Grande festa ieri lunedì 15 giugno nella parrocchia di San Cataldo in Enna dove il parroco padre Filippo Salerno, che è anche cappellano dell’ospedale Umberto I, ha celebrato solennemente il suo quarantunesimo anniversario di sacerdozio.
Il presbitero, ha ringraziato i numerosi presenti, tra i quali la comunità delle Suore Francescane rappresentata da madre Antonietta e i responsabili delle due confraternite afferenti alla parrocchia, quella del Sacro Cuore di Gesù, retta da Fabio Garofalo e quella di Maria Santissima La Nuova, retta da Paolo Previti.
“Ti rendo grazie Signore del cielo e della terra perché tu hai nascosto queste cose ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”, ha esordito nell’ omelia padre Filippo. “Ringrazio il Signore perché è stato buono con me – ha proseguito – abbiamo bisogno di metterci alla sua scuola per diventare veri discepoli”.
Il sacerdote ha sottolineato come ci siano stati tanti momenti memoriali che hanno segnato il suo percorso, a volte tristi a volte esultanti, ma tutti permessi da Dio. “Mi hanno forgiato e certamente non sono quello di 41 anni fa”.
Don Filippo ha esortato la comunità a sottostare a Dio poiché “siamo sua proprietà e lui permette tutto”. “È importante capire che ogni sacerdote come il Buon Pastore, deve agire per le sue pecore, al di là di ogni rivalità e vanagloria e soltanto chi opera nella pace può realizzare la ‘geometria’ di Dio nella lunghezza larghezza e profondità”.
P. Salerno non ha mancato di citare Papa Leone che nel giorno del Sacro Cuore ha detto di fare memoria della vocazione per entrare in un pozzo senza fondo in cui si rende presente l’opera di Dio. E solo nella memoria viva il sacerdote diventa capace di portare il senso della salvezza . Poi p. Filippo ha spiegato come non siano le opere eclatanti a far emergere la santità ma ogni sacerdote si fa santo e fa fiorire la santità non quando mostra elenchi di iniziative e palcoscenici ma la disponibilità sincera al servizio della gente e la fraternità con gli altri presbiteri “in un momento in cui il mondo vive confusione e ha bisogno di una nostra parola”. Ma la parola può diventare segno di morte e per questo Papa Leone invita ad essere segno di pace e comunione, ad essere uomini di comprensione lontani dal chiacchiericcio che allontana e distrugge.
“A volte ci si sente soli. La comprensione e l’accoglienza devono diventare, gli elementi trainanti nell’agire del presbitero e questi deve incarnare l’immagine del buon pastore che è colui che dà la vita e fa sgorgare fiumi di acqua viva. “Il Cuore di Cristo non è esperienza di pochi eletti ma è il cammino di Cristo stesso che ogni giorno viene riflesso nel quotidiano e per questo anche la calunnia può diventare esperienza forte e gloriosa come lo è stata per lui. “Che l’impegno di noi sacerdoti possa diventare impegno di costruzione e di pace per essere abili nel comporre i frammenti di vita”. “Stasera il mio grazie si unisce al grazie di Cristo e tutto quello che il Signore mi farà ancora compiere sarà il segno della sua presenza e del suo amore”. Il Papa ha detto: “Pregate sempre per i vostri sacerdoti non soltanto per quelli ai quali siete legati ma per tutti.
Ogni sacerdote che viene accompagnato e amato dalla sua comunità vive un rapporto unitario, non si sente solo e forma la vera Chiesa mentre il sacerdote che si isola lentamente si spegne. Tutto quello che crea comunione deve diventare spazio di fraternità e deve diventare l’unica forza che è Cristo Gesù”. “Da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore che ha fatto cielo e terra”. Presenti sull’altare insieme a padre Filippo, il diacono Salvatore Orlando e i ministranti Giuseppe Panettiere e Luca Carbone. La liturgia è stata animata dalla corale parrocchiale dedicata a Santa Bernadette, diretta da Stefania Battiato e Adriana Tardo, mentre il servizio fotografico gratuito è stato curato da Concetta Debole che ha messo a disposizione le sue foto a corredo di questo articolo.





