20 Gennaio 2026

La prolusione a cura di Vincenzo Morgante

A Caltagirone prende il via il 12° Corso di Formazione all’impegno sociale e politico

La comunicazione: strumento di speranza? In che modo oggi la comunicazione veicola le principali notizie’.                                                                                                                           

di Nino Costanzo

Presso la “Città dei ragazzi”,  a Caltagirone ha avuto luogo, in occasione dell’apertura del 12° Corso di Formazione all’impegno sociale e politico ‘La comunicazione tra presente, passato e futuro’, a cura della Diocesi di Caltagirone,  la prolusione del giornalista Vincenzo Morgante, direttore di Tv2000 e di InBlu Radio, dal tema ‘La comunicazione: strumento di speranza? In che modo oggi la comunicazione veicola le principali notizie’.
In un tempo di grandi cambiamenti culturali e sociali anche il comunicare, nelle sue diverse forme, ha subito profonde trasformazioni. Obiettivo, nell’anno pastorale 2025/2026, di questo nuovo corso : come e perché è cambiata lungo la storia, il modo attuale di comunicare attraverso i ‘new media’ e la loro ‘umanizzazione’ in funzione della crescita integrale dell’uomo e della società.
I temi, secondo il direttore don Tino Zappulla, del nuovo corso di formazione vogliono offrire ai partecipanti degli spunti di riflessione per sentirsi coinvolti in un processo di grandi cambiamenti che interpella tutti e attivare, anche in questo settore vitale della società e della Chiesa, una partecipazione attiva e una cittadinanza responsabile”.
Occorre per questo, afferma il direttore Zappulla nel presentare il protagonista della serata dott. Vincenzo Morgante, una comunicazione di “qualità, autentica e non superficiale, anche in politica per contrastare ‘una comunicazione di plastica’ o la disinformazione dilagante per una più curata e mediata”.
Ora, a Caltagirone, e non solo, si è riflettuto sul ruolo della speranza nella vita personale, nella società e nella comunicazione. La speranza, esordisce il giornalista Vincenzo Morgante, “non è una semplice attesa, né ottimismo superficiale, ma un atto di fede e responsabilità, che ci muove all’azione, alla cura degli altri e alla costruzione di comunità solide. La storia, il pensiero e la letteratura, da Sant’Agostino a Edmondo Dantès ne ‘Il Conte di Montecristo’, ci mostrano che la speranza cresce nella condivisione e nell’incontro con gli altri, diventando forza collettiva”.
Nel contesto della comunicazione, afferma il relatore, “la speranza diventa criterio etico e culturale. Oggi, con l’informazione digitale pervasiva, la comunicazione plasma le coscienze e le relazioni sociali, influenzando il modo in cui percepiamo la realtà. Raccontare il mondo solo attraverso notizie negative o dettagli morbosi crea disincanto, scoraggiamento e rassegnazione. Al contrario, una comunicazione attenta può nutrire fiducia, responsabilità e partecipazione”.
Fondamentale è la capacità di selezionare e bilanciare le notizie: alcune, continua il dott. Morante, “devono essere riportate per il loro rilievo sociale, altri rischiano di spettacolarizzare il dolore senza portare beneficio. Allo stesso tempo, occorre valorizzare le storie positive, i gesti di solidarietà e le esperienze di impegno civile e umano, restituendo senso e dignità alle persone. Questa selezione e equilibrio non sono limiti alla libertà di informazione, ma strumenti per una comunicazione più umana, responsabile e capace di trasmettere speranza”.
La speranza, dunque, non è decorativa: è il filo conduttore che lega , afferma ancora il giornalista Morgante, “verità e azione, denuncia e fiducia, informazione e comunità. Una comunicazione che sceglie consapevolmente di trasmettere speranza contribuisce a formare cittadini più responsabili e resilienti, capaci di affrontare le difficoltà senza essere sopraffatti”.
In conclusione, sostiene infine il direttore Vincenzo Morgante, “educare alla speranza significa insegnare a comunicare con equilibrio e misura, riconoscendo il dolore ma anche la possibilità di cura, narrare il male senza assolverlo e celebrare il bene senza banalizzarlo”: solo così la comunicazione diventa davvero servizio all’uomo, alla società all’uomo.

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