto 2020 alle ore 10 e segg., giusta verbale di ratifica di esposto presentato. Da allora non riscontro alcuno!
