La vita di coppia: una promessa da compiere

di Sebastiano Fascetta e Maria Muzzicato

A fondamento della vita di coppia c’è una scelta d’amore da parte di uomo e una donna che decidono d’intraprendere un cammino di vita e di comunione da mantenere nel tempo. Ogni scelta d’amore è sempre promessa, un dono e un impegno
Per tentare una riflessione sul rapporto tra scelta d’amore e promessa, prendiamo come brano biblico di riferimento la chiamata di Abramo, non come percorso di un singolo ma come cammino di una coppia, dato che Abramo inizia il suo viaggio insieme a tutta la sua famiglia.

Il Signore disse ad Abram:
“Vattene dalla tua terra,
dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò.
2Farò di te una grande nazione
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e possa tu essere una benedizione.
3Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra”.

Il verbo “ vattene” ha una tonalità forte, perentoria che esprime la necessità di separarsi da una certa sicurezza e aprirsi all’inedito, al non programmato, alla diversità uomo-donna, alle sorprese della vita ( come ad esempio i figli). Vattene in ebraico lek leka significa anche va verso te stesso. E’ un invito al viaggio interiore che siamo chiamati a intraprendere per crescere nella relazione. Non possiamo amare il nostro partner se non siamo capaci di amare noi stessi. Ogni vera crescita nella relazione esige una cura della propria soggettività, una cura della dimensione spirituale, interiore, emotiva oltre che cognitiva e corporea. IL viaggio interiore si compie nel profondo del nostro cuore che è il luogo della conoscenza di Dio, della relazione con Lui.

Nel momento in cui Abramo e Sarai rispondono alla chiamata di Dio si attiva un processo dinamico, un cammino, verso un compimento, una promessa “ Farò di te una grande popolo e ti benedirò…” . La scelta d’intraprendere insieme un cammino di uscita dal proprio paese, casa e genitori, è la risposta alla Parola di Dio, al sogno di Dio, che chiama a uscire dai territori non solo geografici ma spirituali del possesso, del benessere personale, individuale, per intraprendere l’avventura dell’amore. L’esperienza di Dio, che possiamo declinare in termini di vocazione, emerge nel momento in cui usciamo dal  nostro egoismo per andare incontro l’altra, l’altro diverso da se. Uscita dalla solitudine solipsistica “ non è bene che l’uomo sia solo”, cioè dall’essere chiusi in noi stessi. L’amore è apertura, cammino, crescita, realtà dinamica e non statica. L’uscita dal nostro egoismo è l’effetto dell’ascolto della Parola di Dio. Non è un moto che viene da noi, ma è una forza spirituale che è deposita in noi. La Parola di Dio è atto liberante, apertura verso l’umanizzazione delle relazioni, affinché si compia la Benedizione di Dio ad essere fecondi, moltiplicarsi e riempire la terra (Gv 1,28).

I tre verbi che costituiscono la Benedizione di Dio all’atto della creazione dell’uomo e della donna, indicano tre livelli relazionali per una vita di coppia feconda nell’amore; ovvero:

  • fruttificate, portate frutto per vivere un amore di qualità;
  • moltiplicatevi per una amore di quantitià cioè fatto di gesti ripetiti e continui nel tempo;
  • riempite per un amore che non si chiude nella coppia ma si espande apre, al dono dei figli come anche alla relazioni sociali, comunitari, diventando lievito nella storia per raccontare la bellezza dell’amore di coppia.

Abramo e Sara, come ogni coppia, sono chiamati a lasciare un modo di relazionarsi per iniziare un nuovo percorso e dare forma a una nuova realtà di vita: un Noi formato dall’armonia tra un io e un Tu. In questo viaggio dall’io al tu, dal possesso alla compassione Dio non è marginale ma essenziale, anzi, è Colui che chiama alla relazione. La comunione di vita è il dono e il compito assegnato da Dio alla coppia. La comunione è la promessa da realizzare nel tempo, attraverso un amore sincero e fedele.

Le promesse che Abramo e Sara ricevono sono due: la terra e la discendenza. Queste sono segno, per noi cristiani, della promessa dello Spirito santo che si compie attraverso l’amore di Dio rivelato da Gesù Cristo. La terra è segno della nostra condizione umana e della pari dignità tra uomo e donna. La terra è il giardino dell’amore che siamo chiamati a custodire e coltivare. Custodire il dono dell’amore per non inquinarlo e coltivare l’amore sviluppando atteggiamenti, gesti, modalità relazionali che favoriscono la crescita dei due amanti.

 La discendenza è segno della relazione di coppia che, seppur, non sempre è biologicamente generativa è può essere sempre feconda nell’amore. Una vita è feconda nell’amore nella misura in cui l’uomo e la donna crescono nella loro unicità imparando a conoscere potenzialità e fragilità, ad armonizzare le differenze tra generazioni, di sensibilità, di attitudini, di capacità, di difetti. La vita di coppia è i luogo in cui « si sperimenta la fatica e spesso la conflittualità della differenza, ma in cui si impara anche a scoprire la ricchezza della differenza, il suo essere risorsa»[1]

La relazione è il luogo in cui scopriamo noi stessi nel riconoscimento sincero delle differenze e non nel loro abbattimento. Custodire l’amore, custodire l’alleanza uomo-donna nella comunione con Dio è la vocazione appassionante della coppia.

L’amore di coppia richiede anche fedeltà, che non è sopportazione fine a se stessa, ma capacità di «riscrivere ogni giorno, con creatività, il senso di un amore»[2]  La fedeltà non è qualcosa di statico ma dinamico; è progettualità, capacità «di stare dentro il tempo, di saperlo vivere, di saperlo assumere, di stare dentro gli eventi, dentro l’accadere; il che significa stare dentro le relazioni con tutta la loro portata di novità, non volere a tutti i costi costruire un sistema rigido di garanzie che ci difenda dal rischio di metterci in gioco, di perdere qualcosa.»[3]

Non si tratta di una progettualità ideale ma reale che consiste nel camminare insieme, non l’uno parallelo all’altro, cercando di modulare il passo tenendo conto di quello dell’altro .

La fedeltà dell’amore di coppia si radica nella fedeltà dell’amore di Dio che sostiene l’alleanza uomo-donna, anche quando falliamo. La vita di coppia non è solo un camminare insieme ma un vivere l’amore reciproco in ogni situazione esistenziale: « l’obiettivo  della vita coniugale non è solamente vivere insieme per sempre, ma amarsi per sempre»[4]

[1]GIUSEPPINA DE SIMONE. La fedeltà dell’aver cura. Essere famiglia oggi. Ed. Ave, p. 30
[2]Ibidem p. 44
[3]Ibidem p. 45
[4]Papa Francesco , omelia pronunciata durante la Santa Messa per l’apertura del Sinodo ordinario della famiglia

 

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