25 Dicembre 2025

Natale con gli ultimi di Gaza, dell’Ucraina e dello Zambia 

di Mario Antonio Filippo Pio Pagaria

Come sempre, alla chiesa Mater Ecclesiae, di Enna, senza nulla togliere alle altre parrocchie, si respira un Natale diverso, un Natale fuori dagli schemi, un Natale che sa di Cristo appena nato in mezzo ai pastori, che poi i pastori erano i rifiutati di allora, i clochard di oggi, i migranti e i tossici delle stazioni, insomma, i cosiddetti “delinquenti di oggi”, coloro con i quali il Cristo si sedeva a tavola…Coloro dai quali giriamo al largo presi dal nostro perbenismo.
“Un popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce – ha ricordato padre Angelo Lo Presti – viene la luce vera a squarciare le tenebre… quello che si viveva duemila anni fa si vive anche oggi…le calzature dei soldati continuano a rimbombare a Gaza in Ucraina e in tante altre parti del mondo  dove ci sono conflitti armati, e ciò deve metterci in discussione”
É nato un bambino che incarna la speranza , quella speranza che l’uomo non deve mai abbandonare: “Guai a pensare che non ci sia rimedio e che tutto sia perduto” Il cristiano non può e non deve permettersi di scadere in tali negativi stereotipi.
“La cornice che vede nascere il Messia è fatta di potenti e lo scopo del censimento dell’imperatore non é certamente per fini statistici ma solo per capire quanta gente possa pagare le decime a Roma.” Cristo si identifica nella fragilità di un bambino, metafora della fragilità umana, della debolezza umana , che si traduce nella sofferenza dei disagiati e non certo nell’opulenza dei ricchi.  Dio sceglie di essere fragile perché ha bisogno di noi e viene in mezzo ai potenti ma sta dalla parte degli ultimi. Lui viene dove c’è sofferenza e povertà. “Se venisse oggi in mezzo a noi, sapremmo accoglierlo? Non penso proprio. Non sono molto cambiate le cose da allora. Come ci comporteremmo oggi ? Come i pastori che lo vanno a cercare o come i potenti che se ne disinteressano? Egli è pronto ad usare ancora una volta misericordia verso tutti noi”.
Ma la Mater Ecclesiae non è soltanto la bella predica di padre Angelo, é l’attuazione delle sue parole, l’attuazione della Parola spezzata, é la parrocchia di Cristina Fazzi, medico missionario da 25 anni nello Zambia, alla quale il parroco cede la parola dall’ambone. E Cristina è un vulcano in eruzione sempre attivo, senza pace quando non fa il bene, senza mai adagiarsi: “C’è stata una tragedia ecologica molto grave in Zambia. É crollata una diga e si sono riversati cinquanta milioni di tonnellate di veleni sul fiume Mwambashi, un affluente del più grande Kafue, causando la morte di pesci e animali selvatici, la distruzione di campi coltivati e costringendo le autorità a lasciare centinaia di migliaia di persone senza accesso all’acqua potabile per il timore della contaminazione.”Cristina ha raccontato di essere stata personalmente sul luogo della disgrazia e si sta interessando per gli aiuti alla popolazione.
“Abbiamo realizzato un pozzo. É anche importante prendersi cura della natura e della comunità. Questo sarà uno dei nostri programmi l’anno venturo. Parliamo di milioni di persone, coinvolte in questa tragedia. Per me il natale è esserci. Non restiamo indifferenti davanti a tutti i bambini Gesù che si identificano in questi piccoli bisognosi. Gesù nasce in una Palestina oppressa, in una Gaza che è oppressa, dove i bambini muoiono. Star loro vicini é una scelta civile e sociale.
Noi siamo dalla parte di Gesù bambino. Gesù sì è schierato. Vi ringrazio per tutto quello che fate e e vi porto il grazie di tutti i bambini malnutriti che abbiamo aiutato… abbiamo seguito 80 famiglie e abbiamo 3500 pazienti registrati. Lo dobbiamo a voi. Prima della benedizione, padre Angelo dopo aver raccomandato all’assemblea di contribuire al progetto di Cristina ha ricordato: “Papa Francesco telefonava ogni sera a Gaza perché Dio era lá”.

 

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