La Diocesi di Piazza Armerina si prepara a vivere domenica 26 luglio 2026, alle ore 11 nella Chiesa Madre di Niscemi, la consacrazione delle prime 5 vedove nell’Ordo viduarum diocesano.
Si tratta di una forma di vita consacrata che affonda le sue radici nella chiesa apostolica e che lega queste donne ancora più strettamente alla vita ecclesiale e al loro pastore.
Si tratta di una forma di vita consacrata che affonda le sue radici nella chiesa apostolica e che lega queste donne ancora più strettamente alla vita ecclesiale e al loro pastore.
Troviamo la presenza di vedove appartenenti ad un Ordo sia in 1Tm 5 che in 1Cor 7. Sono donne che san Paolo chiama “vedove veramente vedove” le quali decidevano di non cercare un nuovo marito dopo la morte del primo, ma di dedicarsi al servizio degli apostoli e ai bisogni della comunità.
L’apostolo raccomanda al caro amico e fratello in Cristo Timoteo di iscrivere una vedova consacrata nel “catalogo delle vedove” – in questo senso si parla di Ordo – “quando abbia non meno di sessant’anni, sia moglie di un solo uomo, sia conosciuta per le sue opere buone: abbia cioè allevato figli, praticato l’ospitalità, lavato i piedi ai santi, sia venuta in soccorso agli afflitti, abbia esercitato ogni opera di bene”.
Sono qui elencati i tratti umani e alcune scelte di vita evangelica di queste vedove, desiderose di imitare e servire Cristo, loro sposo, modello perfetto di carità e di umiltà. In particolare, l’atto di aver “lavato i piedi ai santi”, richiama l’ospitalità, il servizio e l’aiuto ai bisognosi praticato con generosità da queste donne.
Di questa particolare forma di consacrazione hanno speso parole bellissime e profonde i Padri della Chiesa come Ambrogio, Agostino e Crisostomo.
Sono state anche numerose le vedove consacrate nella storia della Chiesa cui ispirarsi: santa Monica, santa Silvia, santa Francesca Romana, santa Elisabetta d’Ungheria, santa Rita da Cascia, e tante altre anche in epoca più recente, spesso vissute nel nascondimento e nella povertà.
A queste donne, mogli e madri sante affidiamo la vita e la vocazione ecclesiale di queste prime 5 nostre candidate alla consacrazione vedovile, nella certezza che la luce e l’amore di Cristo sposo le farà essere segno di speranza per la nostra comunità diocesana, per le loro famiglie e per le loro parrocchie.
L’apostolo raccomanda al caro amico e fratello in Cristo Timoteo di iscrivere una vedova consacrata nel “catalogo delle vedove” – in questo senso si parla di Ordo – “quando abbia non meno di sessant’anni, sia moglie di un solo uomo, sia conosciuta per le sue opere buone: abbia cioè allevato figli, praticato l’ospitalità, lavato i piedi ai santi, sia venuta in soccorso agli afflitti, abbia esercitato ogni opera di bene”.
Sono qui elencati i tratti umani e alcune scelte di vita evangelica di queste vedove, desiderose di imitare e servire Cristo, loro sposo, modello perfetto di carità e di umiltà. In particolare, l’atto di aver “lavato i piedi ai santi”, richiama l’ospitalità, il servizio e l’aiuto ai bisognosi praticato con generosità da queste donne.
Di questa particolare forma di consacrazione hanno speso parole bellissime e profonde i Padri della Chiesa come Ambrogio, Agostino e Crisostomo.
Sono state anche numerose le vedove consacrate nella storia della Chiesa cui ispirarsi: santa Monica, santa Silvia, santa Francesca Romana, santa Elisabetta d’Ungheria, santa Rita da Cascia, e tante altre anche in epoca più recente, spesso vissute nel nascondimento e nella povertà.
A queste donne, mogli e madri sante affidiamo la vita e la vocazione ecclesiale di queste prime 5 nostre candidate alla consacrazione vedovile, nella certezza che la luce e l’amore di Cristo sposo le farà essere segno di speranza per la nostra comunità diocesana, per le loro famiglie e per le loro parrocchie.
