Liberi e sovrani: Nell’Ottantesimo anniversario del referendum del 2 giugno 1946 che sancì la nascita della Repubblica.
Nell’Ottantesimo anniversario del referendum del 2 giugno 1946 che sancì la nascita della Repubblica, ad Aidone l’associazione ‘Ecomuseo I semi di Demetra’, con il patrocinio del Comune , ha voluto celebrare ottant’anni di storia, diritti e libertà attraverso il convegno ‘liberi e sovrani’ con gli interventi degli autorevoli relatori dott. Paolo Giordano e prof. Edoardo Raffiotta, presso il salone del Museo archeologico.
La presidente dell’associazione, prof.ssa Rori Restivo, poiché la nostra repubblica rimane il faro della nostra democrazia, celebrare questo anniversario significa onorare le donne e gli uomini che hanno scelto la libertà, consegnandoci una Costituzione, basata sui principi di uguaglianza, pace e partecipazione, ribadendo dal voto delle donne alle sfide di oggi, la Repubblica siamo noi: una comunità che cresce attraverso l’impegno, il coraggio e la coesione.
Conseguentemente ‘oggi’ l’Ecomuseo i Semi di Demetra vuole celebrare una data che appartiene alla coscienza più profonda della nostra Nazione il 2 giugno 1946, il giorno in cui il popolo italiano scelse la Repubblica.
Il presidente Rori Restivo ha ricordato: Ottant’anni fa, dopo li ferite della guerra, dopo la dittatura, dopo la sofferenza e le divisioni, milioni di italiani si recarono alle urne con coraggio, speranza e senso di responsabilità; per la prima volta votarono anche le donne, protagoniste di una svolta storica che segnò l’ingresso pieno e definitivo della cittadinanza femminile nella vita democratica del Paese.
Quel referendum non fu soltanto una scelta istituzionale tra Monarchia e Repubblica. Fu soprattutto una scelta di libertà, di partecipazione, di fiducia nel futuro. Fu l’inizio di un cammino nuovo, fondato sui valori della democrazia, della pace, del lavoro, della solidarietà e della dignità della persona.Da quella scelta nacque la Repubblica Italiana. Da quella scelta presa forma la nostra Costituzione, una delle più alte espressioni di civiltà democratica, costruita sul sacrificio di chi lottò per la libertà e sulla volontà di garantire diritti, giustizia e uguaglianza alle generazioni future. Celebrare ‘oggi’ gli ottant’anni della Repubblica significa ricordare che la democrazia non è mai conquistata per sempre. Essa vive nella partecipazione dei cittadini, nel rispetto delle istituzioni, nel dialogo, nella responsabilità collettiva. La Repubblica siamo tutti noi: nelle scuole che educano, nei lavoratori che ogni giorno contribuiscono al bene comune, nei giovani che guardano al futuro con speranza, nelle famiglie, nel volontariato, nelle Forze Armate, nelle Istituzioni che servono il Paese con dedizione. In questi ottant’anni l’Italia ha attraversato sfide difficili, trasformazioni profonde, momenti di crisi e di rinascita; eppure, il legame che ci unisce attorno ai valori repubblicani ha sempre rappresentato la nostra forza più autentica.
‘Oggi’, ha concluso la prof. Rori Restivo, abbiamo il dovere di trasmettere alle nuove generazioni il significato di quella scelta storica del 1946: il valore della libertà, il rispetto delle differenze, la centralità della persona, il senso della comunità nazionale.
Il magistrato dott. Francesco Paolo Giordano ha trattato il contesto storico attraverso il quale, dalla caduta del fascismo si giunse fino alla celebrazione del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 e all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente. La situazione precipitò con la divulgazione da Algeri, l’8 settembre 1943, da parte del generale Eisenhower, della firma dell’armistizio, il paese entrò nel caos, col re e tutto il governo che scapparono letteralmente rifugiandosi a Brindisi mentre i Tedeschi davano inizio alla cosiddetta Operazione Valchiria per l’occupazione di una grande estensione di territorio italiano. Il congresso di Bari prima e la cosiddetta svolta di Salerno dopo, sancirono la necessità di costituire un fronte unitario antifascista prima della celebrazione del referendum. Con la liberazione di Roma venne emanato il decreto che introduceva una Costituzione provvisoria dello Stato e fu istituito un governo di unità nazionale. Una importante iniziativa fu quella di estendere l’elettorato, prima attivo e poi anche passivo alle donne. Nel marzo 1946 vennero approvati i due decreti di indizione del referendum e per l’elezione dell’Assemblea costituente. A causa della frase infelice che fu scritta nei decreti, vale a dire che occorreva la maggioranza dei «votanti», alcuni giuristi monarchici sostennero la tesi che bisognava calcolare anche il numero delle schede nulle e bianche, ammontanti ad oltre due milioni e mezzo. Ma la Cassazione respinse questa interpretazione e proclamò i risultati ufficiali il 18 giugno 1946 stabilendo che l’espressione «votanti» doveva essere riferita ai «voti validi». In Sicilia la questione del referendum si intrecciava con quella dell’autonomia regionale e fu approvato lo Statuto speciale con valore di legge costituzionale il 15 maggio 1946, come momento efficace per arginare il movimento separatista che aveva costituito un vero e proprio esercito appoggiandosi alla banda Giuliano e dei Niscemesi, entità che avevano commesso gravi reati ingaggiando anche conflitti a fuoco coi Carabinieri.
Il Prof. Edoardo Carlo Raffiotta, docente di diritto costituzionale all’Università di Milano Bicocca e componente del comitato per la strategia nazionale sull’intelligenza artificiale, ha sottolineato come la forma di governo delineata dalla Costituzione italiana abbia provocato spesso instabilità politica e l’instaurazione di molti governi assicurando raramente periodi di stabilità. La nostra Costituzione avrebbe bisogno di modifiche anche nella prima parte dedicata ai principi generali e ai diritti e doveri dei cittadini, per renderla più moderna. Mai tre referendum sul Titolo V nel 2001, sulla seconda parte nel 2016 e sulla giurisdizione nel 2026non hanno sortito l’effetto voluto dai governi. Sull’intelligenza artificiale ha ricordato che l’Italia ha introdotto, sulla scia della normativa europea, con la legge n. 132 del 2025, regole giuridiche per l’uso delle tecnologie nel mondo del lavoro, nella sanità, nella pubblica amministrazione. Del resto, anche la Chiesa cattolica, ha con l’enciclica di Leone XIV Magnifica Humanitas, imposto di anteporre l’uomo alla macchina e alla tecnologia.
E’ seguito un ampio dibattito partecipato tra i presenti nell’intento ‘come Demetra custodiva la terra perché potesse continuare a dare vita e nutrimento, così ogni cittadino è chiamato a custodire la propria Nazione con responsabilità, memoria e cura del bene comune’.
Infine le socie (Nadia Minacapilli e Franca Ciantia), a nome dell’Associazione tutta, hanno reso omaggio ai due relatori nonché al sindaco Annamaria Raccuglia ‘custode dei valori della comunità e della memoria civile, nel ricordo della Madri della Repubblica: donne coraggiose che, con dignità e determinazione, contribuirono a costruire un’Italia libera, democratica e fondata sulla partecipazione di tutti’.



