5 Maggio 2026

Custodire la dignità nella fragilità

CONVEGNO Alla sera della vita

di dott.ssa Giuseppa Lo Manto - Pastorale Sanitaria Diocesana

Venerdì, 8 maggio  dalle 17 alle 20 si terrà, presso la parrocchia San Pietro a Piazza Armerina, il convegno “Alla sera della vita: custodire la dignità nella fragilità”, un appuntamento che si propone di offrire uno spazio di riflessione e confronto su un tema quanto mai attuale e profondamente umano. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’Ufficio di Pastorale della salute, Caritas, l’Ufficio, Liturgico, l’Ufficio di Pastorale della Famiglia, l’Ufficio di Pastorale Penitenziaria e l’Ufficio Migranti. Una sinergia significativa che già di per sé esprime il cuore del messaggio che il convegno intende trasmettere: la dignità della persona è un valore che attraversa ogni ambito della vita e riguarda ogni condizione umana, senza eccezioni.

La scelta del tema non è casuale: in una società sempre più orientata all’efficienza e alla produttività il rischio che si corre è quello di marginalizzare i più vulnerabili come anziani e i malati, considerati spesso un peso anziché una risorsa umana.
La “sera della vita” non è semplicemente legata all’età avanzata, o al compimento del proprio cammino terreno. Esiste una sera non attesa, improvvisa, più ampia e più profonda che può attraversare ogni stagione dell’esistenza: è il tempo del dolore, della prova, del fallimento, del senso di colpa, del buio interiore. È il momento in cui la persona si scopre vulnerabile, fragile. La fragilità non è soltanto una mancanza, è dimensione costitutiva dell’umano e proprio nella fragilità la persona rivela il bisogno dell’altro, il desiderio di essere accompagnata, di non essere lasciata sola.La persona, sottolinea il Concilio Vaticano II, ha una dignità inalienabile è “la sola creatura che Iddio abbia voluto per sé stesso “, un bene per sé, non ha un valore funzionale, non vale per quello che serve, vale per sé stessa: è fine non mezzo. Nella “Samaritanus bonus” leggiamo: «l’uomo in qualunque condizione fisica o psichica si trovi, mantiene la sua dignità originaria di essere creato a immagine di Dio. Può vivere e crescere nello splendore divino perché è chiamato ad essere ad immagine e gloria di Dio”.

La dignità dell’uomo deriva dall’essere creatura: gli viene donata da un Altro, non diminuisce nei momenti difficili, può essere ferita, ma non svanire, vuol essere riconosciuta e custodita.Risuonano allora, con una forza sorprendentemente attuale, le parole di Gesù nel Getsemani: “l’anima mia è triste fino alla morte…vegliate e pregate”(Mt26,38; Mc14,34) e in queste parole Gesù non nasconde l’angoscia, la paura, ma la condivide. Chiede di non essere lasciato solo. Il vegliate rivolto ai discepoli ha oltrepassato i tempi per giungere a noi: vegliate vuol dire attenzione, ascolto; vegliate vuol dire sostare non fuggire di fronte al dolore, ma abitarlo, condividerlo; ancora vegliate vuol dire responsabilità, vicinanza, carità.

Custodire la dignità nella fragilità, allora, non è solo un dovere morale, ma una responsabilità condivisa che interpella tutti: chi cura, chi accompagna, chi vive accanto; ma anche le istituzioni, la cultura, la società nel suo insieme. Alla “sera della vita”, la domanda si fa essenziale: “resta con me”. È la voce dell’umanità sofferente, ma anche il luogo in cui la dignità viene custodita.A noi è chiesto di fermarci, di vegliare, di non lasciare solo chi attraversa la notte. Non è solo responsabilità, ma amore che si fa presenza.

 

 

 

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