7 Luglio 2026

Buone prassi per una Pastorale da «innovare»

Note del Vescovo mons. Gisana per una Parorale unitaria della Diocesi

di Carmelo Cosenza

Il vescovo mons. Rosario Gisana consegna alla Diocesi e in particolare ai sacerdoti un testo di riflessione sulla Pastorale Diocesana dal titolo “Buone prassi per una Pastorale da «innovare»”.
Il Vescovo, chiede ai sacerdoti di accogliere il testo e di reagire “positivamente” con qualche loro considerazione e proposta. (È possibile scaricare il testo dal sito www.diocesipiazza.it)

Il testo consta di una premessa e di 8 punti sviluppati attorno a tre “titoletti”,
Ripensare l’iniziazione cristiana”,
Rinnovamento e conversione”,
un approccio adeguato di missionarietà”

Di fronte alle sfide in cui si trova la situazione pastorale della Diocesi, è “necessaria una riflessione audace”.  Occorrono scelte coraggiose e determinate, così come è necessaria la fiducia nell’azione provvidente di Dio. Una provocazione forte trapela dal mondo giovanile. Sono proprio i giovani l’indicatore di un’evidente crisi pastorale che attende risposte più o meno plausibili.

RIPENSARE L’INIZIAZIONE CRISTIANA È necessario di fronte alle tante cose da fare, porre l’attenzione su alcune scelte che si considerano prioritarie e tra queste l’iniziazione cristiana. Il Vescovo ricorda come questo tema ha interessato, prima del covid, l’intera comunità diocesana, che si soffermò a riflettere su alcuni elementi trai quali la difficoltà a impostare il post-cresima; le modalità per un catechismo ricettivo; il coinvolgimento delle famiglie; ecc.
Facendo riferimento al Documento “Radicati e costruiti in Cristo. Linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale” del 27 maggio 2026, mons. Gisana ricorda come i percorsi di catechesi, sono da intendersi come “accompagnamento” dei bambini nel contesto della vita familiare, oltre ovviamente alla significativa presenza della comunità. L’accompagnamento nella catechesi, scrive il Vescovo riguarda «il diventare credenti», nel senso di un paziente ricominciamento che interessa non soltanto i fanciulli; anzi, bisognerebbe ripensare una pastorale che abbia come finalità il coinvolgimento dei giovani e degli adulti.

RINNOVAMENTO E CONVERSIONE È necessario un laicato che sappia dare ragione della propria fede, la cui maturazione porta a capire che ciascuno si impegna nella Chiesa con corresponsabilità. Un impegno – quello della corresponsabilità – per purificare un certo stile pastorale incorso nel clericalismo, il quale limita e intralcia le buone prassi che lo Spirito del Signore va ispirando. Occorre rivedere (da entrambe le parti) il rapporto tra clero e laicato.
La conversione del clero verso un laicato corresponsabile necessita di ricomprensione della propria ministerialità nel contesto pastorale di una comunità parrocchiale o interparrocchiale mentre il laicato deve purificare il proprio clericalismo liberandosi da una certa dipendenza dal clero.
La conversione è cambiamento di mentalità, stravolgimento di un certo modo di pensare. Ripensare la pastorale con quest’intento di purificazione, sottomettendoci all’azione dello Spirito del Signore è un passo importante, accompagnato tuttavia dalla disposizione di tutti, nessuno escluso, a confidare nella bontà dei percorsi individuati attorno al proprio pastore che è il vescovo.

UN APPROCCIO ADEGUATO DI MISSIONARIETÀ Questa dimensione, colloca la Chiesa in un’emergenza pastorale ineluttabile: annunciare il vangelo. Il servizio che viene chiesto, per mandato missionario, è di annunciare il vangelo, anche attraverso gesti profetici di carità. Occorre insistere sulla centralità dei poveri, sia a livello di comunità diocesana che di singole parrocchie, dando maggiore vigore al servizio che quotidianamente espletano i diaconi. Un aspetto importante che riguarda la missionarietà è il contatto con la parola di Dio. Ancora una volta il Vescovo, ricorda l’importanza, sia per i laici come per i presbiteri, della meditazione sulla Parola. La pratica nella forma della lectio divina, come meditazione quotidiana e lettura orante, stenta a entrare nella vita personale della nostra gente. Il rischio è che tale approccio, laddove è praticato, sia diventato un’attività pastorale accanto a tante altre. Forse bisogna ripensarlo, cercando modalità che coinvolgano da un punto di vista personale. La meditazione personale illumina le menti e rende lungimiranti. Per affrontare le diverse sfide come il dialogo con le altre confessioni religiose; la centralità della famiglia; la cura dei giovani; ecc. occorre confrontarsi quotidianamente con la parola di Dio, poiché solo in essa si possono trovare quelle parole di grazia che fanno maturare la nostra intelligenza di fede.

 

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