Celebrato venerdì 22 maggio Cascia il solenne pontificale in onore della “Santa dei miracoli impossibili, l’ avvocata dei casi disperati”, colei che Leone XIII, con profonda devozione, definì “Perla dell’Umbria”, Santa Rita. A presiedere l’importante liturgia, il Cardinale Stanisław Dziwisz, arcivescovo emerito di Cracovia e per quarant’anni segretario di San Giovanni Paolo II. Il prelato è stato accolto dall’ordinario diocesano, l’arcivescovo metropolita di Spoleto Norcia, nel cui territorio ricade Cascia, mons. Renato Boccardo e dal superiore generale dell’ordine Agostiniano, padre Joseph Lawrence Farrell. “Rita – ha detto il cardinale durante l’omelia-visse sei secoli fa ma la sua testimonianza non invecchia mai. Lei è sempre presente nei nostri cuori”. E difatti la sua devozione è diffusa anche in Polonia dove milioni di fedeli credono nella sua potente intercessione presso il trono di Dio. “Al centro della nostra vita – ha proseguito il cardinale- dovrebbe essere sempre Dio nostro creatore e signore e il nostro incontro definitivo con lui” E da questo incipit partiva Rita prendendo sul serio il comandamento dell’amore per il prossimo, anche nei confronti del marito che aveva un carattere difficile. “Nel suo cuore non c’era mai spazio per l’odio. Non rendete a nessuno male per male cercate di vivere in pace con tutti non fatevi giustizia da voi stessi, non lasciatevi vincere dal male , Rita ha visto morire i suoi figli, il più grande dolore” Cristo e il suo calvario erano difatti la cosa più importante della sua vita”. Per questo la Santa scelse il chiostro dove ha vissuto in stretta unione con lui la meravigliosa unione di vita: “Con lui io sono la vite, e voi i tralci, lui è la nostra vita e la nostra salvezza. “Senza Gesù non sappiamo per cosa viviamo e dove siamo diretti. Lui è venuto sulla terra per liberarci dalle forze distruttive del male. Questo è il senso della sua esistenza e della nostra vita” Nessuno vive per sè stesso – ha sottolineato il cardinale- siamo stati creati per servire Dio e il prossimo ma c’è una condizione, rimanete in me e io in lui e porterete molto frutto. Unendomi a voi pellegrini sono lieto di deporre un fiore di pietà e di venerazione in onore delle sue virtù. Che ci benedica dall’alto. Le sue penitenze le sue preghiere, quella piaga sulla fronte, questo segno della sofferenza fisica fu soprattutto la prova della sua diretta partecipazione alla passione di Cristo alla coronazione di spine di Gesù nel pretorio di Pilato” I resti di Santa Rita costituiscono la prova. “Noi vediamo il corpo di una donna piccola di statura ma grande nella santità radicata profondamente nella fede di Cristo, una donna di influenza significativa nella vita della chiesa e della società che ha vissuto interamente la sua maternità fisica e quella spirituale. Oggi rendiamo grazie a Dio per santa Rita per tutto quello che lei ha portato nella vita della chiesa. È un momento vivente della parola di Dio, costruire sulla roccia che è Gesù Cristo. Supplichiamo il Signore per la pace in Ucraina e in Medio Oriente. Per Il santo padre Leone e la sua spiritualità di Agostino”.
A margine il Padre Generale Farrell ha sottolineato che la “Pace è una cosa ordinaria non una cosa straordinaria “. Una curiosità sulla sofferenza di Santa Rita: “ I medici hanno infilato un ago per due centimetri e mezzo nel cranio di santa Rita lí dove era la spina di Gesù , a dimostrazione del dolore lancinante che la santa ha patito con Gesù per quindici lunghi anni.




