16 Giugno 2026

Un traguardo che riporta i giovani talenti al centro dell'innovazione scientifica siciliana.

Il ricercatore villarosano Antonino Zito vince il prestigioso Starting Grant del FIS per studiare il ruolo del cromosoma X

di Giacomo Lisacchi

Un prestigioso riconoscimento accende i riflettori sulla ricerca biomedica siciliana. Il villarosano dott. Antonino Zito, stimato ricercatore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche (Stebicef) dell’Università di Palermo, ha ottenuto un importante Starting Grant. Si tratta di un cospicuo finanziamento stanziato nell’ambito della call nazionale del FIS (Fondo Italiano per la Scienza), una linea di credito interamente dedicata al sostegno di scienziati emergenti impegnati in ricerche di alta innovazione.

Il progetto, intitolato significativamente “Immune cell type-specific Dysregulation in X-linked gene dosages as an Etiological factor of Autoimmune diseases”, avrà una durata quinquennale ed è stato finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) con una somma che si aggira intorno a 1,3 milioni di euro. L’ambizioso obiettivo dello studio è quello di fare luce sulle basi molecolari che determinano le profonde differenze di genere nel rischio di sviluppare patologie autoimmuni.

“Nove pazienti su dieci affetti da lupus eritematoso sono donne: il segreto della disparità è custodito nel cromosoma X”

“Le malattie autoimmuni (MA) – spiega lo stesso Zito – sono patologie complesse e clinicamente molto eterogenee. Esse vengono causate da precise alterazioni dei meccanismi molecolari di autotolleranza immunologica, che si traducono in risposte immunitarie dirette in modo anomalo contro il proprio stesso organismo. Rispetto ai maschi, gli individui di sesso femminile presentano un rischio significativamente più alto di sviluppare queste patologie. Basti pensare, a titolo esemplificativo, che ben 9 pazienti su 10 affetti da lupus eritematoso sistemico sono di sesso femminile”.

In questo contesto clinico, il cromosoma X è emerso negli ultimi anni come un fattore chiave per comprendere la genesi delle patologie autoimmuni. Si tratta di un cromosoma sessuale di grandi dimensioni all’interno del genoma umano, capace di custodire oltre 800 geni. “Il cromosoma X – illustra il ricercatore – possiede un pattern di ereditarietà del tutto particolare: tipicamente, i maschi ereditano soltanto il cromosoma X di origine materna, mentre le femmine ne ereditano due, uno materno e uno paterno”.

Questo elemento genetico risulta ricchissimo di geni direttamente coinvolti nella regolazione del sistema immunitario. “Diverse ricerche scientifiche evidenziano un’associazione positiva tra il dosaggio del cromosoma X e la predisposizione alle malattie autoimmuni. Ad oggi, tuttavia, nonostante queste felici intuizioni, la natura esatta delle alterazioni legate al cromosoma X alla base della disparità di genere nelle MA rimane largamente ignota”.

L’assegnazione di questo prestigioso Starting Grant a Zito rappresenta non solo un alto riconoscimento individuale per la sua fruttuosa attività di ricerca, ma conferma anche il ruolo trainante dell’Università di Palermo quale centro di eccellenza nella ricerca biomedica italiana. Un successo commentato con orgoglio anche dai vertici dell’Ateneo: “Un traguardo – evidenzia il direttore del dipartimento Stebicef, Antonio Palumbo Piccionello – che mette in luce l’alto valore competitivo della ricerca condotta da Zito e l’importanza del rientro di giovani talenti per l’innovazione scientifica del nostro territorio”.

In qualità di Principal Investigator e direttore scientifico, Zito coordinerà un piano di lavoro serrato ed estremamente moderno. “Utilizzerò i fondi ministeriali per avviare un laboratorio di genetica di nuova generazione e per costituire un team di ricerca altamente specializzato – annuncia lo scienziato –. Condurremo sperimentazioni molecolari avanzate sia su modelli murini sia su linee cellulari, affiancate da complesse analisi computazionali che prevedono l’impiego di algoritmi di intelligenza artificiale”.

Il progetto vedrà la partecipazione di importanti reti di collaborazione nazionali e internazionali, tra cui spicca la sinergia strategica con il laboratorio palermitano della professoressa Laura Lentini di UniPa. “La precisa caratterizzazione molecolare di tali fattori – conclude Zito – è di cruciale importanza per comprendere il legame causale e funzionale tra le alterazioni in specifici tipi cellulari e l’elevata suscettività femminile. Questo aprirà la strada a nuovi e promettenti approcci immunoterapeutici nell’ambito della medicina personalizzata di genere”.

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