Gesù. come si arguisce dal Vangelo di Marco e dal Vangelo di Giovanni, visse a a Nazaret, piccolo villaggio della Galilea, caratterizzato da una economia agricolo-pastorale che imponeva agli abitanti un tenore di vita parsimonioso impostato però al massimo rispetto della cultura e delle tradizioni ebraiche.L’aspetto di Nazaret era quello di un paese povero ma dignitoso, gradevole alla vista di chi lo osservava poiché le sue casette a forma di cubo, imbiancate per riflettere meglio i raggi del sole, davano la sensazione di semplicità e pulizia. Il villaggio era abitato da gente semplice: artigiani che lavoravano il legno ed il rame, contadini che traevano sostentamento da un’agricoltura ancora rozza e poco produttiva, pastori possessori di piccoli greggi di ovini e caprini. Anche se la cittadina di Nazaret non è mai espressamente citata nell’Antico Testamento scavi archeologici condotti da ricercatori israeliani nelle vicinanze di Cesarea Marittima, hanno riportato alla luce una tavoletta di marmo con sopra inciso, in ebraico, il nome di Nazaret. Questo ritrovamento avvenne nel 1962 ed oggi il reperto, datato al III secolo d.C., è conservato nel museo archeologico di Gerusalemme. L’appellativo di Nazareno, attribuito a Gesù, è quindi riferito alla cittadina in cui Egli visse, anche se eminenti studiosi hanno attribuito all’aggettivo fantasiosi significati. Natale più che un giorno, è una luce che illumina tutti i giorni. Sappiamo che Gesù non è nato il 25 dicembre: la data esatta della Sua nascita non ci è stata tramandata dagli evangelisti. Essi non ebbero la preoccupazione di fissare la notizia di tanti particolari storici, ma di annunciare il ‘fatto’ e di viverlo e di farlo vivere. Quindi non si conosce con esattezza né il giorno né l’anno di nascita di Gesù. La data più probabile è quella che si può supporre dal Vangelo di Matteo. ‘Dopo che Gesùnacque a Betlemme di Giudea, al tempo di re Erode, ecco dei Magi arrivarono dall’oriente a Gerusalemme e chiesero: dove è il re dei Giudei nato da poco? Perché noi abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti per adorarlo’.
La tradizionale datazione della nascita all’anno 1 a.C. è probabilmente frutto di un errore compiuto nel VI secolo dal monaco Dionigi il Piccolo: oggi la maggior parte degli studiosi colloca la nascita di Gesù tra il 7 il 6 a.C. Perché allora è stato scelto il 25 dicembre per ricordare la nascita di Gesù?
Il giorno di nascita invece non ha alcuna attendibilità storica, ma recupera tradizioni pagane precedenti. Anticamente, nel mese di dicembre, i popoli pagani celebravano la festa del ‘Sole nascente’. Infatti, verso la fine di questo mese, le giornate cominciano ad allungarsi e la luce lentamente vince le tenebre, il sole comincia a trionfare sul buio della notte. Gli antichi cristiani dissero: ‘Noi non celebreremo la festa del dio Sole. Per noi il Sole è Cristo e la sua nascita è l’inizio del vero trionfo della luce sulle tenebre’. E pensate una significativa immagine in mosaico del Cristo-Sole (seconda metà del III secolo) si trova in una tomba della Necropoli Vaticana, a pochi passi dalla Tomba dell’apostolo Pietro: testimonianza significativa! Ecco perché, con una decisione coraggiosa e significativa, il 25 dicembre divenne per i cristiani la festa della nascita di Gesù, la festa della luce che vince le tenebre, la festa del vero Sole!
Secondo lo studioso fiorentino Giovangualberto Cieri, sarebbel’1,15 l’ora esatta della nascita di Gesù a Betlemme, stando a varie indicazioni incrociate desumibili dalla Divina Commedia di Dante Alighieri: ovvero è quanto sostenutoin un articolo pubblicato, a suo tempo, da “L’Alighieri, la principale rassegna bibliografica dantesca italiana.Dal commento, a cura di Anna Maria Chiavacci Leonardi, della Letteratura italiana Einaudi 1991, Si come…: come la nostra atmosfera fiocca verso la terra con i vapori acquei condensati dal gelo (i fiocchi di neve) quando la costellazione del Capricorno (la capra del ciel) si congiunge col sole (cioè nel più freddo tempo invernale, dal 21 dicembre al 21 gennaio), così io vidi l’etere celeste adornarsi e fioccare verso l’alto con quei vapori che lassù trionfavano (le luci delle anime beate) e che avevano prima soggiornato con noi in quel cielo.La straordinaria nevicata a rovescio, verso l’alto, degli spiriti luminosi-che prendono così l’andamento maestoso e lento e l’aspetto candido dei fiocchi di neve-risale alla canzone già scritta in morte di Beatrice (dove gli Angeli vestiti di bianco avevano suggerito la pioggia di manna):“e vedea, che parean pioggia di manna,/li angeli che tornavan suso in cielo” (Vita Nuova XXIII. L’ora esatta, spiegaGiovangualbertoCieri, si ricava dal momento in cui sorgeva a Betlemme la Croce del sud, allora ubicata a circa 14 gradi di longitudine nel segno della Bilancia. Lo studioso allegava all’articolo ‘una serie di cartine del cielo secondo cui sullo zenit di Betlemme della domenica 25 dicembre di allora la Croce del sud alle ore 1,40 era quasi tutta già sorta all’orizzonte meridionale, mentre verso le 4 raggiungeva il massimo della sua altezza sull’orizzonte’: nel momento esatto in cui nasceva Gesù, aggiunge Cieri, sorgeva all’orizzonte la Croce del sud mentre stava nevicando (Paradiso, canto XXVII, 67-72). Quanto al giorno della nascita, secondo lo studioso fiorentino, esso potrebbe essere “la domenica 25 dicembre del primo anno dopo Cristo, anno 754 di Roma, seguendo Dante e il calendario fiorentino; oppure quella cadente il 7 dopo Cristo, o anno giuliano 45 dell’era di Spagna, seguendo Sant’Agostino, il padre gesuita Giovan Battista Riccioli ed altri”. Dal complesso di elementi raccolti, Cieri ricava alcune “peculiarità simboliche” della notte di Natale: “Le principali sarebbero che essa cade al Sol invictus, o solstizio d’inverno, in Dies solis, cioè di domenica, giorno del Signore e con brillante in cielo Venere mattutina, Lucifero, però ancora prima del suo sorgere all’orizzonte; e, soprattutto, Natale cade nel momento esatto in cui nasceva Gesù, quando sorgeva all’orizzonte La Croce del sud mentre stava nevicando”.
Il Natale oggi, afferma Angelo Comastri (è stato vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, arciprete della basilica papale di San Pietro e presidente della Fabbrica di San Pietro per oltre quindici anni), è minacciato da un falso natale, che prepotentemente ci invade, ci insidia e ci narcotizza fino al punto da non vedere più e non sentire più il richiamo del vero Natale.A Betlemme Dio sceglie la povertà, a Betlemme Dio sceglie la mitezza; ‘Il vero forte è paziente, il vero forte è mite: e la pazienza e la mitezza sono la forza che sconfigge la violenza’, afferma don Angelo Comastri. Invero, Betlemme ci porta questa proposta, “Noi siamo dalla parte di Betlemme o dalla parte di Erode? Erode, il re, è già finito; Cristo, il povero, resta sorprendentemente vivo. Erode, l’orgoglioso, oggi è all’ultimo posto: Cristo, l’umile, è il centro della storia umana. Erode, il violento, ha perso la battaglia: Cristo, il mite, ha trionfato sui tiranni e sui prepotenti”.La verità del Natale di Cristo ha un fascino, una giovinezza, una sorprendente attualità: Non lasciamo passare invano quest’ora di luce.Il Natale ritorna come dono della pazienza di Dio, che ci aspetta ancora per liberarci dal buio che ci fa soffrire: facciamo, allora, un passo verso la luce! Un passo verso Betlemme. “Già è inoltrata la notte; le stelle chiare e lucenti brillano nella fredda atmosfera; voci chiassose e discordi giungono al mio orecchio, dalla città: sono i gaudenti del mondo che ricordano con i bagordi la Povertà del Salvatore! Io voglio pensando al mistero di Betlemme’ (Papa Giovanni XXIII, dal Giornale dell’anima, anno 1901).
