Carissimi lettori e lettrici, nell’augurare a tutti buon anno, desideriamo proseguire la nostra riflessione sulla vita di coppia offrendo alcune considerazioni di ordine spirituale, pastorale e relazionali, che suddivideremo in diverse parti, sul tema dell’essere Amati e chiamati all’amore.
In questa prima parte ci soffermeremo, in maniera sintetica, sul senso dell’amore di Dio citando un passo della prima lettera di Giovanni:
«Carissimi (amati), amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio8Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.9In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui10In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
11Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi.» (1 Gv 4,7-12)
Questo brano costituisce il vertice della prima lettera di Giovanni perché contiene una concentrazione lessicale sul tema dell’Amore di Dio che costituisce il cuore dell’annuncio cristiano.
In greco ci sono tre termini per indicare le relazioni tra le persone :
- eros che indica l’amore passionale, l’attrazione profonda verso il bene, il bello; l’istinto che conduce ad aggrapparsi a una persona e che coinvolge tutti i sensi. Non poche volte questo termine assume un’accezione negativa, ma, in realtà, si tratta di un’energia d’amore necessaria.
- philìa che indica l’amore di amicizia, di tenerezza, con componenti maggiori, rispetto a eros, in termini di gratuità.
- agape di matrice meramente cristiana considerato che i primi cristiani utilizzavano questo termine, vedi l’apostolo Paolo, per descrivere l’amore rivelato da Gesù, qualitativamente differente rispetto a eros e philia. Infatti, con il termine agape si vuole significare un amore di donazione secondo l’esempio di Cristo che ha dato se stesso. Il soggetto del termine agape è anzitutto Dio, infatti « Non siamo noi a volere il bene, ma è il Bene che in noi vuole esprimersi» .[1]
Gesù, il Figlio di Dio è l’incarnazione dell’Amore di Dio, la sua esplicitazione nella storia, la rivelazione piena (cf Gv 3,16). L’Unigenito Figlio di Dio è l’iniziativa preveniente di Dio per la nostra salvezza. Infatti, non siamo noi ad amarlo per primo (cf Gv 15,13-16), ma Lui ci ama nel e nonostante il nostro peccato (cf Rm 5,8). Gesù per amore si è fatto «vittima di espiazione per i nostri peccati” annullando il documento scritto contro di noi… che ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce» ( Col 2,14).
La croce è segno dell’amore di Cristo il quale
« sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» ( Gv 13,1) cioè sino alla pienezza, al compimento ( cf Gv 19,28) donando se stesso, per amore e nella libertà.
«La formula «sino alla fine» non si riferisce solo al tempo, ma all’intensità dell’amore. Sino alla morte, cioè sino a morirne. «Per questo Dio lo ha glorificato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome». Cioè: per questo Dio lo ha risuscitato. L’espressione indica l’opera di Dio, ma in quanto è diventata azione e amore di Gesù. Se l’azione di Dio non fosse diventata amore in Gesù, non ci sarebbe stata la resurrezione, cioè non ci sarebbero state quelle dinamiche interne alla storia che sono esplose nella resurrezione e che sono state introdotte dall’amore vissuto da Gesù sino alla fine.»[2]
L’amore cristiano implica il passaggio da una vita egocentrata a un’esistenza cristocentrica cioè capace di amare come Dio ci ama (cf Gv 15,12). Il come fa la differenza cristiana rispetto a qualunque altro modo di amare, come ad esempio l’amicizia o la filantropia. (cf 1 Cor 13,3-8).
La forma e lo stile dell’amore cristiano è Cristo, il quale è venuto a insegnarci ad amare. La misura dell’amore di Dio è quello che intercorre tra il Padre il Figlio che ci raggiunge attraverso lo Spirito Santo :
« L’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori per mezzo del dono dello Spirito Santo»(Rm 5,5).
Lo Spirito santo ci rende capaci di amare “ alla divina”, ovvero con una forza nuova che permea:
- di luce ogni nostro sguardo,
- di pazienza e tenerezza ogni nostro gesto,
- di verità e rispetto ogni nostra parola.
Dio non ama al posto nostro, ma in noi, con noi e per noi. L’amore naturale che è proprio dell’eros – amore d’attrazione o della philia- amore di amicizia – viene purificato, illuminato, intensificato dall’amore di Dio. L’amore di Dio non è un modello esteriore da imitare ma una forza interiore da assecondare ed esprimere, amando come Lui ci ama.
La carità fraterna è la manifestazione dell’amore di Dio gratuito e concreto, che si estende sino ai nemici (cf Mt 5,44). Chi ama conosce Dio, fa esperienza di Lui. Il termine conoscere implica un’esperienza dell’amore di Dio che accade, anzitutto, all’interno delle Persone divine e che si riversa nell’umanità.
Nella misura in cui ci apriamo all’offerta d’amore di Dio siamo capaci di amarci gli uni gli altri come Dio ci ama.
« Noi non dobbiamo, né potremmo, amare gli altri come Dio, ma perché Dio ci ha amato: è l’amore di Dio che accogliamo che diventa in noi amore del fratello». [3]
L’amore di Dio che è in noi si esprime attraverso il costituirsi di relazioni autentiche, fino alla sponsalità e alla comunione intima. Quel «dobbiamo amarci gli uni gli altri» [4] esprime un «obbligo pressante, ma che riceve forza dall’esperienza fontale»[5] dell’amore di Dio. Lo stesso termine è utilizzato dall’Apostolo Paolo quando fa riferimento all’amore che intercorre tra gli sposi:
« Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso” ( Ef 5,28),
perché questo è lo stile di Cristo:
« come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei» ( Ef 5,25).
Non si tratta, evidentemente, di una costrizione ma di un’attrazione che deriva dall’offerta d’amore di Cristo che si esplicita in un profondo e vincolante senso di responsabilità nell’amore tra marito e moglie. L’agape è un amore di donazione che non cerca il proprio interesse ma il bene dell’altro; è
«unione affettiva, spirituale e oblativa, che però raccoglie in sé la tenerezza dell’amicizia e la passione erotica»[6] .
L’amore che unisce i due nubendi è permeato e potenziato dall’amore di Dio e rende possibile un amore umano esclusivo e per sempre , infatti, chi è
«innamorato non progetta che tale relazione possa essere solo per un periodo di tempo, chi vive intensamente la gioia di sposarsi non pensa a qualcosa di passeggero »[7].
L’amore tende all’eternità
« Sì, amare è estati, estasi non nel senso di un momento di ebbrezza, ma estasi come cammino, come esodo permanente dall’io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé…»[8].
L’amore è una realtà dinamica, da coltivare e custodire
«corrispondendo alla grazia divina mediante più atti di amore, con atti di affetto più frequenti, più intensi, più generosi, più teneri, più allegri…Il dono dell’amore divino che si effonde sugli sposi è al tempo stesso un appello ad un constante sviluppo di questo regalo della grazia» [9]
S.Agostino ha scritto, nel suo commento alla prima lettera di Giovanni, che l’amore di Dio ci rende belli:
«Ci ha amati per primo e ci ha dato la capacità di amarlo. Ancora noi non l’amavamo, amandolo, diventiamo belli…la nostra anima fratelli, è brutta per colpa del peccato; essa diviene bella se ama Dio…In che modo diventeremo belli? Amando lui, che è sempre bello. Più cresce in te l’amore, più cresce la bellezza: la carità è appunto la bellezza dell’anima»
[1]C.MOLARI IL cammino spirituale del cristiano.pag. 424
[2]C. MOLARI Percorsi comunitari di fede, Borla 2000, pp. 172-176
[3]C.MOLARI IL cammino spirituale del cristiano.pag. 432
[4]1Gv 4,11
[5]UFFICIO CATECHISTICO ARCIDIOCESI DI FIRENZE, Catechesi biblica per gli adulti, Anno pastorale 2019-2020 , pag. 201
[6]PAPA FRANCESCO, Amoris Leatiate n 120
[7]Ibidem n. 123
[8]BENEDETTO XVI Deus caritas est n. 6
[9]PAPA FRANCESCO, Amoris Leatiate n. 134
