24 Aprile 2026

P. Petralia è morto nella serata di giovedì 23 aprile

Addio a p. Mario, prete con “la puzza delle pecore” addosso

Sabato 25 i funerali a Sant'Agostino

di Mario Antonio Filippo Pio Pagaria 

Caro Padre Mario Petralia, ieri ci ha lasciati per andare nella gloria del Padre per le mani della Nostra Madre Maria. La conobbi quando avevo circa otto anni, al tempo del catechismo per la mia prima comunione; un nugolo di ragazzi, oggi tutti attempati, come del resto anch’io, l’attorniavano mentre faceva “parlare” quell’organo della Maria Mater Ecclesiae di Enna dove era vice parroco di padre Guido Mazzucchelli. Possedeva, un grande carisma, quello dell’aggregazione. Poi venne per me il giorno della prima Confessione che lei mi amministrò con solennità, già, perché lei faceva tutto ciò che appartiene a Dio con grande solennità, e lo faceva con l’infinita devozione nei confronti della sua e nostra Santissima Madre Maria. E mi iniziò alla pratica di ministrante, istruendomi minuziosamente verso quel ruolo, spiegandomi come avrei dovuto svolgere il ruolo di primo o secondo chierichetto. Fu per me un periodo di intensità spirituale che vissi con trasporto sino all’età di 12 anni. Poi lei andò via… andò a fare il vice rettore del Seminario di Piazza Armerina e ci perdemmo… e io mi perdetti… abbandonai la Chiesa, divenni ateo e anticlericale, fino a quando, dopo una serie di vicissitudini, a 21 anni, tramite la devozione a Santa Rita, non la ritrovai alla Parrocchia San Giorgio e antico convento di Sant’Agostino. Qui trovai un prete diverso; non era quel prete “moderno” che avevo conosciuto, era un prete che era stato sicuramente toccato da un’esperienza profonda di ulteriore conversione; ricordo la sua devozione ai primi sabati e alla Madonna di Fatima e al Movimento Sacerdotale Mariano di Don Stefano Gobbi ; aveva  indossato la tunica per non toglierla mai più. Divenne per me un forte punto di riferimento.
Non mancarono certo i litigi dovuti alla mia esuberanza di allora, alla mia impulsività nel fare alcune scelte. Ho frequentato la sua parrocchia per circa 11 anni e dopo me ne sono allontanato per alcune cause di forza maggiore. Dopo è giunta la maturità e ci siamo ritrovati. Ricordo che periodicamente la venivo a trovare e ci confrontavamo, le raccontavo dei miei successi, le raccontavo delle mie sconfitte, parlavamo addolorati delle ultime vicende che hanno scosso la Chiesa ennese e alla fine mi confessavo. Venivo per trattenermi 10 minuti e rimanevo un paio d’ore. Osservavo con orgoglio quella statuetta della Madonna di Fatima che le avevo regalato e che conservava sul mobile della sacrestia, ma non posso dimenticare che in quel locale lei teneva molto spesso dei sacchetti pieni di spesa che donava ai poveri e ricordo anche che donava, spesso, nel silenzio, anche denaro. Anche a me, non mi vergogno, in particolari momenti di difficoltà, qualche anno fa ha prestato dei soldi senza chiedermi spiegazioni e senza farselo chiedere più di una volta. È bene che queste cose si sappiano. Ed è bene che si sappia come lei è riuscito a cementare in tutti questi quarant’anni una bellissima comunità parrocchiale, una bellissima corale, un gruppo di preghiera, la confraternita e l’amore e dedizione che aveva nei suoi confronti, il gruppo dedito alla raccolta dei fondi per la missione di suor Lucia in Brasile, la festa di Santa Rita da Cascia che attira a sé migliaia di fedeli da tutta la città alta e bassa. L’amore, infine, e il grande trasporto emotivo che metteva nella sua attività parrocale. Lei padre Mario, è stato un pastore “con la puzza delle pecore addosso” e sono sicuro che insieme a Papa  Francesco oggi dal Cielo, sarà un’altra stella che illuminerà il nostro buio.

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