23 Gennaio 2026

Maria di Nazareth: 23 gennaio, lo sposalizio

di Nino Costanzo

Lo sposalizio della Vergine, o sposalizio di Maria e Giuseppe, è l’episodio che rievoca le nozze tra Maria e Giuseppe, tradizionalmente festeggiate il 23 gennaio.
Non è descritto nella Bibbia, e vi si fa riferimento solo in alcuni vangeli apocrifi. Invero se vogliamo cercare informazioni più concrete della madre di Cristo, dobbiamo attingere ai cosiddetti vangeli apocrifi, quell’eterogeneo gruppo di testi sacri inerenti Gesù, non annoverati ufficialmente dal canone della Bibbia cristiana. Ciò nondimeno si tratta di pagine interessanti e, nel caso di Maria di Nazareth, ci forniscono particolari importanti sulla provenienza della ragazza, come ad esempio, il nome dei suoi genitori: Anna e Gioacchino. Costoro la misero al mondo in età matura, quando ormai si erano rassegnati alla sterilità, cosa che per la religione ebraica di quel tempo rappresentava uno smacco e un’onta sociale. Anna, Gioacchino e Maria vissero per un po’ a Gerusalemme, vicino la Porta dei Leoni, nella città vecchia.
Altri particolari raccontano di una Maria che, com’era usanza, venne portata al tempio ancora piccina. Vi rimase fino a quattordici anni, quando, raggiunta la pubertà, fu promessa in sposa a un falegname di nome Giuseppe.(Nella tradizione ebraica, il matrimonio era un contratto stipulato tra le famiglie dei due nubendi: il padre dello sposo si recava da quello della sposa per proporre l’unione, e se la ragazza avesse accettato i due giovani sarebbero stati ‘promessi’, e sarebbero andati a vivere assieme dopo un anno). E’ a questo punto che avvenne qualcosa di incredibile che cambiò per sempre non solo il destino della ragazza, ma dell’intero mondo. Maria, che, data la giovane età e l’intrinseca purezza, non aveva mai conosciuto l’amore carnale di un uomo, ricevette la visita di una creatura celeste, l’arcangelo Gabriele.
Lo racconta il Vangelo secondo Luca in base al quale l’inviato del Signore si palesò alla giovinetta che avrebbe concepito il Figlio di Dio. Esiste anche un’altra versione dei fatti, quella riportata dal Vangelo secondo Matteo, nella quale Maria è già incinta dallo Spirito Santo, ma l’angelo non appare a lei, bensì, in sogno, al suo promesso sposo Giuseppe. Discrasie a parte, occorre dire che secondo i Vangeli, la storia di Maria e Giuseppe cominciò con l’episodio dell’annunciazione: quando l’angelo comunicò alla giovane Maria che sarebbe diventata madre e che, anche la cugina Elisabetta, benchè sterile, stava aspettando un figlio, Maria si recò subito dalla parente. Quando fece ritorno a casa, poiché era già al terzo mese, i segni della gravidanza erano ormai inequivocabili.
Come racconta Matteo, Giuseppe, non riuscendo a spiegarsi questa gravidanza prodigiosa non sapeva se tenere con sé Maria oppure ripudiarla: decise infine di mandarla via senza clamori e di nascosto. Una notte, però, gli apparve in sogno un angelo che gli spiegò che non doveva temere di tenere con sé Maria, perché il figlio che aspettava era un dono dello Spirito Santo e lo invitò a non lasciarsi prendere dall’amarezza e dello sconforto. Soprattutto gli dice di non dubitare dell’onestà della ragazza e di non pensare di ripudiarla: Maria è rimasta pura, non lo ha mai tradito e non gli ha mai mancato di rispetto, dunque non merita il suo disprezzo. Il dovere di Giuseppe è di restarle accanto, come aveva programmato prima di conoscere la rivelazione.
Lo stesso fa Maria: superato lo stupore iniziale dell’angelica rivelazione, infatti, quest’ultima accetta docilmente il proprio destino. La sua giovane moglie presto avrebbe partorito un figlio e Giuseppe lo avrebbe chiamato Gesù: egli avrebbe salvato il suo popolo dai peccati. Destatosi dal sonno, senza più alcun dubbio, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo e prese con sé la sua sposa, chinando il capo alla volontà del Signore e alla gravidanza di Maria; con questa scelta accettò anche la responsabilità che ne sarebbero derivate: ecco che così divenne il padre putativo di Gesù. Secondo gli scritti di san Tommaso d’Aquino, la presenza di Giuseppe era indispensabile poiché senza di lui la gente avrebbe potuto dire che Gesù era un figlio illegittimo, quindi Cristo aveva bisogno di un padre umano che lo amasse e lo proteggesse anche perché, se così non fosse stato, Maria sarebbe stata considerata un’adultera e, di conseguenza, lapidata dai Giudei.Lo sposalizio di Maria e Giuseppe è un episodio della tradizione cristiana che commemora la loro unione.
Nella Chiesa cattolica, questa ricorrenza viene celebrata il 23 gennaio, sebbene non sia una festa universale. Inoltre, il tema è spesso rappresentato nell’arte sacra. La commemorazione liturgica dello sposalizio di Maria e Giuseppe risale probabilmente al XV secolo. Jean Gerson, Gran Cancelliere dell’Università di Parigi, nel suo testamento dispose che ogni 23 gennaio venisse celebrata una messa in onore di questa unione. Successivamente, la ricorrenza fu adottata nei calendari di vari ordini religiosi, tra cui francescani, servi di Maria, domenicani e stimmatini. In particolare, Gaspare Bertoni, fondatore degli stimmatini, nutriva una profonda devozione per questa festa. Tuttavia, questa festa non è mai stata inclusa nel calendario liturgico ufficiale della Chiesa cattolica, poiché ritenuta superflua rispetto alla festa della Sacra Famiglia. Nel 1961, la Congregazione dei Riti ha classificato la celebrazione come una ‘festa di devozione’, consentendone l’osservanza solo in contesti specifici o in determinate località.

 

 

 

 

 

 

 

 

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