Buon Caffè La pianta del caffè, Coffea arabica, è sempreverde, appartiene alla famiglia delle Rubiacee ed è classificata in oltre cento specie. Cresce spontaneamente nell’Africa equatoriale, mentre viene coltivata soprattutto in America meridionale e nelle regioni tropicali.
I chicchi possiedono proprietà stimolanti: attivano il cervello e il sistema nervoso periferico, accelerano la funzione cardiaca e favoriscono la diuresi.
Una leggenda narra che a scoprirne gli effetti fu un pastore etiope: osservò che le sue capre, dopo aver mangiato le bacche della pianta, diventavano insolitamente vivaci. Incuriosito, raccolse alcuni semi e ne ricavò una bevanda molto amara, ma capace di scacciare stanchezza e sonno.
Azione del caffè Una tazzina di caffè contiene circa 5 centigrammi di caffeina (quantità variabile secondo la specie). L’effetto eccitante, che dura da una a due ore, deriva dall’azione sul sistema nervoso cerebro-spinale.
Il caffè:
- risveglia le facoltà mentali, allontana sonnolenza e stanchezza
- migliora memoria, concentrazione, intuizione e apprendimento
- attenua cefalee ed emicranie
- ha effetto cardiotonico, utile in piccole dosi
- potenzia il tono dei vasi arteriosi, migliorando la circolazione
- stimola la digestione, favorendo la secrezione dei succhi gastrici
- aumenta la diuresi grazie alla vasodilatazione renale
Una o due tazzine al giorno sono generalmente ben tollerate.
Effetti collaterali Superare le due tazzine quotidiane può causare disturbi, variabili secondo la sensibilità individuale e lo stato di salute.
È prudente evitare o limitare il caffè o chiedere consiglio medico in caso di:
- cardiopatie
- ipertensione
- ulcera gastrica
- insonnia
- disturbi psichiatrici con componente eccitatoria
Diluire il caffè nel latte (cappuccino) non riduce la caffeina: può anzi indurre a consumarne di più.
Bere con moderazione Un caffè lungo, pur essendo meno denso, contiene più caffeina di un normale o di un ristretto, perché la stessa quantità di polvere viene estratta più a lungo. Molti consumatori bevono caffè a digiuno, soprattutto al mattino o nel tardo pomeriggio: abitudine che può accentuare gli effetti collaterali. Meglio consumarlo dopo i pasti.
Il caffè può creare dipendenza, proporzionale alla quantità assunta. Per chi non può berlo, una tazzina d’orzo è un’ottima alternativa.
Caffè & Sigarette Uno studio dell’Università di Bristol, condotto su 250.000 persone e pubblicato su New Scientist, ha evidenziato che il binomio caffè–sigaretta è trainato dalla caffeina (e dalla teina per i consumatori di tè).
È stata individuata una variante genetica che porta alcune persone a fumare di più quando bevono più caffè. La nicotina, infatti, accelera il metabolismo della caffeina, rendendo necessario assumerne di più per ottenere lo stesso effetto.
Il caffè richiama la sigaretta, non viceversa. Per smettere di fumare, può essere utile ridurre prima il consumo di caffè.
Somma degli effetti Caffeina e nicotina stimolano neurotrasmettitori diversi, ma si potenziano a vicenda, creando una forte azione eccitatoria.
La loro assunzione contemporanea può:
- aumentare la pressione arteriosa
- irrigidire le pareti vascolari
- incrementare il rischio cardiovascolare
- generare irritabilità, ansia, tremori
- favorire tachicardia e predisposizione all’infarto
La sensazione di energia è solo temporanea e ingannevole.
Particolare attenzione Chi ha una storia di malattie cardiache o altre patologie croniche dovrebbe consultare un medico prima di assumere caffè e sigarette, soprattutto insieme.
