la risorsa straordinaria e da rispettare del nostro territorio

Quel corso d’ acqua… ai raggi X

 Il fiume Gornalunga affluente del Simeto

di Nino Costanzo

Aidone. Il termine corso d’acqua, secondo Marco Visentini, è generico ed indica qualunque corrente idrica che scorre sulla superficie terrestre, più o meno contenuta fra sponde emergenti: a seconda di particolari condizioni, non sempre facilmente identificabili, un corso d’acqua può chiamarsi torrente o fiume od anche, in qualche caso, rivo, ruscello, fiumara, etc.
I fiumi hanno portate notevoli e continue ed abbastanza costanti nel periodo annuale medio; attraversano per la maggior parte del loro corso terreni di pianura, nei quali talvolta hanno origine; più spesso sono costituiti dalla confluenza di vari torrenti nelle regioni montane ed hanno altresì vari affluenti nei due lati lungo il loro percorso sino alla foce. Qualunque sia la definizione che si adotta fra quelle sopra esposte, difficilmente un corso d’acqua presenta in tutto il suo corso le stesse caratteristiche; di norma, alcuni suoi tratti (particolarmente quelli montani) avranno le caratteristiche di torrente ed altri (principalmente quelli di pianura) quelle di fiume. Il fatto è in relazione specialmente con la natura e struttura geologica dei terreni attraversati oltreché, beninteso, con l’entità e la distribuzione nel tempo e nello spazio delle precipitazioni atmosferiche. Un fiume può acquistare caratteristiche torrentizie, specialmente per quanto riguarda le variazioni di portata nel corso annuale, anche per effetto di opere artificiali: estrazioni stagionali di acqua per uso irriguo od altro, che diminuiscano le portate di magra; immissioni in tempo di piena, anche con mezzi meccanici, di acqua provenienti da terreni che non vi scolerebbero naturalmente, almeno in tempo di grandi portate.
I corsi d’acqua, sebbene provvedano a far circolare sulla superficie terrestre un elemento essenziale, sotto molteplici aspetti, per la conservazione della vita, possono anche essere causa di gravi danni,sa provocando erosioni sulle sponde e conseguenti distruzioni di terreno coltivato e di abitazioni, e sia esondando, in tempo di piena, dall’alveo normale con sommersione e devastazione dei terreni laterali. Gravi danni possono anche provenire, specialmente nella parte montana dei bacini, dallo sregolato ruscellamento delle acque di pioggia che scorrono sul terreno per incanalarsi negli alvei.Osservazioni effettuate all’uopo dal Servizio Idrografico nei bacini dei torrenti emiliani hanno permesso di accertare una asportazione del terreno vegetale da parte delle acque equivalente, nelle zone non protette da vegetazione permanente, ad una media annua da 5 ad 8 millimetri, talvolta su spessori dello strato di terreno coltivabile non superiori a 30 –40 centimetri. E’ ben vero che questo terreno così asportato viene in gran parte lentamente portato dai corsi di acqua al mare formandovi nuovi terreni coltivabili ma,data la profondità dei fondi marini, non vi può essere compensazione fra la superficie lavorativa annullata per erosione e quella prodotta per alluvione, indipendentemente anche dal lungo periodo di tempo che intercorre tra i due fenomeni. In relazione a quanto sinora detto, per scongiurare quanto avvenuto nella Regione Emilia-Romagna, occorre una politica idraulica fluviale per la sistemazione del fiume Simeto, in territorio della provincia di Catania, e del fiume Gornalunga,in territorio di Aidone, con la confluenza di vari torrenti (Giardinazzi, Murapane, ecc.), corsi d’acqua, o loro tratti, avente per causa naturale una “corrente veloce”, nei quali la pendenza è uguale o non inferiore in ogni punto alla pendenza critica, che per valori medii della scabrezza (coefficiente di Chézy uguale a 50) risulta di 0,0035.

 

 

 

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