I fondamenti cristiani della vita di coppia

di a cura di Sebastiano e Maria Fascetta

«Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. …( cfr Col.3,18-25)

Introduzione
L’Apostolo dopo aver fatto una riflessione articolata sulla vita cristiana, riporta, a conclusione del capitolo 3 della lettera ai Colossessi, alcune dinamiche relazionali insiste della vita di coppia e che riguardano anche il rapporto genitori e figli, tra padrone e schiavo.
Per evitare possibili fraintendimenti nel modo di comprendere il linguaggio dell’Apostolo relativo al contesto a cui si rivolge, è bene tener conto del principio cristologico indicato qualche versetto prima del medesimo capitolo, a fondamento di ogni relazione paritaria tra marito e moglie, originata dall’essere in Cristo :«Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti » (Col 3,11). Il principio cristologico: Cristo è tutto in tutti, determina la possibilità di superare il dato culturale che considerava l’uomo come padrone dei figli e della propria moglie. Seppur l’Apostolo non si preoccupa di modificare o giudicare il dato culturale, afferma che in Cristo i battezzati sono chiamati a vivere diversamente le relazioni in famiglia e non solo. Le relazioni, infatti, sono luoghi in cui è possibile vivere e testimoniare l’essere una sola cosa in Cristo. La vita cristiana non è un fatto individuale ma relazionale. La comunione è l’essenza del manifestarsi di Dio. Comunione da incarnare e vivere nella relazione di coppia, nella famiglia, nelle relazioni sociali. In Cristo Gesù cambia lo stile e la mentalità.

S Paolo non propone uno sconvolgimento esteriore, bensì, interiore. Infatti, mette subito in risalto quelle che erano considerate le categorie più deboli : le mogli. Già questa scelta di campo da parte dell’Apostolo è indice di una prima rivoluzione. Notiamo, inoltre, che del marito si dice quello che non deve fare : non trattatele con durezza, non esasperate i figli… che in realtà, a quel tempo era cosa di ordinaria amministrazione famigliare. Esortando i “mariti” e i “padri” a non avere un atteggiamento duro e pretenzioso, Paolo chiede un cambiamento proprio a quella categoria sociale che era ritenuta più forte e dominante. L’Apostolo chiede di vivere le relazioni familiari : come conviene nel Signore… ciò è gradito al Signore…nel timore del Signore…come per il Signore. E’ proprio questo che fa la differenza nella vita matrimoniale dei battezzati:essere consapevoli che l’amore umano tra uomo e donna, l’impegno educativo tra genitori e figli passa attraverso la cura della vita nello Spirito, della relazione con il Signore. Dimensione spirituale e umana, agape ed eros non sono separabili, ma coesistono in maniera armoniosa all’interno di un cammino di fede vissuto come coppia.

1. Rapporto marito e moglie Le mogli sono chiamati a essere sottomessi come conviene nel Signore, ovvero come figlie di Dio liberate dalla condizione di schiavitù e dall’essere dominate. Non è una sottomissione da schiavi quella che richiede l’Apostolo ma da figli e figlie di Dio, per amore e nella libertà. Quell’amore che deriva dal Signore. Paolo scrive nella lettera agli Efesini « Nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri…» Ef 5,21Non si tratta di una sottomissione/obbedienza unilaterale ma bilaterale, perché anche il marito è chiamato ad amare la moglie. Il termine greco è agape si riferisce all’amore di Cristo che ha dato la sua vita per noi . Il marito è chiamato a donare la propria vita alla moglie a prendersi cura di lei come si prende cura della propria vita : «E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei…Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso.» Ef 5,25. Non trattare con durezza la propria moglie è una novità che introduce la fede cristiana e che scaturisce dal fare tutto come conviene al Signore, nel timore del Signore. IL marito, radicato in Cristo non può trattare male la donna, non può umiliarla, sminuirne la dignità, trattarla come una serva. Inoltre, la vera obbedienza cristiana (anche questo concetto ambiguo che nei Vangeli non è mai utilizzato, ma più volte richiamato da S.Paolo nelle sue lettere) è atto liberante.
Ab-audire: significa ascoltare rimanendo fermi. Questo è un modo per dare concretezza al termine obbedire: vivere l’ascolto reciproco, il dialogo sincero, l’accoglienza non giudicante, in una comunicazione alla pari, dove non c’è chi è superiore e chi inferiore. Purtroppo questa mentalità è ancora radicata nella chiesa.
«Il dialogo è una modalità privilegiata e indispensabile per vivere, esprimere e maturare l’amore nella vita coniugale e familiare…Darsi tempo, tempo di qualità, che consiste nell’ascoltare con pazienza e attenzione, finché l’altro abbia espresso tutto quello che aveva bisogno di esprimere. Questo richiede l’ascesi di non incominciare a parlare prima del momento adatto. Invece di iniziare ad offrire opinioni o consigli, bisogna assicurarsi di aver ascoltato tutto quello che l’altro ha la necessità di dire. Questo implica fare silenzio interiore per ascoltare senza rumori nel cuore e nella mente: spogliarsi di ogni fretta, mettere da parte le proprie necessità e urgenze, fare spazio. Molte volte uno dei coniugi non ha bisogno di una soluzione ai suoi problemi ma di essere ascoltato. » ( A.L. nn.136-137

2. Eros e Agape: rispettare l’alterità è una forma di castità coniugale Da queste prime considerazioni emerge come lo stile cristiano è in sé rivoluzionario perché chiede un cambiamento interiore, di mentalità, per dare forma a gesti concreti che all’interno dello spazio sponsale, coniugale, manifestino l’essere in, con e per Cristo. Questo non accade naturalmente o spontaneamente ma esige un cammino di “discepolato”, di conoscenza di Cristo, di esperienza del suo Amore come coppia. La dimensione spirituale non è altra cosa rispetto da quella umana. Nella vita cristiana non c’è spazio per la dualità tra materia e spirito, tra corpo e anima, tra eros e agape. Ciò che è autenticamente umano è anche autenticamente spirituale. L’eros è ampliato, reso fecondo dall’agape. L’eros è :

• amore di attrazione, accoglienza incondizionata dell’alterità dell’Altro;
• consentire che l’Altro non sia riducibile a oggetto, non sia disponibile e manipolabile.

L’alterità implica una distanza, quale condizione essenziale per vivere un vero incontro tra due alterità. In questo senso possiamo comprendere anche la “castità” coniugale, non come un volersi astenere dal rapporto sessuale, ma come rispetto dell’Altro, in quanto tale. Rispetto della sua unicità, diversità. La “castità” matrimoniale è rispetto dei tempi dell’Altro, del suo linguaggio d’amore, senza violenza, senza pretese, senza manipolare, possedere, appropriarsi. Anche il rapporto sessuale può essere carico di violenza, quasi a soddisfare un istinto, oppure carico di “castità” perché rispetta i tempi e momenti dell’altro. A proposito di un modo degenerato di intendere la sessualità e dunque il corpo dell’altro sino a un rapporto pornografico, sono molto illuminanti le parole del filosofo coeriano Byung Chul Han « L’amore positivizza, oggi, nella sessualità, che è comunque sottomessa dal diktat della prestazione. Il sesso è una prestazione. L’erotismo è un capitale che si deve accrescere. Col suo valore di esposizione il corpo equivale a una merce. L’Altro, che è stato privato della sua Alterità, viene sessualizzato come oggetto di eccitazione: non può essere amato, ma solo consumato. Dal momento che viene frammentato nella sua parzialità dell’oggetto sessuale, l’Altro non è neppure più persona: non è data una personalità sessuale. Se l’Altro è assunto come oggetto sessuale, si erode quella “distanza originaria” che per Buber funge da “principio dell’esser-uomo” e che costituisce la condizione trascendentale di una possibile alterità»
La sessualità è un linguaggio d’amore. Non è l’unico, ma certamente fondamentale. Una vita di coppia cresce nell’amore se riesce a mantenere in uno stato armonioso almeno tre dimensioni: intimità che attiene al cuore, ai sentimenti; la passione che attiene al corpo, alla sessualità; l’, impegno che riguarda i valori condivisi, le affinità. Quando, infatti,si sperimenta solo la dimensione dell’intimità la vita di coppia si riduce a mera amicizia. Quando, invece, prevale solo la passione, in mancanza delle altre due dimensioni, si cede all’infatuazione. E, infine, quando rimane solo l’impegno l’amore è di per sé vuoto. L’amore vissuto richiede il concorso di tutti e tre gli elementi indicati. Queste tre dimensioni permettono di vivere un eros fecondo, umanizzante, rispettoso, bello.
«L’eros riguarda l’Altro nel senso enfatico, che on sii lascia risolvere nel regime dell’Io. Nell’inferno dell’Uguale a cui la società contemporanea assomiglia sempre più, non c’è perciò alcuna esperienza erotica. Questa presuppone l’asimmetria e l’esteriorità dell’Altro.»

[1]Byung Chul Han. Eros in agonia. Ed. nottetempo. Milano.2012. p. 31
[1]Ibidem p.18

 

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