12 Giugno 2026

L’omaggio dei volontari Caritas a un uomo che ha trasformato la comunità penitenziaria in un luogo di crescita e dignità

Antonio Gelardi, il direttore del carcere che educava con il cuore

di Filippo Marino e Stefania Libro

Non è semplice scrivere del dottor Antonio Gelardi. Un direttore straordinario, che per diversi anni ha guidato la Casa Circondariale di Piazza Armerina.
Noi volontari Caritas abbiamo apprezzato sin da subito la sua dedizione e la sua cura verso i fratelli detenuti. Conoscevamo la sua storia e la sua capacità di tradurre in pratica il dettato costituzionale: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato», art. 27, comma 3, della Costituzione italiana.
Antonio, come desiderava farsi chiamare, non era un semplice direttore: era un vulcano in continua eruzione, un uomo in costante movimento. Un sognatore. Per noi è stato un esempio, un modello, un punto di riferimento. Ci ha donato i suoi sorrisi e ci ha coccolato come un padre sa fare, spronandoci sempre a non essere banali.
La Casa Circondariale di Piazza Armerina viveva già un forte senso di comunità penitenziaria educante: la dr.ssa Di Franco, insieme all’Area trattamentale e alla Polizia penitenziaria, aveva posto basi solide. L’arrivo di Antonio ha ulteriormente consolidato questa realtà, perché Antonio è Antonio, e non poteva certo restare fermo. Con la sua apparente calma ha rafforzato la struttura, intercettando i bisogni della comunità penitenziaria e valorizzando i talenti. Un osservatore attento.
Facendo riferimento ad alcune delle attività e progettualità a noi più care, Antonio incrementa l’attività teatrale con il supporto di un’esperta esterna; avvia il corso BasketTiamo, che, nonostante siano trascorsi sette anni, è ancora attivo; e si dedica alla biblioteca, che in breve tempo diventa il cuore culturale dell’istituto. Accoglie i giovani di Young Caritas e sostiene con convinzione le attività proposte dalla Caritas diocesana.
In quegli anni, avviamo la collaborazione con la Casa Circondariale di Enna, dove era approdata la dr.ssa Di Franco. Con grande generosità Antonio non solo ci sostiene, ma ci segue con attenzione. Per due volte siamo andati in scena con i fratelli detenuti all’esterno del carcere, al Teatro “Neglia” di Enna, e lui, senza risparmiarsi, era sempre accanto a noi: orgoglioso di noi, e noi di lui.
L’ultima volta che ci ha fatto visita è stata a dicembre, in occasione dell’inaugurazione dell’area dei passeggi a Piazza Armerina, trasformata grazie a un progetto di Street Art sostenuto dalla diocesi e da alcuni benefattori. Era sorridente e soddisfatto per aver contribuito a colorare uno spazio grigio. Come sempre, l’ho chiamato “direttore” e lui mi ha risposto: «Filippo, continui a chiamarmi direttore, io sono Antonio». E io: «Lo so, direttore». Per me è e sarà sempre il mio direttore.
La sua amicizia è stata per noi un dono prezioso.
Ciao Direttore, grazie per ciò che ci hai insegnato, per la fiducia e, soprattutto, per averci voluto davvero bene.

Con affetto Stefania e Filippo

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